La corsa solitaria di De Luca; l’asso grillino: Sergio Costa

di Andrea Pellegrino

L’unica certezza è la candidatura di Vincenzo De Luca. Con o senza il Partito democratico. Ad inizio di dicembre, a pochi mesi dalla competizione elettorale, il governatore della Campania è l’unico ad aver mosso in moto l’imponente macchina del consenso. Superato (o almeno pare) il commissariamento della sanità, annunciato il concorso per gli ospedalieri e passato alla fase bis del concorsone per gli enti pubblici, Vincenzo De Luca lancia la sua nuova sfida al motto: “Combattiamo fino in fondo”.

La preoccupazione, comunque, non manca: i sondaggi favorevoli al centrodestra e un possibile (seppur remoto) accordo tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico, non renderebbero la via spianata all’ex sindaco di Salerno. L’asso nella manica dei grillini che per ora hanno calato la carta Valeria Ciarambino, si chiama Sergio Costa, il ministro dell’ambiente ben voluto in maniera bipartisan. Su Costa ci sarebbe anche il via libera di Luigi de Magistris che con i Cinque Stelle ha intenzione di trattare anche sulla successione a Palazzo San Giacomo.

Se fosse Costa, De Magistris potrebbe mettere in campo una lista civica per le regionali, agevolare la scalata grillina al comune di Napoli e conquistare qualche posto in Parlamento. Se fosse Costa, inoltre, anche qualche pezzo di Pd, da sempre ostile a Vincenzo De Luca, potrebbe farci un pensierino. Naturalmente queste ipotesi sono strettamente collegate ai fatti romani ed anche agli accordi da sancire nelle altre regioni chiamate al voto.

Fatto sta che De Luca corre come un treno con la sua sempreverde Campania Libera e con qualche altro partito satellite, come il Psi di Enzo Maraio. Ed in più con il sostegno di gran parte della prima Repubblica campana: da Ciriaco De Mita a Paolo Cirino Pomicino, senza escludere anche qualche ammiccamento a Clemente Mastella, sempre più insofferente, insieme naturalmente alla moglie Sandra, senatrice eletta con Berlusconi, al centrodestra.

La via di fuga passa per Matteo Renzi che, a quanto pare, in Campania avrebbe abbandonato l’idea rottamatrice per sposare quella della resurrezione della Democrazia Cristiana, lasciando anche mezza porta aperta alla ribelle azzurra Mara Carfagna, tenuta all’angolo dallo stesso Cavaliere che per ora avrebbe battezzato Stefano Caldoro come leader indiscusso in Campania. Una (ri)candidatura, quella di Caldoro, che sembrerebbe prendere forma, nonostante le iniziali difficoltà. Oltre all’indecisione della Lega, dovuta più al completamento dello scacchiere nazionale che al nome indicato da Berlusconi, l’ex governatore avrebbe incassato negli ultimi giorni il sostegno di Giorgia Meloni che proprio in Campania aveva indicato come possibile candidato il suo fedelissimo Edmondo Cirielli. Insomma, Caldoro potrebbe giocarsi a pieno titolo la bella, avendo una vittoria e una sconfitta con Vincenzo De Luca. Un terzo round, condizionato, però, in questo caso, dal Movimento 5 Stelle ma anche, volendo, dallo stesso Partito democratico.

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