La Lega che non lega

di Alessandro RIZZO


Qualche giorno fa, coinvolto in un dibattito social da un vecchio amico, compagno di scuola, sull’origine del nome San Mango Piemonte, mi sono ritrovato a disquisire, brevemente ma intensamente, con quello che non sapevo essere -o essere stato- il segretario provinciale della lega.

Sono stato coinvolto, “taggato” in un post (cari amici, sono comunque giovane dentro, eh) nel quale si sentenziava l’assurdità di quel Piemonte, messo lì dopo San Mango ad omaggiare -a dire di chi pubblicava- lo scempio savoiardo compiuto al meridione dai piemontesi. E così via, in un elenco di altri paesi, alcuni citati da altri commentatori, come Guardia Piemontese, Roccapiemonte e altri.

Ho spiegato che almeno nel caso del mio Comune (perdonate il “mio” ma averlo amministrato per quasi quindici anni porta anche a questo) quel Piemonte campeggia lì da molto tempo prima che Garibaldi nascesse e che si rendesse autore, in uno con i peggiori reali che l’Italia abbia avuto, delle inaccettabili violenze consumate ai danni del Sud.

Ora, per quanto un Emanuele Filiberto che dichiara “stiamo tornando” mi impressioni più di un Harry che va a fare il boscaiolo in Canada, ho comunque spiegato, per amore di verità, che qui dimorò in eremitaggio Magno Vescovo di Trani, che fu martirizzato nel 251 d.c. e che da allora il paese prese il nome di Terra Sancti Magni Pedemontis perché il Santo si rifugiò alcuni anni in un antro ai piedi del monte che oggi porta il nome di monte San Magno. A conclusione del mio chiarimento ho poi commentato, ma non certo per fini provocatori, che una tale difesa del Sud mi sembrava incoerente con l’ostentazione di una fotografia in compagnia di Salvini, che amante del Sud proprio non lo è mai stato. Men che meno adesso, sia chiaro, che farsi ingannare dalle sue ipocrite moine pare sia diventato un sport già fin troppo diffuso per i miei gusti dalle nostre parti.

Oggi leggo che questo segretario sarebbe stato di fatto esautorato da una europarlamentare e incuriosito, soprattutto in conseguenza di quello scambio di opinioni caratterizzato da osservazioni forse un po’ incoerenti e forse un po’ fuori tema, ma decisamente garbate proprio da parte dell’(ex) segretario, ho voluto approfondire la questione e ho letto un articolo di ottobre scorso su un congresso leghista nel quale la europarlamentare si sarebbe espressa in maniera dura, orientata alla esclusione del coordinatore provinciale.

Per carità, un partito aperto, condiviso, democratico, ma senza quel signore lì in fondo, era il senso del suo discorso.

Insomma, una certa dose di tracotanza travestita da finta democrazia che a me pare paradossalmente molto coerente con l’atteggiamento del leader di questi giorni, che, avendo perduto la protezione della giunta per le autorizzazioni a procedere, mescola la spavalderia con il vittimismo, dichiara di non temere la magistratura ma invoca il patrocinio del suo popolo come difensore (quando gli sarebbe bastata la Bongiorno) e per sembrare credibile dà l’ordine di scuderia ai suoi di votare a favore dell’autorizzazione a procedere.

Un’altra operazione di marketing. In fondo lo fece anche la prima volta quando era ancora ministro e disse che lui per primo si sarebbe fatto processare, salvo poi rifletterci su un po’ meglio e cambiare idea quando la giunta era lì lì per riunirsi. Adesso però si ricorda di invocare la correità di Conte e Di Maio, a conoscenza, a suo dire, di ciò che lui stava facendo per il bene del suolo italico, della patria, dell’Italia intera! No, intera no, (sì sì, intera, che sennò i voti del Sud ce li scordiamo!). Tutti a processo, ma anche Beppe e Gigino, che aver compagno al duol, si sa, scema la pena.

Confida evidentemente nel voto contrario di Forza Italia e di Fratelli d’Italia e, forse, anche in qualche (solito) battitore libero dei 5stelle.

La verità è che dovrebbe confidare soltanto nella serietà della magistratura, che probabilmente lo salverà perché, in attuazione delle sue stesse scellerate leggi (che per inciso sono ancora lì), il fatto commesso non verrà considerato reato.

Peccato! E non perché vorrei vederlo in galera, no, ma perché mi sarebbe piaciuto leggere le sue preannunziate “le mie prigioni 2.0”. Sperando ovviamente nella scelta di un buon correttore di bozze…

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