Floricoltura, anche i vivai in difficoltà: “Un prodotto vivo non può restare in azienda”

Affianco alla zootecnia altro settore che soffre particolarmente la crisi è quello della floricoltura. Le piante ornamentali, infatti, sono di per sé un bene non necessario. Un elemento, quest’ultimo, che ha particolarmente indebolito il comparto delle vivaistica, non solo per il blocco pressochè totale verificatosi nel mercato di piante e fiori ma anche e soprattutto per il fatto che esso sia avvenuto in una stagione – come la primavera – in cui si raggiunge il picco della produzione da collocare. Uno spiraglio sembra essere stato offerto da una Faq, pubblicata sul portale web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha consentito nuovamente la vendita di vegetali in negozi e chioschi, offrendo un chiarimento atteso ormai da settimane e reclamato dai rappresentanti di categoria. Ciononostante, una buona parte dei ricavi di questa stagione rischiano di essere compromessi definitivamente, proprio per via dell’impossibilità di stoccare i fiori oltre un certo periodo “Siamo alla morte annunciata di un settore già in difficoltà – commenta il presidente della Coldiretti di Pontecagnano Corrado Russo, imprenditore nel settore della floricoltura – Potremo risollevarci soltanto con ottimismo e politiche di larghe vedute, fondate sulla solidarietà tra istituzioni e mercati”.
Quali sono le peculiarità della crisi che tocca il settore in cui opera? «Quando parliamo di piante ornamentali, verdi e fiorite parliamo di un prodotto vivo, che non può avere un tempo di mantenimento diverso da quello sostanzialmente imposto dalla natura. Un prodotto vivo, in quanto tale, non può stazionare presso l’azienda. Ciò che è venuto fuori con questa crisi è che i nostri prodotti avendo una tempistica per collocarsi sul mercato non possono più farlo. Tutte le piante fiorite da marzo in poi hanno la loro maturazione e quindi andrebbero vendute subito dopo. La catena è per certi versi simile a quella di montaggio, ragion per cui l’effetto sul sistema è stato devastante».
La primavera è infatti il periodo in cui si collocano maggiormente le piante e i fiori, è il fulcro della loro stagionalità”.

Dunque l’azzeramento delle vendite ha impattato in un momento cruciale per la produzione?

«Mentre altre filiere possono fermare la produzione pur sopportando dei costi fissi, riprendendola all’occorrenza, noi
della floricoltura no. Per quanto si possano avere le disponibilità economiche per acquistare piante e fiori, nessuno ha lo stato d’animo di ostentare balconi fioriti. Siamo alla la morte annunciata di un settore. Un mese equivale a sei mesi di lavoro perso, gli utenti non sono più liberi mentalmente di fare le proprie scelte come prima».
Le misure del Cura Italia sono state sufficienti?

«Non contesto le disposizioni del settore, ma credo che esse vadano in ogni casi seguite, che piacciano o meno. Le contestazioni lasciano il tempo che trovano. Tutto questo va solo ad aggravare una situazione di difficoltà economica già conclamata. Servirà una politica di larghe vedute, fondata sulla solidarietà».

Andrea Bignardi

Rispondi