Dibattito Stato-Regioni? IL TRIONFO DEL PENSIERO DEBOLE

di Sandro Livrieri

Il Presidente del Consiglio ha chiesto (nell’ambito del dibattito circa i poteri fra Stato e Regioni non solo ma soprattutto sulla sanità) Correttezza e Collaborazione. La richiesta (giusta) presuppone che nel merito non ci siano state soverchie collaborazioni e neanche troppe correttezze. Infatti è stato subito servito: La Puglia frena (per produzione di azienda pugliese, quindi il sud non è proprio all’età della pietra) invio di materiale sanitario in Veneto ma, tanto per alimentare il dialogo, quando Fontana (Lombardia) ha reso obbligatorie le mascherine per strada, il capo della Prot. Civile Borrelli ha risposto che lui non le usa. Il dibattito, chiamiamolo così, potrebbe già chiudersi. La comunicazione Pubblica ed Istituzionale (specie in questi momenti) dovrebbe essere sobria, massima nei termini della trasparenza e minimale nel regalare numeri su potenziali contagiati, contagiatori, untori e monatti dell’ultima ora (rileggessero gli splendidi capitoli del Manzoni nei “Promessi Sposi” circa la peste nella Milano del ’600). Infatti i numeri sono incerti e anche le cause di tanti decessi che ci sono fra cause dirette, concause e morti a prescindere sono indefinite.  Ma ecco che la Politica (la chiamo così in punta di piedi) esprime il suo attuale trionfo quando si ripromette (dalle parti del Governo) di ridefinire in maniera verticistica le potestà e gli ambiti di intervento: insomma chi comanda? Chi decide?

Le Regioni hanno fondamento o sono un incidente della Storia? Le Regioni sono previste per Costituzione (aggiungerei anche le Province prima di Renzi e il suo spericolato referendum… andato male). I Padri Costituenti ne attivarono 5 a Statuto Speciale Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli. Più due province autonome: Trento e Bolzano. Per le altre, ma per tutte si aspettò gli anni ’70. Poiché i Padri Costituenti erano dei clamorosi ed evidenti zuzzerelloni oggi (nella pandemia dei cervelli) si chiede: perché lo fecero? Su quelle a Statuto Speciale le motivazioni sono evidenti. Dopo la guerra, la Sardegna era un’isola persa nel Mediterraneo, c’era chi (mafia compresa) voleva fare della Sicilia il 52° Stato degli USA (dopo le Hawaii e l’Alaska). Anche il partigianato valdostano si era diviso fra chi voleva l’annessione alla Francia e il restare in Italia ma con autonomia. Trentino Alto Adige e Friuli, infine, (in presenza di evidenti minoranze linguistiche). Serve ricordare che De Gasperi trentino (in gioventù) era stato parlamentare popolare al Parlamento di Vienna sotto l’Impero asburgico? Serve perché l’ignoranza è prevalente. Cioè le terre di confine! Cmq, tutte arrivarono dopo 25 anni di dibattito durissimo. Anche perché c’era chi temeva il dissolvimento dell’Unità nazionale.

Perché la Regione? Perché si avvertì l’esigenza di modellare (in aderenza al principio costituzionale) la funzione istituzionale in aderenza alle esigenze di Comunità e Territori. Si lascia allo Stato dei Prefetti la Difesa, gli Esteri, l’ordine pubblico, Bilancio e Finanza e l’istruzione ma con una evidente gerarchia delle fonti (la legge regionale non può prevalere sul quella parlamentare) e la progressiva dinamica di articolazione democratica (cioè l’autogoverno) di alcuni ambiti fra cui soprattutto la Sanità.

Democrazia? Un fatto gastronomico! Qui casca l’asino e gli asini prevalenti in quel che resta del dibattito pubblico. Oggi se ne fa una mera questione di Governatori (termine sconclusionato) dimenticando che ci sono i Consigli. Eletti su liste e con preferenza. Oggi non contano? Certo ma, se per questo, neanche il parlamento nazionale a cui oggi Conte riferisce ogni 15 giorni. Oggi si parla di “cabine di regia fatte pure per teleconferenza” di cui non vi è traccia in Costituzione. La si fa per prassi e diventa Costituzionale Materiale. Ma non è giusto! Nel corso degli anni si è andata rarefacendo proprio la dimensione democratica. Oggi devo fidarmi delle disposizioni di un Prefetto (nominato a Roma) e non delle indicazioni di De Luca? E le indicazioni di De Luca (corroborate dal Consiglio Regionale) sarebbero o meno pìù autorevoli? (e bisognerebbe consigliarlo allo stesso De Luca). E cosa succederà quando, passando il referendum che diminuisce i parlamentari nazionali verrà ancor di più meno la rappresentanza dei territori? La Campania, Napoli, Salerno, Avellino, Benevento (intendendo le Comunità) avranno capacità, possibilità non dico di governare ma semplicemente di esternare Meriti e Bisogni dei Territori? E’ proprio un bel dibattito! Dopodichè, certo, ricordiamocele tutte le responsabilità di De Luca, Caldoro e Company (responsabilità per scelta o necessitate dalla spending review) sul versante della sanità campana quando (forse) torneremo a votare. Ognuno sceglierà.

Ma in tempi di emergenza che si fa? Equilibrio, correttezza, collaborazione, contezza istituzionale e senso politico. Tutte cose che, ovvio, non possono essere scritte (e prescritte) in nessuna Costituzione, in nessuna Legge (nazionale o regionale) in nessun DPCM e in nessuna autocertificazione. Eccola la Politica estromessa con violenza dal dibattito pubblico che deve riemergere con l’emergere dell’emergenza. Se l’invocazione di Conte è giusta non è adeguato l’attuale quadro politico. Nemmeno (tranne eccezioni) le intelligenze dell’attuale Casta. Attenti però, se prevale la peste antidemocratica tutti i virus avranno diritto di cittadinanza. Anche quello che (come Bruce Lee nei film ani ‘70) viene dalla Cina con furore!

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