“I panettieri non hanno sbagliato. Gli errori sono della classe dirigente”

“I panettieri? Hanno fatto soltanto
il loro mestiere, inutile criminaliz-
zarli: gli errori sono tutti della
classe dirigente”. Così il titolare della pa-
sticceria Svizzera di Salerno Carlo Cuo-
fano si esprime sulla crisi che sta
attraversando il settore della pasticceria
durante l’emergenza coronavirus. Garan-
tire il servizio d’asporto potrebbe rappre-
sentare un’importante soluzione, che
però non è consentita nella nostra re-
gione. A farne le spese sono stati gli arti-
giani, mentre a giovare del
provvedimento sono state le poche
aziende che possiedono un codice ateco
che le qualifica come attività afferenti al-
l’industria alimentare.
Carlo, le pasticcerie sono state tra le at-
tività maggiormente colpite dalle ordi-
nanze regionali che hanno proibito il
commercio di prodotti alimentari arti-
gianali per prevenire la diffusione del
contagio. Non sono mancate le polemi-
che con i panettieri, che in alcuni casi
hanno continuato a produrre dolci, es-
sendo loro consentita l’apertura..

“Riguardo questo tema ho avuto già
modo di esprimere più volte il mio parere.
Sono sempre stato messo un po’ in di-
sparte perchè la mia posizione è stata per
certi versi un po’ fuori dal coro.
A differenza di altri colleghi non ce l’ho
con i panettieri che offrono altri servizi,
ma con la classe dirigente che ha com-
messo una disparità nei confronti di arti-
giani come pasticcieri e pizzaioli, artigiani
che avrebbero potuto continuare a eser-
citare l’attività nel rispetto delle disposi-
zioni di legge. Alle nostre spalle abbiamo
dei produttori specializzati verso una fetta
di mercato caratterizzata dall’artigiana-
lità. Interrompendo l’attività del nostro
codice Ateco, quello della produzione
dolciaria artigianale, si è di fatto posto
fine ad un intero settore. Consentendo la
consegna a domicilio o l’apertura nel ri-
spetto delle leggi si sarebbe potuto quan-
tomeno attutire l’impatto della crisi,
dimezzando l’entità della cassa integra-
zione e degli ammortizzatori sociali ri-
chiesti per garantire la tutela salariale dei
dipendenti”.
Si sarebbe andati dunque a ridurre dra-
sticamente il problema della disoccupa-
zione?

“Si, e questo sarebbe andato a beneficio
non solo di noi artigiani e dei nostri di-
pendenti, ma anche e soprattutto dell’in-
tero indotto legato al nostro settore”.
Anche la ristorazione è stata destinata-
ria di provvedimenti altrettanto restrit-
tivi: è d’accordo?

“Sono d’accordo nel complesso sulla ri-
storazione ma avrei comunque consentito
di fare la consegna a domicilio del pranzo
pasquale, dunque di proseguire l’attività
pur nel rispetto della normativa di sicu-
rezza.
La consegna a domicilio ci è rimasta ne-
gata, ed è consentita solo alle attività che
vanno oltre una certa soglia di attività e
che per questo hanno un codice ateco dif-
ferente”.
Alcune grandi aziende hanno potuto
proseguire la vendita a domicilio..

“In Campania si contano sulla punta
delle dita esempi di questo tipo, e per
loro, finti artigianali, è rimasta la possibi-
lità di poter attivare una vendita online.
Ci sono paradossi in questa vicenda che
sono assurdi.
I panettieri fanno il loro lavoro, inutile
criminalizzarli: non è più come in passato
quando esistevano licenze distinte per
ogni tipo di attività. Questo però aveva
una sua logica in quanto consentiva di
preservare realmente l’artigianalità”.

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