Chiudono le librerie, sentinelle della cultura


di PIPPO DELLA CORTE

E’ la foto di un settore a testa in giù. Nel Belpaese in cinque anni hanno chiuso i battenti più di duemila librerie. Al Nord come al Sud, nelle piccole come nelle grandi città. E’ quanto accaduto a anche a Salerno, si pensi al caso della libreria Internazionale, e nella sua provincia. Segnale allarmante dei tempi che corrono e che disegnano una modificazione peggiorativa del commercio al dettaglio. In quei locali dai fitti sempre più elevati nascono pub, pizzerie, sale per scommesse sportive, minimarket.

In fumo posti di lavoro, progetti imprenditoriali e importanti presìdi territoriali capaci di creare aggregazione e discussione. Le librerie pur essendo attività commerciali rivestono, infatti, un ruolo sociale primario che va ben oltre la classica definizione di negozio. Quando una strada, un quartiere, una città perde una libreria smarrisce anche una delicatezza del vivere civile sempre più necessaria vista l’imperante e ingombrante presenza dei social network che massificano opinioni, informazione e conoscenze usa e getta. La lettura all’opposto richiede attenzione, dedizione, riflessione: elementi preziosi e sempre più rari.

Forse è per questo che si legge sempre meno e chi ha intenzione di acquistare un libro lo fa attraverso internet, magari risparmiando anche sul prezzo di copertina. A prevalere, cioè, è l’aspetto economico (qualche euro) su tutto il resto. Va imponendosi, così, il cambiamento dei paesaggi urbani ormai in preda ad una sempre più spinta desertificazione, vista la continua nascita nelle aree periferiche urbane di enormi e anonimi centri commerciali e lo sviluppo aggressivo dell’e-commerce.

In questo contesto non esaltante quella del libraio è ormai divenuta una missione più che un mestiere. Solo un forte amore verso la cultura e una certa visione romantica della vita può indurre qualcuno ad investire risorse per aprire una libreria. Il paradosso è che nel corso dell’ultimo trentennio pur essendo cresciuto il livello quantitativo delle persone scolarizzate le librerie sono andate riducendosi, quasi a voler sottolineare la non corrispondenza tra l’istruzione e la passione per i libri. Una situazione molto difficile che potrebbe ulteriormente peggiorare sino a segnare il definitivo tramonto dei bookshop, nonostante i tentativi innovativi dei grandi marchi. Un grido d’allarme di un’intera filiera ormai al collasso che dovrebbe richiedere un fronte comune composto da editori, librai e distributori al fine di scongiurare l’ecatombe in corso. Al momento, purtroppo, all’orizzonte non si intravedono soluzioni praticabili capaci di evitare quanto sta accadendo lungo lo Stivale.

“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla” (Tiziano Terzani).

L’auspicio è che anche le nuove generazioni possano avere il piacere di scoprire l’amore per i libri e la lettura frequentando le librerie, argini importanti contro una slavina di indifferenza e una odiosa pratica del mordi e fuggi culturale che ha elevato il nozionismo on-line a fonte di sapere. 

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