"La situazione è devastante già da settimane, il Nord non acquista più da noi, solo disdette"

“Situazione devastante”. Bastano due semplici parole ad esprimere il quadro desolante che stanno vivendo i produttori di una importante eccellenza del territorio salernitano che ha fatto dell’export e della vendita nelle regioni del Nord Italia il suo punto di forza: la nocciola Igp di Giffoni. “Ormai da settimane – denuncia Michele di Muro, titolare dell’azienda agricola Nobile di Sieti di Giffoni Sei Casali – gli ordini dagli esercenti del settentrione, i nostri principali clienti, si sono praticamente azzerati. Alcune imprese hanno addirittura perso i loro titolari a causa di questo maledetto virus”.
Anche la pregiatissima nocciola di Giffoni non ha più mercato?

“In questo momento stiamo vivendo una situazione devastante. La percezione di un calo si è avuta sin da quando è iniziata la disdetta degli ordini da parte delle gelaterie del Nord Italia già a fine febbraio. Non abbiamo ricevuto nessun ordine nemmeno dalle pasticcerie del territorio che lavorano questo prodotto”.


Ha inciso il coronavirus in sè o le restrizioni per la limitazione del contagio?
“Uscire da questa situazione non credo possa essere facile soprattutto per aziende come la mia che lavorano con il Nord Italia, dove a causa del coronavirus le aziende sono realmente al collasso: non mancano realtà imprenditoriali i cui leader sono deceduti proprio a causa di questo virus. Sul territorio campano lavoravamo già poco – a parte pochi clienti selezionati”.
Come mai?

“Purtroppo c’era una scarsa consapevolezza da parte di alcuni consumatori del valore di questo marchio. Pasticcerie e ristoranti del territorio al momento sono chiusi e, nella consapevolezza di non sapere ancora quando riapriranno, non hanno effettuato i nuovi ordini, che per quanto riguarda il territorio erano quelli che a livello finanziario ci reggevano. Dal governo non c’è bisogno che giungano aiutini meschini, ma occorre siano assunti sgravi fiscali seri per le aziende in modo da consentirci di operare con la stessa tranquillità. Prorogare soltanto le scadenze non ha alcuna ripercussione positiva. A metà maggio, qualora tutto dovesse rientrare, non avremo risorse sufficienti per poter andare avanti fino a giugno o luglio.

Andrea Bignardi

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