Hammamet, non c’è nessun riscatto, in mostra solo le fragilità di un uomo

di Andrea PELLEGRINO

Ci si aspettava un film che tracciasse una linea storica politica di un periodo che ha cambiato il corso della storia repubblicana in Italia, ed invece Hammamet non ha né rivalutato l’uomo, né affrontato il problema. Né tantomeno inquadrato vicende storiche, politiche e giudiziarie che hanno pesantemente modificato l’assetto partitico italiano. Chi si approccia per la prima volta alla visione del film di Amelio dovrebbe conoscere fatti, date, contesti e ricordarsi anche i nomi dei personaggi, figli compresi.

Un’impresa quasi impossibile per le nuove generazioni o per chiunque non abbia vissuto quegli anni. Si descrive la fragilità di un uomo nei suoi ultimi mesi di vita. Le sue malattie, il suo allontanamento dall’Italia, la cura della figlia, la ricerca di un figlio che sostituisse quello vero, Bobo.

Nessuna contestualizzazione, perfino Sigonella viene accennata attraverso un gioco di un nipote scherzosamente chiamato “generale”. L’ammissione di essere parte di un sistema collaudato c’è tutta, così come i riferimenti alle tangenti – estremizzati anche con un siparietto sul finale – e gli accenni sulle monetine al Raphael. Per il resto la trama è incentrato sulle debolezze, quelle familiari, fisiche, personali, mostrando anche l’imbarazzo dell’uomo davanti ad una prestante ex amante.

Di Craxi, mai nominato se non con l’appellativo di presidente, non c’è né quella descrizione storica di leader politico, né la contestualizzazione degli eventi giudiziari. Un film controcorrente rispetto alla vita dell’ex segretario del Psi che fa emergere appieno le esperienze di Paolo Sorrentino prima con “Il Divo” e poi con “Loro”.

Tra contraddizioni, fantasie e romanzi, Sorrentino traccia il profilo prima di Giulio Andreotti e poi di Silvio Berlusconi, cosa che invece non c’è nella pellicola di Amelio. Un  peccato, un’occasione sprecata, sia in un senso che nell’altro.

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