Dal congedo parentale ai bonus baby sitter, le misure del decreto

Congedo parentale, bonus baby sitter, contributo per le partite Iva e cassa integrazione in deroga. Sono queste alcune delle più attenzionate misure incluse nel Decreto Cura Italia. Esse rappresentano la speranza di una boccata d’ossigeno da parte di una platea vastissima di lavoratori dipendenti ed autonomi, cosa che ha fatto letteralmente intasare il call center dell’Inps, in seguito all’istituzione del numero verde  per fronteggiare gli effetti economici dell’epidemia da coronavirus. A partire da lunedì 30 marzo è infatti possibile presentare la domanda, in forma telematica, per alcune delle misure previste dal decreto recentemente varato. Al di là del dibattito di merito su questi provvedimenti – non mancherà infatti il momento opportuno per giudicarne l’efficacia – occorre fare una sintetica panoramica su alcune delle principali misure assunte, principalmente quelle a tutela dei lavoratori e previdenziali che hanno maggiormente suscitato l’attenzione del dibattito politico ed economico nel nostro Paese.
CONGEDO PARENTALE
Nel decreto è previsto un congedo parentale speciale per i genitori dipendenti del settore privato a decorrere dal 5 marzo (dalla chiusura delle scuole in tutta Italia) per un periodo continuativo o frazionato che non può essere superiore ai 15 giorni per i figli fino a 12 anni. I giorni di congedo prevedono un’indennità pari al 50% della retribuzione e il periodo di congedo parentale è coperto da una contribuzione figurativa. Questo tipo di congedo, fruibile anche dai lavoratori iscritti alla gestione separata, può essere fruito a condizione che non sia stato richiesto il bonus baby sitter di 600 euro; nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa (per esempio la cassa integrazione); e soprattutto che non vi sia un altro genitore disoccupato o non lavoratore. E’possibile anche da parte di entrambi i coniugi, fruire del congedo alternandosi. Tutte le condizioni, inclusi altri dettagli maggiormente tecnici e indicati sul portale web dell’Inps, devono essere autocertificati dal richiedente al momento della presentazione telematica della domanda. I lavoratori delle amministrazioni pubbliche presentano la richiesta direttamente alla loro amministrazione, mentre i lavoratori autonomi iscritti all’Inps la presentano all’istituto di previdenza.
BONUS BABY SITTER
In alternativa alla richiesta di congedo parentale, secondo quanto previsto dal Decreto Cura Italia, ai genitori è riconosciuto un bonus per il servizio di babysitting. Il benefit può essere richiesto dai lavoratori del settore privato, dagli iscritti alla gestione separata e dai lavoratori autonomi e può arrivare fino a 600 euro per sessanta ore al mese. Lo stesso beneficio è previsto anche per i lavoratori pubblici impegnati nel settore sanitario pubblico e privato accreditato, oltre che per le forze dell’Ordine. In questo caso specifico la somma erogabile arriva a toccare la misura massima di mille euro per cento ore al mese. Il bonus potrà essere erogato tramite il Libretto Famiglia.
BONUS LAVORATORI AUTONOMI
Il contributo per le partite Iva, pari a 600 euro e relativo al mese di marzo, può essere richiesto telematicamente da una parte cospicua di lavoratori autonomi: liberi professionisti e co.co.pro., lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni speciali, lavoratori stagionali del settore balneare, lavoratori agricoli, dello spettacolo etc. E’stata poi resa possibile, con la firma del decreto interministeriale da parte del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che ha fissato le modalità di attribuzione del Fondo di reddito di ultima istanza, l’erogazione del contributo anche ai lavoratori iscritti alle casse private di previdenza private (Enpam, Inarcassa, Inpgi etc. per citarne alcune delle più note) per le quali, almeno in una prima fase, non erano stati previsti contributi. Una carenza che non era passata inosservata a numerose forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, che hanno fatto valere la necessità di allargare la platea di beneficiari. Si tratta di una somma di una tantum di 600 euro, riconosciuta a tutti coloro che dichiarano fino a 35 mila euro di reddito esentasse, a totale carico del fondo ultima istanza. Del bonus, che andrà richiesto direttamente da ogni lavoratore alla propria cassa di previdenza, potranno essere beneficiari anche coloro che abbiano dichiarato un reddito tra i 35 mila e 50 mila euro ma che possano dimostrare di aver subito un calo del volume d’affari pari almeno al 33% nel primo trimestre del 2020 rispetto all’ultimo trimestre 2019. I tempi per il pagamento, secondo le stime più accreditate, oscillano dai 15 ai 30 giorni successivi alla presentazione della domanda. CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA E’emblematico del disagio sociale che si vive sul nostro territorio il dato, trapelato dagli uffici della Regione Campania, di cinquecento richieste al minuto per la cassa integrazione in deroga giunte per il tramite del portale web dell’Inps, dopo l’avvio della presentazione delle domande a partire dalle 13 del 30 marzo. Il ruolo fondamentale delle regioni nell’attribuzione di quest’importante intervento di integrazione salariale è stato rappresentato dalla necessità di individuare un accordo con le numerosissime organizzazioni sindacali. Una misura, quest’ultima, che va a sommarsi alla cassa integrazione ordinaria già prevista dalla normativa vigente. Il beneficio riguarderà una platea potenzialmente molto vasta. La Cig in deroga sarà infatti estesa anche alle imprese aventi meno di cinque dipendenti, che hanno dovuto a causa dell’emergenza epidemiologica sospendere o ridurre la propria attività. La durata massima del beneficio è fissata in nove settimane.

Andrea Bignardi

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