Il bond esperienziale del Nice: “Buona risposta della clientela”

di Matteo Maiorano – “Apertura graduale? Preferirei aspettare, ma con la certezza di tornare a lavorare con la medesima sicurezza di prima”. Michele D’Elia, socio dell’american bar Nice di Salerno insieme ad Alfonso Falcone e Carmine Memoli, traccia il proprio bilancio ad un mese e mezzo dall’ultima volta che è stata alzata la saracinesca. La sua attività prende vita in una delle arterie maggiormente interessate dal traffico pedonale di Salerno e sono per questo in programma diverse le riflessioni in capo ai titolari. Tra le diverse iniziative che l’attività ha preso in considerazione c’è quella del Dining Bond: l’idea, messa in atto da Dario Volpe, ha raccolto subito buoni consensi.

Michele, che tipo di bond mette a disposizione il Nice?

“Abbiamo aderito con grande soddisfazione all’iniziativa di Lettera7, CucinaContinua rappresenta un progetto innovativo per Salerno. Noi abbiamo scelto di mettere a disposizione dei nostri clienti tre tipi di coupon: l’aperitivo, con tapas a scelta; calici di vino a scelta, con tagliere di salumi e formaggi; Bollicine Experience, con due calici di Franciacorta e frittura con pescato del giorno. Le tre offerte sono da intendersi per due persone”.

Qual è stata la risposta dei clienti?

“Molto soddisfacente. In 24 ore sono stati venduti 10 coupon”.

Soddisfatto delle misure introdotte dal Governo centrale?

“Parzialmente. Felice perché sono state prese in considerazione alcune iniziative sul credito d’imposta, ma parliamo del 60%. Per chi deve fare i conti con la spesa del fitto di un locale, il restante 40% rappresenta un fondo perduto”.

Molte spese sono state sospese e andranno pagate in un secondo momento.

“Giusto sottolineare questo aspetto. La sospensione non è un annullamento: prima o poi dovremo rispondere di queste spese. Il governo ha preso provvedimenti fornendo credito alle aziende, ma non dimentichiamo che stiamo andando a comprare soldi che non abbiamo incassato”.

E la linea regionale?

“Bella idea quella dell’indennizzo una tantum. I 2mila euro non risolveranno tutti i problemi del mondo ma aiuteranno tante imprese: restiamo in attesa”.

Si discute sulle eventuali date di apertura: quando secondo lei sarà auspicabile il ritorno alla normalità?

“Credo che per maggio potremmo già tornare in attività. Personalmente preferirei aspettare affinché il virus possa essere debellato del tutto: aprire più tardi ma con meno problematiche dal punto di vista organizzativo, tutelando personale e clienti, seguendo le misure igienico sanitarie dettate dagli organi preposti”.

Ritiene che in passato le attività abbiano goduto di poca flessibilità?

“Rispondo per quella che è l’attività di cui faccio parte: si è cercato di andare incontro ad esigenze comuni. I locali, è bene ricordarlo, non sono solo intrattenimento e non possiamo pretendere di suonare fino alle 3 di notte”.

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