Cava de’ Tirreni, Croce Rossa in affanno: la testimonianza di un operatore

A Cava de’ Tirreni rischia di scoppiare un vero e proprio focolaio di contagi dovuti al Covid-19, ma quanto è stato fatto e cosa si può fare ancora per prevenire? Abbiamo raccolto la testimonianza di un volontario della Croce Rossa Italiana (che non ha svelato la sua identità), che lancia il grido d’allarme e l’appello alle istituzioni affinchè si possa trovare in tempi brevi una risoluzione ai problemi sottolineati.
“In una prima fase é stato fatto poco, anche se inizialmente si era giustificati dal fatto che l’emergenza non era ancora scoppiata. Ma oggi bisogna cambiare registro. Innanzitutto occorre un coordinamento unico, come sancito dalla legge 225. Un coordinamento che almeno fino ad ora a Cava è mancato. Per il momento ci sono ancora pochi casi, siamo sotto le due decine, grazie al supporto delle altre associazioni sanitarie e cittadine, cosa che ci ha consentito di colmare alcune lacune” “Ci tengo a dire – ci dice – che non è per fare polemica ma solo per sollecitare le istituzioni preposte a correggere il tiro, con l’intento di poter affrontare al meglio – speriamo non accada – un incremento dei casi di Covid – 19 nella nostra città”. A Cava però non c’è stato nemmeno un coordinamento con tutte le associazioni di volontariato del territorio, cosa che però è prevista.
“Ci sono stati solo i volontari a compensare queste mancanze. Basti pensare che i Covid cittadini sono stati abbandonati a sé stessi, e solo per la presenza dei volontari con le dovute precauzioni è stata data adeguata assistenza a queste persone”, conclude.

Adriano Rescigno

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