I mostaccioli? Un dolce non solo natalizio

I mostaccioli? Un dolce non solo natalizio. A custodire una tradizione antichissima, di origini medioevali, è il piccolo borgo di Serradarce, una frazione del comune di Campagna che conta poco
più di quattrocento abitanti. La base di questo particolarissimo dolce è il vin cotto, diffuso non solo nel nostro territorio ma anche in quello abruzzese, per la sua versatilità e la sua facilità di conservazione che lo rendeva una valida alternativa allo zucchero. L’impasto – semplicissimo – è ben diverso da quello dei mostaccioli natalizi, che prevedono una copertura al cioccolato. Per preparare questo dolce campagnese doc occorrono infatti due semplici ingredienti: farina e vincotto, con l’aggiunta di un po’ d’olio d’oliva che in questo territorio non manca. Non è semplice, però, reperire i mustacciuoli a Campagna. Trattandosi di un prodotto di origini antichissime è caduto un disuso nelle abitazioni locali ormai già da alcuni decenni. A custodirne gelosamente la ricetta originaria è Carlo Vece del Panificio Alba, sito proprio lungo la strada principale che attraversa il piccolo borgo di Serradarce. “Era rimasta solo una signora a Campagna
che li produceva – afferma – Proprio per questo motivo decidemmo all’incirca trentacinque anni fa di avviarne la produzione. Il segreto di questo dolce povero ed anche abbastanza light è il vincotto: un prodotto genuino, ottenuto dagli scarti dell’uva utilizzata nella vendemmia, che ai miei tempi era utilizzato sia come sciroppo lenitivo
per la tosse da somministrare ai bambini che come complemento per guarnire i sorbetti realizzati con la neve fresca”.
Unica concessione ai gusti moderni, la glassatura. “In passato – continua il panificatore campagnese – Non veniva proprio adoperata ma era necessario farlo per rendere più appetibile un dolce dal gusto davvero particolare e atipico”. Oltre ai mustacciuoli, altro prodotto tipico campagnese sono i tarallucci. Anche questi semplicissimi, realizzati con un impasto a
base di uova e farina, venivano prodotti e regalati soprattutto in occasione dei matrimoni. Tradizioni, queste, che resistono ancora in un borgo ricco di storia e cultura, al confine tra Campagna e la valle del
Sele, scrigno di usanze tipiche non solo del mondo della panificazione ma anche dell’enogastronomia in generale. Basti pensare ai maccarun r’zit r’castrat, la pasta degli sposi per eccellenza, condita – se-
condo l’antico costume – con un ragú a base di carni di pecora, la cui sagra viene celebrata ogni anno nel mese di agosto, alla matassa tirata a mano, altro piatto tipico locale, che l’agriturismo Felicella, a due passi dal borgo, reinterpreta secondo l’antica ricetta.

Andrea Bignardi

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