Coronavirus, anche il turismo va in quarantena

di Giovanna Naddeo

Viaggi cancellati. Concerti e concorsi pubblici rinviati a data da destinarsi. Mostre ed esposizioni annullate. È la fotografia del turismo tricolore, messo ormai in ginocchio dai contraccolpi del coronavirus.

Un intero comparto – pari al 13% del Pil nazionale – drammaticamente in perdita nel breve periodo e che guarda con forte preoccupazione alla bella stagione.

«Attendevo due clienti dalla Turchia ma, a causa della cancellazione del volo, sono stati costretti a disdire. Ho garantito l’integrale rimborso – afferma Maria Chirico, titolare della struttura ricettizia “Vittoria Guest House” di Salerno e Battipaglia. – Di questi tempi avevo già prenotazioni per l’estate. Al momento non ho nulla. Le persone hanno paura di muoversi».

Le fa eco Mara Normando, titolare del b&b e di due case vacanza “Le petit boungaville”, nel cuore del capoluogo. «Premesso che siamo in bassa stagione e febbraio è di per sé un periodo duro, i clienti stanno nutrendo forti preoccupazioni, complice una percezione errata e (dannosamente) amplificata che all’estero sta circolando sulla mappa dei casi italiani. Abbiamo comunicato l’idea di un Paese infetto. Certo, “meglio” che sia accaduto ora anziché in estate, ma stiamo soffrendo ugualmente tanto. Speriamo nei last minute».

Mara Normando

Nel mese di marzo le cancellazioni hanno raggiunto il 90%, per i mesi successivi si prevede il 60% in meno. Secondo le stime di Confcommercio, tra marzo e maggio sono a rischio oltre 21 milioni di presenze con una riduzione di spesa di circa 2,7 miliardi di euro.

«La Costiera è ferma, non c’è quel solito flusso di turisti per strada. Dall’estero hanno paura – prosegue il tour operator Giovanni Fasano, titolare di “Vietri Rent” e di “Amalfitana Viaggi”. – A breve avremo un tour in Sicilia con un gruppo di statunitensi provenienti dal Michigan. Quasi quotidianamente dobbiamo tranquillizzarli sulla riuscita del soggiorno. Se bloccano gli scali a Roma sarà la fine per l’intero comparto nazionale».

Agenti di viaggio, tour operator e albergatori se la prendono con il Covid-19, ma anche con il Governo e la stampa. «Siamo allo sbaraglio – è il commento di Pino Cascone, titolare di “Karema Viaggi”, a Portici, componente della delegazione campana che nella giornata di lunedì, armata di striscioni e cartelloni, ha manifestato sotto le finestre del Ministero dello Sviluppo Economico al grido “non smettere di viaggiare”.

«Al Governo chiediamo un’azione più incisiva: finora solo timide iniziative – prosegue Cascone. – Nello specifico chiediamo il blocco dei pagamenti di contributi e tasse e la cassa integrazione al di sotto dei sei dipendenti. Siamo in forte difficoltà, anche a causa della cattiva informazione da parte dei mass media, nel volere a tutti costi fomentare il caso. E noi ne paghiamo lo scotto! Il nostro compito, in questo momento, è tranquillizzare e tutelare i clienti, eppure non è così semplice».

Lievemente migliore la situazione delle strutture stagionali, come qualche agriturismo. Lo testimonia Lucia Giannattasio, titolare della struttura “Ai monaci” a Montano Antilia, il comune interessato dal caso della biologa 26enne, trasferita dal “San Luca” di Vallo della Lucania al “Cotugno” di Napoli.

«Premesso che lavoriamo soltanto nella stagione estiva, al momento non abbiamo ricevuto disdette. La nostra struttura è un punto di riferimento per coloro che praticano trekking e un turismo escursionistico. Mi sento relativamente “fortunata” perché il mio è un turismo stagionale. Il guaio è per coloro che sono attivi tutto l’anno».

Giancarlo Vitolo

«Chiediamo un intervento più forte da parte del Governo – sono le parole di Giancarlo Vitolo, consigliere regionale Fiavet.  – Attualmente sono stati solo posticipati i versamenti dei contributi previdenziali. Di conseguenza, è stato solo posticipato il problema. Chiediamo l’annullamento per le imprese del turismo. I clienti persi non sono più recuperabili. Pensiamo al settore del turismo scolastico, ad esempio: le scolaresche vanno rimborsate, sicuramente, ma noi siamo l’anello debole della filiera. E adesso, chi pensa a rimborsare noi?».

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