La riflessione di Angelo Orientale*

“C’è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall’alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l’uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò, celebrare insieme come eroi della patria comune Giacomo Matteotti, ucciso dai fascisti e il filosofo Gentile, presidente dell’accademia fascista, giustiziato dai partigiani, onorare insieme le vittime antifasciste della risiera di San Sabba e quelle delle foibe titine. Proposte da comitati di reduci che evidentemente non hanno mai sentito parlare dei lager in cui i fascisti, prima e dopo l’armistizio, hanno chiuso migliaia di cittadini colpevoli unicamente di essere di etnia slovena.“ — Giorgio Bocca giornalista italiano 1920 – 2011 Partigiani della montagna, pref., 2004, p. 13. Non a caso ogni anno in prossimità del 25 aprile quello che già notava il compianto Giorgio Bocca nel 2004 avviene a tutti i livelli sia nazionali che locali con “personaggetti” di varia natura ma comunque tutti con una radice culturale e politica ben radicate nella destra fascista. Ovviamente anche la nostra provincia non fa eccezione. Oggi con il solito esponente scafatese che tutti conoscono perché ha imparato ad “amplificare” i suoi dotti pensieri (si fa per dire). Ieri invece con le aggressioni e le intimidazioni al punto tale che anche a Salerno il movimento degli studenti e quello del movimento operaio dovettero conquistarsi fisicamente l’agibilità politica scuola per scuola, in ogni fabbrica (chi si ricorda il ruolo che aveva la Cisnal nei luoghi di lavoro?). In alternativa la si vuole far passare “il 25 aprile ci saranno i cortei, i partigiani e i contropartigiani, e i rossi, i neri, i verdi e i gialli. Siamo nel 2019 non mi interessa il derby fascisti-comunisti.” (Matteo Salvini, allora ministro degli interni 23/4/2019). Ovviamente questo “rituale” annuale partono con il solito tam-tam di editoriali sui maggiori quotidiani fino ad arrivare puntualmente alle solite due o tre domande e/o affermazioni: “ma che ci sono ancora i fascisti?”, “il pericolo di un ritorno al fascismo è inesistente”, “è una festa comunista” e roba simile. Quindi è importante allora ribadire, anche se in modo estremamente sintetico, il perché si celebra il 25 aprile. Il 25 aprile non solo festeggiamo la liberazione del nostro paese dall’occupazione nazi-fascista, ottenuta grazie al movimento dei partigiani (pagando un prezzo altissimo) che senza il supporto e la complicità della popolazione non sarebbero mai stati in grado di “reggere” e “operare”. Ma festeggiamo anche e soprattutto le fondamenta della nostra democrazia (che a mio parere rimarrà incompiuta fin quando la nostra Costituzione non sarà interamente applicata). Chi afferma che il pericolo del fascismo oggi è inesistente è in errore, in clamoroso errore. Senza citare i recenti fatti internazionali (Ungheria ad esempio) limitiamoci al nostro territorio nazionale. C’è un iperattivismo “populista” che ha ben sedimentato la “voglia dell’uomo solo al comando”, o l’idea che la politica è solo un costo (riduzione dei parlamentari), e che purtroppo soprattutto, in questo periodo di emergenza causato dalla pandemia, è di una straordinaria pericolosità. Faccio un esempio di una formidabile attualità legata appunto al 25 aprile. Come giustamente ha denunciato l’Osservatorio Democratico sulle nuove destre lo scorso 20 aprile con un proprio documento su una pericolosissima iniziativa organizzata dalle nuove destre neo fasciste, in tutte le sue declinazioni, da fare in tutta Italia proprio nella giornata del 25 aprile. Ovviamente il cosiddetto comitato promotore si autodefinisce “NOI SIAMO IL POPOLO” e punta a innescare una provocazione in diverse città creando momenti di tensione con manifestazione di piazza. Tra questi troviamo no vax, integralisti cattolici, trumpisti nostrani, Forza Nuova e compagnia bella. La presenza massiccia di Forza Nuova è stata confermata dal proprio segretario nazionale anche se è stato “anticipato” dal loro leaderino romano, Giuliano Castellino, che con un comunicato contro «gli arresti di massa, il terrorismo mediatico, la tirannia sanitaria, il modello cinese», spronando a scendere in strada “alla faccia dell’Anpi, di chi vorrebbe farci cantare l’inno della sconfitta e del tradimento rinchiusi sui balconi (il corsivo e il grassetto è mio)». Eccovi quindi anche il virus diventa occasione per loro di costruirsi occasione di visibilità, di provocazioni, di definizione della democrazia del nostro Stato come frutto “del tradimento e della sconfitta”. E tutto questo nel nome di una rivolta contro il «regime dittatoriale mascherato da lockdown!». Appunto la storia si ripete di nuovo. I fascisti sono sempre stati e saranno sempre il “braccio violento” del patronato più retrivo e reazionario che non a caso stanno operando per una apertura totale delle loro attività e i loro profitti malgrado le migliaia di morti già registrati . E quindi “Noi con i fascisti abbiamo smesso di parlare il 25 aprile del 1945” (Giancarlo Pajetta, dirigente comunista e partigiano). Ps: per brevità e per tentare di rispettare il limite dello spazio ricevuto non ho toccato alcuni “nodi” che meritano di essere affrontati, e al contempo non mi è stato possibile sviluppare e rafforzare alcuni aspetti e passaggi del mio scritto e quindi mi scuso. Per chi invece vuole approfondire il documento dell’osservatorio democratico sulle nuove destre da me citato lo trova a questo link https://www.facebook.com/photo.php?f bid=261462341653798&set=gm.2536289 646472785&type=3&theater *Associazione Memoria in Movimento

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