Il Summit e il rogo della noia

di Alessandro Rizzo

È tutto un gran parlare di ambiente, di salute, di plastic free, ma nessuno si sarebbe aspettato di vedere i big della Terra bacchettati e sgridati dalla sedicenne Greta, divenuta ormai simbolo della salvaguardia dell’ambiente. Tra iniziative e polemiche, pare che le cose stiano davvero cambiando. Si è mosso il Papa, che ha stigmatizzato in una nota il fatto che gli Stati siano ancora troppo lontani dagli obiettivi fissati 4 anni fa a Parigi. Si è esposto il neo-ministro della scuola, che ha legittimato gli scioperi di questi giorni per sensibilizzare la gente verso il problema del cambiamento climatico. Le cose pare stiano prendendo la piega giusta.

Eppure, qualcosa non quadra. C’è ancora qualcosa che stona in questo quadro d’insieme che, apparentemente perfetto, resta un cosiddetto “quadro di lontananza”; un dipinto che colpisce finché non ti ci avvicini.

Beninteso, il plauso per una coscienza civile ritrovata è di molto superiore a qualsiasi difetto che dovesse in questa fase affliggere il processo di redenzione. Anche le velate forme di utilitarismo propagandistico che possono costituire almeno parte delle motivazioni che spingono i grandi operatori ad assumere una politica di etica ambientalista più radicale sono benvenute. Ottimo il proliferare di spazzolini da denti in bambù; fantastica l’iniziativa de La Stampa di piantare un albero al giorno. Lodevoli le decisioni di molti Sindaci di eliminare le bottigliette di plastica dalle scuole e fornire a spese dei Comuni quelle in metallo. Ma non basta. Si può, anzi si deve fare di più. Greta ha ragione quando grida in faccia ai potenti che loro le hanno sottratto il futuro. Siamo tutti responsabili di questo scempio ai danni dei nostri figli. Avremmo dovuto capirlo prima. Ma comunque, meglio tardi che mai.

Così mi sono dovuto avvicinare molto al quadro per capire cosa manchi.

Manca la cultura della tutela dell’ambiente perché a noi manca la cultura della sopravvivenza. Ormai siamo la generazione che finisce spiaccicata contro i camion perché leggiamo WhatsApp mentre siamo alla guida. Si è assopito il nostro istinto animale, sacrificato sull’altare dell’effimero se non forse dell’inutile. E questi concetti non solo devono diffondersi, ma soprattutto devono diventare accessibili. Greta sarà realmente credibile nell’attraversare l’Atlantico a bordo di uno yacht elettrico solo quando quel tipo di tecnologia sarà sicura e alla portata di tutti.

Dovremmo adesso renderci conto che gli operatori dell’industria che stanno iniziando a cavalcare l’onda del plastic free sono talvolta gli stessi che ci hanno ridotto in questo stato. E noi non possiamo affidare la salvezza di un pianeta a chi ha contribuito alla sua distruzione. Il summit sull’ambiente dovrebbe a mio avviso costituire un focus permanente sulle start-up innovative in tema di ambiente e rivolgere le proprie attenzioni e magari anche i propri contributi alle menti giovani. Ragazzi con idee brillanti e di sicuro incolpevoli della condizione ambientale e climatica in cui ci troviamo.

Così come occorrerebbe un approccio critico verso i politici che da un lato professano ambientalismo e dall’altro si guardano bene dal prendere le distanze dalle catastrofi generazionali come quella dell’Amazzonia.

Ragazzi, certo, ma quali? Pensiamo agli incendi. Ancora oggi leggiamo di roghi ovunque, il più delle volte dolosi, talvolta di origine non chiara, che affliggono la nostra terra. Si pensava che la terra dei fuochi fosse solo l’area di Casal di Principe. Be’ non è così. Lo è anche Battipaglia, lo è Avellino e lo è Sarno.

A proposito di Sarno, cosa può spingere degli adolescenti ad appiccare un incendio solo per divertimento? Ecco, non recupereremo molto finché non avremo riacquistato la nostra capacità di capire le generazioni future. Abbiamo perso la capacità di distinguere la multiformità dei comportamenti degli adolescenti e scambiamo per intemperanze tipiche della crescita quelli che sono dei veri e propri disagi. Talvolta l’esigenza dell’accettazione di sé di alcuni adolescenti li spinge a fare gesti e bravate gravissimi, come appiccare un incendio, magari solo per sentirsi dei “miti”. In quest’epoca “social”, poi, le dimensioni dell’approvazione altrui possono raggiungere vette inesplorate, migliaia di “like” e finire per deviare la personalità delle future generazioni. Non possiamo rischiare che accada ed è da qui che, a mio avviso, andrebbe recuperata la cultura dell’ambiente. Dalla capacità di vivere in armonia, senza competizione, men che meno nell’apparire. Dovremmo ricominciare a trasmettere valori e per farlo dovremmo innanzi tutto riconquistarli.

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