IL PUNTO/ Il weekend in quarantena

di Andrea Pellegrino

Primo weekend in quarantena, con altri giorni che ci attendono e che saranno sempre più duri. Non illudiamoci, non è finita e ci vorrà ancora del tempo affinché rientri questa surreale emergenza. Così come l’entusiasmo del tutto andrà bene, dei balconi e degli inni o delle canzoni, ben presto finirà e faremo sempre più i conti con questa tragedia. I numeri dei contagi aumentano ma fin qui non c’era da meravigliarsi. Ci spaventa la condizione del sistema sanitario, quello italiano ma anche quello regionale. Fino ad ora siamo alle prese con ordinanze, con divieti e con tutte le restrizioni possibili, che vanno sicuramente nella direzione giusta. Ma il reale problema riguarda l’assenza di posti letto, strutture inadeguate, personale ridotto all’osso.

Facendo qualche esempio concreto, partiamo dal “Ruggi d’Aragona”. Fino a ieri l’illusione di costruire un nuovo ospedale, con tanto di firme internazionali, ha svuotato, in parte, quel che è l’attuale azienda ospedaliera. Si è pensato a sdoppiare un reparto o fare traslochi vari, senza rendersi conto del reale problema in caso di emergenza. Si è svuotato l’ospedale di Cava de’ Tirreni, quello di Mercato San Severino e peggio ancora il “Castiglione” della Costiera Amalfitana. Si sono ridotti i servizi ad Agropoli e Scafati nel mentre si è alla ricerca di posti di terapia intensiva o rianimazione. Il “Da Procida” quasi scomparso dai radar nel mentre potrebbe essere una struttura fondamentale nella rete dei ricoveri e dell’emergenza. C’è una sola associazione preposta al trasporto degli affetti da Coronavirus con tutte le difficoltà del caso che riguarda il personale costretto a turni massacranti e semmai a non riposare nemmeno. Forse il vero problema di questa emergenza riguarda la sanità, i cui tagli negli ultimi decenni sono stati spaventosi.

Dopo la bufera probabilmente ci sarà modo e tempo per affrontare il caso e semmai pensare ad un trasferimento delle competenze al governo centrale. Fontana, governatore della Lombardia, cuore dell’emergenza, ha chiamato Guido Bertolaso, il papà dello Spallanzani e il super capo della Protezione Civile. Forse, senza nessuna assoluzione rispetto agli errori del passato, Bertolaso poteva servire alla causa Italia e non solo alla Lombardia. Ma anche qui ci sarà, speriamo, tempo per approfondire. Mascherine e sistemi di protezione, altra nota dolente. Siamo all’anno zero, così come siamo isolati rispetto all’Europa che impone obblighi nel mentre i partner fanno un po’ quello che vogliono. Altro che Stati uniti d’Europa! Sulle misure economiche da adottare c’è molto da fare. L’emergenza non si fermerà risolta quella (sicuramente più importante) sanitaria. Quando si rialzeranno le saracinesche sarà dura crisi. Ed infine rispetto a noi, mondo dell’informazione, per ora nessuna misura si intravede all’orizzonte. Come se fossimo immuni da tutto.

#Andràtuttobene? Per ora affidiamoci a questo hashtag. E’ l’unica speranza.

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