Crisi di governo/ La riflessione di Domenico Vecchio

di Domenico Vecchio*

Mi duole osservare, alla luce degli avvenimenti politici di queste ultime ore, che la storia non muta al mutar dei tempi e delle circostanze.

Mi duole osservare che l’uomo vive nell’eternità stagnando nella cronica propensione a mietere il male verso quelle persone di cui si dovrebbe prendere cura.

Cui prodest la manovra di guerra politica avviata da Renzi, se non quella di aggravare lo stato sociale ed economico di una nazione già in ginocchio?

Ho appreso in parte dalla vita e in parte dai mie studi umanistici e teologici che esiste una morale universale, cui dovrebbe informarsi e formarsi ogni uomo, sia religioso che non religioso, e comunque di qualsiasi formazione ed estrazione politica.

La morale universale afferisce alla qualità della vita che dev’essere garantita per ogni uomo secondo la quale ogni azione deve propendere per il bene collettivo, passando per la critica della propria ragione ed approdando, con ogni mezzo caratterizzato dalla signorile cordialità di un tempo, alla comunicazione tra persone che hanno idee diverse.

Questo manipolo di balordi, capeggiati da chi non ha mai mostrato la virtù di volere ad ogni costo il bene di tutti, ha ritenuto di sacrificare un popolo già in ginocchio per soddisfare interessi non ben definiti e comunque caratterizzati dall’assenza di un progetto politico e di una decifrabile prospettiva futura.

Ho seguito ogni giorno le azioni del governo Conte e ho ammirato la sua tenacia e buona volontà di realizzare quel giusto temperamento tra la premura di salvaguardare la salute di ciascuno di noi e la necessità di non arrestare del tutto l’economia.

Non è facile, non è stato facile sino ad oggi. La prova provata di questa immane difficoltà nel perseguire con equilibrio l’interesse nazionale ci è stata fornita stamani, quando abbiamo appreso delle serrate indagini condotte dalla procura della Repubblica di Bergamo sia a Roma, presso il ministero della Salute e l’ Iss, che a Milano presso la Regione Lombardia, per acquisire tutta la documentazione relativa al piano pandemico dal 2006 in poi e gli atti della task force istituita il 22 gennaio 2020 per far fronte all’epidemia.

Il Governo non poteva non assumere le decisioni relative alle restrizioni sugli spostamenti individuali e sulle chiusure e le limitazioni di aperture delle imprese italiane, quando le notizie sulla capacità di diffusione del virus erano sotto gli occhi di tutti, soprattutto di chi ha dovuto vivere la tragica esperienza del contagio e della scomparsa dei propri cari.

Oggi, questo manipolo di balordi attenta all’ordine pubblico, perché con la propria condotta va a gravare un periodo storico già martoriato dalla morte che circola in mezzo a noi, con un increscioso impegno per organizzare campagne elettorali per la scelta di nuovi parlamentari che non potranno fare di meglio rispetto a quanto fatto sinora.

Non è una questione di sinistra o di destra, come avrebbe detto il buon Giorgio Gaber, che oggi avrebbe riscritto altre note musicali per canticchiare il tramonto desolato dei veri ideali di una sinistra che non c’è più.

La sinistra che io ho conosciuto ai tempi del liceo ginnasio e della quale mi sono follemente innamorato pensava all’uomo come priorità assoluta e lo amava veramente perché era impegnata a creare per lui una casa accogliente, creando un mondo a sua misura, cosi come una sposa fa con il suo amato quando fa ritorno a casa.

Il dovere di chi amministra è quello di rendere possibile il ritorno a casa di ogni uomo, che è il luogo delle proprie certezze e dell’affetto della propria famiglia.

Auspico che il presidente Mattarella, che ha conosciuto e patito il dolore inferto dai nemici dell’uomo, in virtù dei poteri che la carta costituzionale gli concede decida di invitare Conte alla formazione di un governo tecnico per almeno un altro anno per la gestione straordinaria della questione sanitaria che non consente alcun altro ragionamento ideologico, tenendolo slegato dagli umori e dalle incomprensibili strategie di partito.

La politica vera è fatta solo da chi ama l’altro.

*avvocato

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