Il castello della regina “tonda” dei Picentini

di Giovanna Naddeo

Un borgo medievale nel cuore pulsante dei Picentini, all’ombra di noccioleti e antichi palazzi nobiliari. Si presenta così Sieti, frazione del comune di Giffoni Sei Casali. Le sue origini si collocano nel nono secolo, quando gli abitanti della zona pianeggiante decisero di rifugiarsi tra i monti per sfuggire alle incursioni dei saraceni. Da qui un rapido sviluppo commerciale, urbanistico e culturale. Un patrimonio architettonico di rara bellezza, ancora oggi in parte visitabile come il santuario dedicato a Maria Santissima del Paradiso, l’alcove di palazzo Pennasilico, datato XVI secolo, nonché altri palazzi nobiliari risalenti XIII-XVIII secolo.

L’abitato è composto da due borgate contigue, Sieti Alto e Sieti Basso, che componevano gli originali Sei Casali giffonesi e che oggi rappresentano un’unica frazione, in parte dimenticata.

«Il nostro borgo ha dato i natali a numerosi uomini illustri» – racconta Salvatore Cingolo, comandante della polizia municipale di Giffoni Sei Casali, da anni custode delle antiche pagine di storia locale, insieme ad Alberto Mirabella e Generoso Nobile. «Solo per citarne alcuni: il cardinale Dionisio Laurerio, i vescovi Eusebio De Granita, Agostino De Pastina, Andrea De Robertis, Matteo De Robertis, Gerardo Giannattasio, Gennaro Fortunato, Mattia Ripa; il missionario Matteo Ripa, fondatore dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli; Celestino De Robertis, superiore dei Redentoristi e morto in concetto di santità; il professor Domenico De Roberto, tra i più grandi giuristi della nostra tradizione, al quale sono intitolate strade a Napoli e Roma, nonché il professor Marcello Fortunato, che nel XVII secolo scrisse il trattato “De veritate et errore”, tra i primi testi dedicati all’errore giudiziario».

Una tradizione, quella di Sieti, di gran valore storico ma che rischia di scomparire a causa del forte decremento demografico. «Fino a qualche anno fa eravamo conosciuti come “Sieti Paese Albergo” per la nostra vocazione turistica nel campo eno-gastronomico, agrituristico e naturalistico» – aggiunge Cingolo.

«Tra i fattori di principale attrazione, il festival del teatro universitario europeo nonché la visita guidata dei nostri palazzi. Registravamo grandi numeri di presenze, sulle 10.000 a serata. Oggi siamo rimasti in pochi, all’incirca cinquecento abitanti. Molte case sono chiuse e i proprietari ritornano soltanto nel periodo estivo per godere del clima più mite. Occorre un ricambio generazionale, per preservare il nostro patrimonio materiale e immateriale». Della stessa opinione anche l’amministrazione comunale che ha deciso di omaggiare tre concittadini scomparsi (Giuseppe Cingolo, Alfonso Fortunato, e don Antonio Granozio) con l’intitolazione della “Casa dei saperi e dei sapori”, del campetto di calcio e della strada adiacente allo stesso. Questo sabato, alle ore 15, la benedizione delle targhe commemorative e la festa conviviale dedicata a tutta la cittadinanza.

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