E’ l’anno zero della pallacanestro: “Ripartiamo dalle idee per realizzare un prodotto migliore”

di Matteo Maiorano – Giovanni Benedetto non ha dimenticato Salerno. Fermo a casa come tutti, il trainer reggino si tiene aggiornato con i colleghi della categoria italiana per valutare azioni comuni in merito al delicato momenti storico. “Stiamo combattendo una guerra, ma rispetto a 70 anni fa non conosciamo il nemico” spiega a telefono con la solita grinta da guerriero. “Spero che il movimento, passata la tempesta, metta in campo tutte le azioni utili per offrire un prodotto che sia migliore rispetto a quello precedente”. Perché il basket, specie nel nostro Paese, soffre spesso differenze di latitudine. “Al sud c’è sempre meno possibilità ed il gap può essere colmato solo con idee e duro lavoro”.

Il commissioner Nba afferma che “L’Nba condurrà la ripresa economica degli Usa”. E’ del parere che in Italia lo sport possa rivestire un tale ruolo?

“Purtroppo no. L’appeal sul mondo della palla a spicchi è calata vistosamente negli ultimi anni ed i problemi sono stati sempre posticipati. Questo stop deve far riflettere gli addetti ai lavori: è necessario, per la sopravvivenza del movimento, fornire un prodotto migliore. Chi di dovere oggi ha il tempo anche per riflettere su questo aspetto. Il paragone con l’Nba non è fattibile, basti pensare che gli stessi cestisti americani hanno contratti faraonici e lo la pallacanestro in America è una fetta, seppur piccola, del Pil del Paese”

Quali sono le basi per una nuova programmazione?

“Le idee, anzitutto. Poi il lavoro: lo sport è prima di tutto occupazione. A me ha permesso di crescere e dare un futuro alla mia famiglia”.

In Italia la linea che divide professionismo e dilettantismo è, seppur sottile, tangibile…


“Basti pensare al tanto decantato rimborso di 600 euro destinati ai collaboratori sportivi. Purtroppo non siamo considerati professionisti e in un contesto del genere capirà bene che lo sviluppo è insostenibile. La categoria va tutelata: al nastri di partenza, dopo aver superato questa difficoltà storica, dovremo indossare l’abito migliore e permettere alle persone con principi e valori dello sport di investire nel prodotto basket”.


Tra nord e sud del Paese c’è una differenza importante sotto il profilo dell’impiantistica…


“E’ vero. Ma le disparità sono frutto di tanti fattori: quello degli impianti è solo uno dei tanti punti di disomogeneità che troviamo tra una città come Milano e tante altre del Mezzogiorno. C’è da lavorare anche sotto questo profilo: basta promesse, è tempo di fare le cose concretamente. Salerno ad esempio ha due grandi problemi: la carenza di impianti disponibili e l’assenza di investitori. Non c’è un modello di sviluppo accettabile. In tante realtà del meridione qualche passo avanti si sono fatti, ma spesso legati ai sacrifici del singolo”.

Dove sta trascorrendo la quarantena?

“Sono tornato a casa nella mia amata Reggio Calabria”.

Sente telefonicamente qualcuno dei giocatori che ha seguito in questi anni?

“Quando trascorri gran parte della tua quotidianità in palestra non puoi non mantenere contatti con gli atleti. Sento spesso il direttore sportivo e i miei ex collaboratori nonché i cestisti della Virtus Arechi Salerno, ai quali sono particolarmente legato. Qualche giorno fa ho fatto una videochiamata a Visconti con il quale abbiamo alzato diversi trofei in carriera.  In questi giorni festeggeremo il compleanno di Leonardo Ortenzi brindando a distanza”

In che modo impiega il tempo tra le mura domestiche?

“Sto cercando di riappropriarmi di cose che prima non riuscivo a fare, quale gli affetti e la lettura. Personalmente ho sempre cercato di aggiornarmi e stare al passo coi tempi. Poi naturalmente riguardo vecchie partite e sto guardando le ultime proposte in fatto di serie tv: ho appena finito di vedere La Casa Di Carta”.

Qual è la cosa che le manca maggiormente della propria quotidianità?

“Il lavoro in palestra. Io amo insegnare, sono un allenatore molto esigente che lavora parecchio sotto il profilo mentale. Aspetterò che inizi la nuova stagione per dedicarmi alla cosa che più amo nella vita”.

La Fip ha dichiarato concluso il campionato di serie B…


“E’ giusto, ne va della tutela dei tesserati. Non credo ci siano prospettive di riapertura immediata”.

A febbraio si è interrotto il suo percorso a Salerno. Ha rimpianti rispetto a quello che poteva essere ancora fatto?

“Ho lasciato con una squadra al secondo posto, a quattro lunghezze dalla capolista. Abbiamo probabilmente pagato delle battute d’arresto fuori casa. Purtroppo la squadra è stata perfezionata in itinere e solo con il tempo avrebbe trovato quell’amalgama utile ai fini della promozione. Grossi rimpianti non ne ho ed approfitto per ringraziare tutti i ragazzi. D’altronde il programma di lavoro era perfettamente in linea con le mie aspettative”.

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