Cus, la casa del tennistavolo: derby, iscrizioni e tirocini

di Matteo Maiorano – Sport olimpico dal 1988, il Pingpong ha da sempre allietato i pomeriggi di ogni stagione di grandi e piccini. Praticato sia all’aperto che al chiuso, la disciplina sta iniziando a raccogliere numerose adesioni sul territorio, come dimostrano i dati raccolti al Cus di Fisciano. Il centro sportivo universitario, da decenni punto di riferimento per i giovani che approcciano alla disciplina, raccoglie numeri importanti sotto il profilo della partecipazione attiva. Centinaia i ragazzi che, chi per diletto chi per passione, hanno iniziato il proprio percorso presso la struttura dell’università salernitana, dove il tecnico federale Fitet Luca Visconti offre la propria competenza a chi compie i primi passi nel ping pong.
Riguardo al tennistavolo, quali numeri accoglie il Cus?
“Quest’anno, dopo le Universiadi, abbiamo cominciato con grande entusiasmo. Grazie al nostro rettore Loia, al presidente Lentini, al direttore generale Di Ruocco, al dirigente Mazzotti e a tutto lo staff del Cus Salerno, la macchina (partita a dire il vero negli anni ’90) è stata rimessa in moto e, per ora, contiamo circa cinquanta persone che si allenano al PalaUnisa di Baronissi. Ci sono quelli che militano nei campionati regionali (una squadre in serie C2, attualmente seconda, e due in D1, sempre ai primi posti della classifica) ed altri alle prime armi, universitari, docenti e bambini. Si gioca tutta la settimana: il lunedì è dedicato ai tornei, mentre negli altri giorni abbiamo una mega palestra a disposizione per dare la possibilità a tutti di faer allenamento. Quest’anno, inoltre, si è aggiunto il tirocinio formativo per gli studenti di Scienze Motorie: parliamo di oltre cento universitari che vengono in palestra”.
Cosa ha contribuito alla diffusione del tennistavolo, tanto da renderlo sport olimpico affermato?
“E’ anzitutto alla portata di tutti. Per arrivare al professionismo la strada è sempre in salita ma, per fortuna, al Cus Salerno c’è anche la possibilità di divertirsi senza necessariamente dover arrivare a praticare agonismo. In Italia in tennistavolo è snobbato, ma basta andare in Germania, Francia, nei paesi dell’Est e, ovviamente in Cina, per capire il suo grande potenziale e l’appeal che esercita su grandi e piccoli”.
C’è un modo rispetto ad un altro per riconoscere un buon giocatore?
“E’ necessario vedere come gioca al tavolo, capisce le correzioni e approccia ad un allenamento. Ci sono anche quegli atleti che nascondono le proprie potenzialità ed hanno bisogno di un maggior tempo per arrivare ad una valutazione esatta”.
Qual è ad oggi il più importante derby cittadino?
“Al momento quello che vede opposta la squadra del Cus con la società del TT Salerno”.
Consigli per chi vuole avvicinarsi al tennistavolo?
“Va considerata una disciplina come le altre, quindi non bisogna per forza entrare in palestra convinti di saper giocare, poiché spesso le aspettative vengono deluse. Poi, dopo aver praticato per tanti anni nuoto e calcio a livello professionale, posso dire che il tennistavolo ha sempre un fascino particolare, quindi lo consiglio a tutti: aiuta le mente e il corpo, ed è uno sport completo”.
Perché gli asiatici hanno un modo di giocare così diverso da quello europeo?
“E’ la cosiddetta impugnatura a penna che noi non prediligiamo. In Cina è una tradizione che non vogliono perdere, anche se diversi giocatori anche lì ormai giocano alla “Europea”. E’ un modo diverso di colpire la palla, un approccio diverso ai tospin e alla difesa”.

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