Coronavirus, la richiesta di AFCI: “Abolire esame di abilitazione per i farmacisti”

Abolire l’esame di abilitazione professionale e accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro dei laureati in Farmacia per sostenere l’emergenza coronavirus e sopperire alla carenza di farmacisti sul territorio nazionale.

E’ la proposta avanzata da Alfredo Del Giudice, giovane rappresentante dell’AFCI, Abilitazione Farmacia e CTF Italia.

L’AFCI è a sostegno del deputato pentastellato Alessandro Melicchio che già nei giorni scorsi ha depositato una domanda alla CdD al DL “Cura Italia” per l’inserimento dell’abolizione dell’esame di stato per i farmacisti.

“L’emergenza coronavirus – afferma Del Giudice – ha colpito anche la classe dei farmacisti: si contano più di 800 farmacisti affetti da coronavirus e per il momento 8 morti. Molte farmacie rurali hanno chiuso per mancanza di personale e i cittadini sono rimasti senza un presidio per la salute, importante in questa emergenza”.

“Il farmacista è impegnato in prima linea nella lotta contro il coronavirus: le farmacie infatti rappresentano il primo riferimento e il primo presidio sanitario sul territorio”.

Abolire l’esame di stato in farmacia significherebbe rispondere tempestivamente alla carenza di farmacisti sul territorio nazionale snellendo l’accesso alla professione rendendo la laurea abilitante. La laurea in Farmacia e CTF prevede un periodo minimo di 6 mesi di tirocinio obbligatorio da svolgere in farmacia che prepara lo studente all’inserimento nel mondo del lavoro. Il laureato, quindi, ha già tutte le competenze per intraprendere la professione. L’eventualità dello svolgimento dell’esame di stato tramite forme telematiche ridurrebbe il valore dello stesso, di per sé ormai obsoleto e superfluo”.

L’esame di stato fu inserito nel 1958 e da allora non è mai stato revisionato. Inoltre, nel 1958 il tirocinio era inserito nella fase post-laurea e l’esame avveniva dopo averlo concluso.

A detta di Del Giudice, l’esame di stato per farmacisti al tempo del COVID-19 è sinonimo di rischio contagi, a causa di un assembramento inevitabile all’interno degli atenei e anche degli spostamenti tra le regioni che avverrebbero per sostenerlo da parte dei fuori sede, nonchè versamento di tasse onerose.

“Spesa – continua Del Giudice – che graverebbe significativamente sul bilancio familiare di lavoratori a partita iva o in cassa integrazione. Questo costringerebbe un aspirante abilitante a non poter partecipare all’esame di stato e gli verrebbe negato il diritto a un lavoro importante per il periodo che stiamo vivendo, Impossibilità di partecipare a corsi di preparazione, pubblici e non, che preparano i dottori in Farmacia e CTF a sostenere l’esame di stato poiché probabilmente verranno cancellati. Siamo farmacisti bloccati ai posti di partenza, pronti ad aiutare il paese il prima possibile. L’esame di stato è l’unico ostacolo formale tra noi e il lavoro in una farmacia che necessita di un ricambio del personale il prima possibile”.

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