Nel salernitano non manca chi fa appello alla Regione per una chiusura più duratura

di Andrea Bignardi

Se il crollo del Pil secondo le stime più pessimistiche potrebbe attestarsi tra il 10 ed il 15% annuo, con la possibilità di un rimbalzo nel 2021, il settore della ristorazione rischia di andare incontro ad una vera e propria Caporetto, almeno stando a quanto affermano le stime dell’Osservatorio sui bilanci delle Srl pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che vedono il settore della ristorazione colpito da gravissime perdite di fatturato. Più che una contrazione si tratta di un vero e proprio crollo pari al 37,5% su base nazionale, pari a oltre 724 milioni di euro. Le misure di sostegno del Cura Italia oltre che del piano di emergenza economico-finanziario della Regione rischiano di essere insufficienti in quanto non mirate alla categoria nello specifico. Ma, nonostante tutto, the show must go on: la ristorazione dovrà comunque ripartire, seppur tra mille difficoltà. Per il momento, i ristoratori ed i titolari di pizzerie restano abbastanza scettici sulle prospettive future di riapertura, oltre che sulla possibilità stessa di organizzare il servizio d’asporto, una volta che sarà consentito in base alle normative regionali, ancora più stringenti di quelle governative. A Napoli spopola l’iniziativa #iovoglioriaprire, lanciata da centinaia di operatori del settore sotto la sigla della Fipe Confcommercio: un richiamo collettivo al governatore De Luca da parte dei gestori di alcuni importanti locali (da Gino Sorbillo a 50 Kalò, da Michele a Ciro Salvo solo per citarne alcuni tra i più celebri) alla riapertura delle attività dopo la scadenza dell’ordinanza firmata lo scorso 25 marzo, che limiterebbe eccessivamente le possibilità di lavoro e di sostentamento economico per la categoria. A Salerno ed in provincia, invece, una nutrita rappresentanza di gestori sembra sostenere la scelta di una “serrata” più duratura.

Aniello Mansi
Vincenzo Mansi

Come nel caso di Vincenzo ed Aniello Mansi, titolari di due affermate pizzerie cittadine. “Stiamo soffrendo tanto, abbiamo buttato merce, abbiamo affiti e fornitori da pagare, intere famiglie ferme che stanno aspettando una cassa integrazione che tarda ad arrivare commentano – Ogni giorno chiuso ci sembra un’eternità. Ma crediamo che al primo posto la priorità sia la salute, che vogliamo tutelare a tutti i costi. Non possiamo rischiare. Accelerare le riaperture potrebbe esporre noi ed i nostri dipendenti ad un rischio di contaminazione”. “Occorre infatti fare una distinzione tra chi ha grandi e piccole strutture – continua – che spesso non riescono ad accedere alle agevolazioni dello Stato. Questi devono assolutamente riaprire con il delivery perché sarebbe la loro unica fonte di sostentamento, consentendo loro di sopravvivere in questa fase”.

Leonardo Corrado, Mangiafoglia

Della stessa opinione anche Leonardo Corrado, titolare della frequentatissima pizzeria Mangiafoglia di Pontecagnano, che si mostra restio all’idea di attivare un servizio da asporto: “Non abbiamo alcuna idea di quelle che saranno le disposizioni del governo, pensare ad iniziative per una riapertura è assolutamente inutile. La situazione a livello nazionale è evidente e molto difficile. Quello che ci auspichiamo è di ritornare al più presto alla normalità per continuare a sfumare gustose pizze, vere portatrici di felicità, e di ridare dignità alle famiglie che lavorano con noi”. Dunque, se da un lato la tentazione di poter riaprire per compensare quantomeno le gravi perdite economiche dell’ultimo mese è grande, dall’altro a prevalere sono i timori per una ripresa dell’attività senza le adeguate condizioni di sicurezza, soprattutto per i dipendenti.

Pierino Cardonia. L’oro di Napoli, Montecorvino Rovella

“Prima ancora delle ordinanze di De Luca e del presidente del consiglio ho chiuso la mia attività per salvaguardare i miei figli e la mia famiglia – commenta Pierino Cardonia de L’Oro di Napoli, pizzeria emergente di Montecorvino Rovella, ma molto frequentata anche dai salernitani – Avendo cento posti a sedere ho sempre lavorato con il servizio al tavolo. L’asporto richiede un’organizzazione, sopportare dei costi ed accollarsi dei rischi che onestamente preferisco non assumermi. Dovrei assicurarmi personale e mezzi che potrebbero non essere garantiti dal preservare il contagio. Preferisco aspettare la fase tre per poter riaprire”.

“Direi di aspettare un paio di settimane per comprendere qual è l’andamento dell’epidemia (De Luca su questo non ha tutti i torti) – commenta invece Sabatino Citro, titolare della pizzeria Vittoria di Baronissi – dopodichè occorre iniziare a pensare a poter riaprire, ricominciando almeno con l’asporto, perchè le ristrettezze economiche sono tante ed iniziano a pesare. Occorrerà, però, cercare quantomeno di verificare le condizioni per consentire la consegna a domicilio in sicurezza, altimenti si rischia di amplificare ulteriormente il problema”.

Andrea Bignardi


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