Isabella Caliendo: «Il mio lavoro? Può essere una medicina a tutti gli effetti senza controindicazioni»

di ERIKA NOSCHESE

Al tempo del Coronavirus anche – e soprattutto – la Musicoterapia può essere un valido aiuto. Lo sa bene Isabella Caliendo, musicoterapeuta salernitana, già apprezzata in tutta Europa grazie ai suoi workshop e concerti.

Musicoterapia ai tempi del Coronavirus. Può aiutare?

«La musicoterapia aiuta sempre e tutti, in qualsiasi condizione di salute ed in qualunque momento della vita. E’ una medicina che da effetti immediati e senza controindicazioni. Specialmente in un contesto storico difficile come questo è essenziale cercare il supporto di una attività che crei svago, che emani leggerezza e fiducia, per combattere paura e sconforto».

La musica è il linguaggio universale per eccellenza. I benefici, in un periodo storico in cui anche tra persone che parlano la stessa lingua si fa fatica a capirsi, quali sono?

«Noi musicoterapeuti operiamo sul linguaggio sonoro, musicale, vibrazionale e sensoriale. In Musicoterapia il dialogo verbale, convenzionalmente usato, rappresenta un vero e proprio ostacolo nella interazione terapeutica, una barriera comunicativa tra le persone che non permette loro di essere libere e, soprattutto, spontanee. Infatti, Il linguaggio verbale attiva la parte dell’emisfero sinistro del cervello, quella analitica , frenando quella percettiva dell’emisfero destro. Invece, per mezzo dell’interazione con il linguaggio musicale, si attivano entrambe le parti del cervello. In aggiunta, la musicoterapia va valorizzare proprio l’emotività e l’irrazionalità umana. Naturalmente, i benefici sono molteplici e si esternano sulla totalità dell’individuo che ne trae vantaggi sin dalla prima seduta. Anche virtualmente le mie Pillole di rilassamento guidato sono seguite da numerosissime persone su Youtube, Facebook ed Instagram ogni settimana. Di maggiore forza è l’esperienza immersiva e vibrazionale di rilassamento individuale ad personam con il tocco dei suoni, che ho chiamato Massaggio Sonoro Soundscape».

La musica supporta il mondo oppure è il mondo che deve supporto alla musica?

«La potenza evocativa della musica è un valore in sé. La strada da privilegiarsi è quella del contatto ravvicinato con le sorgenti sonore utilizzate dal terapeuta (strumenti e voci) ma la capacità benefica e taumaturgica del suono arriva anche virtualmente. Si riceve sensibile giovamento, malgrado che la comunicazione interpersonale sia filtrata da apparecchi elettronici, come avviene oggi nell’attuale contingente pandemia. Il Coronavirus può essere trasformato da problema ad opportunità. L’occasione di ascoltare musica curativa ogni giorno, comodamente da casa, seduti sul divano, accarezzando il proprio gatto e godendo dell’agio domestico». Il suo curriculum parla da sé. L’intervento di professionisti dell’arte come lei può risultare fondamentale anche dopo la fine di questa pandemia. In che modo pensa di voler e poter contribuire? «Consiglio l’ascolto, come se fosse un esercizio quotidiano, di frequenze positive, che generino piacere e gioia in chi le ode. Le composizioni di Strauss, Bach, Haydn, Vivaldi ed, immancabilmente, di Mozart aiutano tantissimo il sistema immunitario. Ognuno di noi è in grado di auto guarirsi e di liberarsi dai timori apprendendo delle tecniche durante gli incontri terapeutici. La musicoterapia favorisce e migliora il tono dell’umore, la fiducia in se stessi e negli altri, le buone speranze in un futuro più ottimista. Un musicoterapeuta qualificato può aiutare a trovare strade nuove da percorrere laddove ci si sentisse persi».

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