Il presidente della Provincia nel direttivo nazionale per la gestione della fase due

di Erika Noschese

C’è anche un salernitano nel direttivo nazionale per programmare la fase 2 dell’emergenza Covid. Si tratta del presidente della Provincia di Salerno nonché sindaco di San Valentino Torio, Michele Strianese. Di fatto la composizione complessiva del Tavolo nazionale che si occuperà della delicata fase 2 della crisi sanitaria e socio/economica in atto, è: Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri; Roberto Speranza, ministro della Sanità; Francesco Boccia, ministro per gli Affari Regionali; Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna; Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia; Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia; Michele De Pascale, presidente della Provincia di Ravenna e Presidente Nazionale dell’Unione Province d’Italia; Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso e vice presidente Nazionale dell’Unione Province d’ Italia; Michele Strianese, presidente della Provincia di Salerno; Antonio De Caro, sindaco di Bari e presidente dell’associazione nazionale dei Comuni d’Italia; Virginia Raggi, sindaco di Roma; Roberto Pella, sindaco di Valdengo.

Presidente, lei entra ufficialmente a far parte del direttivo per prepararsi alla fase due dell’emergenza Covi19. Su cosa si sta lavorando in questo momento?

«Ieri (nei giorni scorsi per chi legge ndr) abbiamo avuto una prima riunione in video conferenza ed è stato costituito questo organismo che subito si è riunito. In effetti, io faccio parte del tavolo nazionale degli enti locali che si confrontano con il governo per la programmazione della fase due dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. In questo tavolo nazionale siamo nove enti territoriali in tutto, in rappresentanza di Regioni, Province e Comuni e io rappresento la Campania, come Regione, e la provincia di Salerno. Stiamo lavorando su come programmare la fase che ci apprestiamo a vivere di questa emergenza e abbiamo avuto un primo confronto: c’è la doppia esigenza di assicurare la salute pubblica prima di tutto, non possiamo ancora allentare la presa o ridurre le misure di contenimento ma, dall’altro lato, c’è la necessità di dare un segnale di ripartenza all’Italia perché è tutto fermo, dal punto di vista economico, sociale, dei rapporti professionali ed umani e questo ovviamente non è che può protrarsi per chissà quanto tempo. Il presidente del consiglio Conte, insieme ai ministri Boccia e Speranza hanno voluto le idee dei rappresentanti degli enti locali perché ci sono tre presidenti di Regione, tre presidenti di Provincia e tre sindaci d’Italia, tra cui il sindaco di Bari che è il presidente dell’Anci nazionale e il sindaco di Roma, Virginia Raggi».

Verso fine mese potrebbe ripartire il settore edile. E’ un’ipotesi concreta?

«Sì, le attività che dovrebbero ricominciare a ripartire, con le dovute precauzioni e condizioni di sicurezza, sono determinate attività produttive, con determinati codici Ateco: determinate fabbriche, industrie, la cantieristica, soprattutto i grandi cantieri d’Italia e quelli più importanti dal punto di vista economico che possono cominciare a rimettere in circolo economia, lavoro e occasioni. E’ verosimile che a fine mese si possa sbloccare questa cosa anche se l’orientamento è portare avanti questa tipologia di lockdown fino al 3 maggio».

Uno spiraglio di ripresa ma non prima di maggio, dunque?

«Vediamo quali sono le decisioni finali del governo perché il nostro è un tavolo di confronto e il governo ieri sera (nei giorni scorsi per chi legge ndr) si è confrontato con gli enti locali quali Regioni, Province e Comuni e poi con le parti sociali, quindi i sindacati, Confindustria e le organizzazioni di categoria per poter tirare le somme e prendere delle decisioni all’interno del governo tramite Dpcm per prolungare la fase di lockdown ma contemporaneamente consentire ad alcune attività produttive e alcuni cantieri di cominciare già da dopo Pasqua la propria attività. La vera e propria fase due dovrebbe ricominciare dopo il tre maggio».

Non è solo un’emergenza sanitaria ma anche e soprattutto economica. Si ha, ad oggi, una stima di quanto è stato perso fino ad ora?

«Non ho una stima precisa di quello che si sta perdendo ma così come si sta perdendo in tutta Italia si sta perdendo anche da noi, in Campania e in provincia. Siamo tutti fermi e in provincia avevamo molti cantieri aperti, dalle scuole alle strade e da più di 20 giorni è tutto fermo. A San Valentino Torio stavamo facendo più di 3 milioni di euro di lavori sulle strade, tramite finanziamento regionale ma siamo fermi da oltre 30 giorni. Questo non può che mettere in difficoltà le imprese, i lavoratori, l’economia e io capisco benissimo che bisogna assolutamente trovare la forma per poter ricominciare a ripartire. La Campania è una regione a vocazione turistica, tantissimo Pil regionale è dovuto alle imprese del turismo, alle nostre bellissime coste, alle nostre bellissime isole, al patrimonio artistico, religioso e culturale. Stiamo facendo presente, su questo tavolo nazionale, di supportare le imprese del turismo perché sono fondamentali, in tutta Italia. Bisogna cercare di salvare, almeno in parte, la stagione turistica che ormai è alle porte. Non è una fase semplice questa a cui siamo chiamati a discutere, bisogna conciliare tante esigenze, tante necessità. Uscire da una crisi che non è solo sanitaria ma anche economica e sociale non è assolutamente facile ma l’Italia è uscita da tante altre crisi dovute alle guerre, determinate situazioni che si sono verificate e sono sicuro che pian piano usciremo da questa terribile situazione».

Da sindaco e presidente della Provincia crede che il piano socio-economico della Regione Campania possa essere una base di partenza?

«Sicuramente. La Regione Campania è stata la prima regione d’Italia a decidere di fare un piano proprio con risorse tolte da una parte e messe dall’altra. Risorse per i professionisti, per le attività sociali, per chi oggi è in difficoltà. Nei prossimi giorni usciranno una serie di decreti attuativi ma credo che il governatore De Luca stia facendo miracoli sia sul fronte sanitario dove si stanno realizzando ospedali da campo, si stanno affrontando con grande determinazione tematiche difficili. La questione del Cotugno ci ha portato positivamente alla ribalta nazionale e il fatto che si costruiscano in pochi giorni ospedali da campo prefabbricati per aumentare il numero di posti in terapia intensiva è un fatto straordinario. Poi’ c’è questo importante piano economico finanziario che è stato portato addirittura a 900 milioni di euro e che la Regione sta mettendo in campo per aggiungere altri provvedimenti e altri aiuti a chi, economicamente parlando, è fermo da diverso tempo».

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