Fonderie Pisano, si decide di non decidere

di Andrea Pellegrino

Diviso tra il diritto al lavoro e quello alla salute, il caso delle Fonderie Pisano giace ancora lì. Irrisolto, mentre scorre il tempo e le udienze si consumano al Tribunale di Salerno. Nessuna soluzione. La Fonderia, una sorta di piccola Ilva di casa nostra, è ben ferma a via dei Greci a Fratte.

Anni e anni di battaglie, dibattiti e proteste, che cadono ciclicamente nel vuoto per poi riesplodere ogni qualvolta il destino crudele si accanisce con i residenti del luogo. Da una parte ci sono i lavoratori, dall’altro i cittadini. Entrambi portatori di legittimi interessi. In mezzo c’è la proprietà che non decide il destino della fabbrica incastonata in mezzo alle case di Fratte. Poi il silenzio delle istituzioni, tra tutte l’azienda sanitaria locale di Salerno che nel corso degli anni è stata poco incisiva sul caso.

Così come il Comune di Salerno, protagonista di autorizzazioni accordate a favore dello stabilimento industriale. Inquinamento o meno, la Fonderia Pisano dovrebbe (o meglio avrebbe dovuto) trovare un nuovo spazio, al di fuori del centro abitato. Questione di volontà, sicuramente. Così come di poca disponibilità (considerato il clamore mediatico di questi anni) delle amministrazioni locali chiamate ad offrire spazi. Come Buccino che si è prodigata affinché lo stabilimento non mettesse piede sul suo territorio, benché in zona Asi. Centinaia sono le lettere che i cittadini inviano alle istituzioni, soprattutto al Comune di Salerno ma la fase di stallo è sempre più prolungata.

Nel 2016 la prima chiusura dello stabilimento dopo le proteste dei residenti. Un sequestro annullato poco dopo dal tribunale del Riesame. Da qui l’inchiesta e i ricorsi al Tar che di fatto hanno mantenuto – e mantengono – la fabbrica aperta e perfettamente funzionante. Anche grazie agli annunci di “delocalizzazione” della Pisano. Negli ultimi mesi sono scesi in campo, a favore del comitato “Salute e Vita”, guidato da Lorenzo Forte, anche alcuni sindaci. Tra questi il primo cittadino Francesco Morra che amministra il Comune di Pellezzano, praticamente al confine con le Fonderie. Ma nella lista dei sindaci anti Fonderie c’è anche quello di Napoli, Luigi de Magistris, che segue la vicenda da vicino. In estate il Gip del Tribunale di Salerno ha respinto la richiesta di archiviazione sull’indagine sulle morte sospette. Si va avanti per capire l’eventuale nesso tra i decessi avvenuti negli ultimi anni per malattie oncologiche e l’inquinamento della zona.

L’ultima mossa della proprietà, invece, una osservazione alla revisione del Puc di Salerno per chiedere l’abolizione della norma che prevede la delocalizzazione. Osservazione bocciata dall’amministrazione comunale di Salerno. Ma intanto lo stabilimento sta sempre lì. E chissà per quanto tempo ancora.

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