‘Chiacchiere’ di qualità: il Carnevale è tradizione a O’ Scuorzo

di Andrea Pellegrino

Una lasagna, carne di prima qualità e dolci. Soprattutto chiacchiere, quelle dolci e quelle affettuose di don Peppe Rosolia. Un vero martedì grasso, quello allo «O’ Scuorzo» di Salerno, un ristorante simbolo della tradizione culinaria gestito a conduzione familiare. Don Peppe è l’anima della cucina e del ristorante: custodisce anni ed anni di pranzi e cene dei dirigenti della Salernitana. Lì ci sono passati quasi tutti e sulle pareti c’è la prova tangibile. Il periodo più bello? Manco a dirlo, quello di Delio Rossi di cui custodisce ricordi e dediche affisse tra le pareti del locale di via Parmenide. Un libro di storia, anzi una enciclopedia della Salernitana dei tempi d’oro. Presidenti, dirigenti, giocatori, tifosi, la tappa allo «O’ Scuorzo» era obbligata, anzi scaramantica per portare a casa il risultato.

L’aria di famiglia è sempre presente e ti avvolge insieme alla prelibatezze che escono dalla cucina. «Roba di qualità», sottolineano più volte a tutti i clienti. Una rassicurazione che trova certezza fin dal primo boccone.

C’è un pianoforte a muro nero, poi un poco distante una tastiera e un microfono e per l’occorrenza anche un tv al plasma che si trasforma a ‘gobbo’ per il karaoke. Sul leggio c’è un libro di Totò. Poi un ritratto della mamma di don Peppe per ricordarsi da dove si viene nel mentre la restante parte della famiglia, figli compresi, traccia il percorso per quel che si è e quel che si sarà. Con due parole d’ordine prima di ogni menù: ‘Qualità e tradizione’.  

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