L’amore investito

di Vincenzo Benvenuto

Che nottataccia per Don Arturo! Quella milza innaffiata dal robusto vino di Giovi, gli si è messa a quattro di bastoni proprio sulla bocca dello stomaco. Eppure l’aveva avvisato la signora Marta, sua rispettabilissima signora, della pesantezza di tale pietanza a quell’ora tarda! E già, proprio lei.

Più della seccatura di svegliarsi a ogni fermento dell’enorme riserva in ebollizione, lo infastidisce a morte dover ammettere che sua moglie ha avuto, ancora una volta, ragione. Da sempre la sua Marta aveva la ragione come gradita compagna di viaggio. Sia quando l’aveva spinto, appena diplomato, a fare il concorso alla Provincia, superato poi alla grande; sia quando si era messa a fare il diavolo a quattro per cambiare casa, in quel novembre del 1980, proprio pochi giorni prima che il terremoto la radesse al suolo. Non ci stavano santi, c’azzeccava sempre; i suoi responsi erano verità pura, adamantina, altro che quelli confusi e pasticciati della sibilla cumana!

Eppure un giorno, proprio nel momento in cui era indispensabile aver ragione, aveva avuto disperatamente torto. «Caro, perché non investiamo tutto sui bond Parmalat?». Oh se fosse possibile tornare indietro! Ma, d’altra parte, lei non sbagliava mai. «E poi la società è seria, mica una di quelle che nascono oggi e muoiono domani! Lo dice pure la zia Rita di Parma che i Tanzi sono persone perbene. Amore – e già perché un tempo si chiamavano così – dai retta a me, lo sai che non sbaglio mai: l’investimento è sicuro e altamente redditizio.» Mentre ricorda queste parole, davanti allo specchio, stringe più forte il nodo della cravatta a pois blu.

“Investimento sicuro e redditizio, che coglione!” Avrebbe potuto, dovuto sapere (diamine, è pur sempre un contabile!) che non esistono investimenti che hanno entrambe queste qualità. “Non si può pisciare e andare in carrozza, ecco tutto!”. Ma d’altra parte, sua moglie aveva avuto sempre ragione. Eccola qui, mentre inzuppa la sua brioche caramellata nel latte. Sembra una matrioska, tanto è diventata chiatta. Sì d’accordo, anche lui si è ridotto a un ammasso di trigliceridi e colesterolo ma…lui è pur sempre un uomo, cazzo! Eppure… eppure un tempo l’amava alla follia, questa maledetta. Poi però, ha sbagliato. La ragione ha scelto (e come darle torto?) una sacerdotessa più graziosa.

Così, nel mentre la raggiera dei ricordi si sfizia a ottundergli la mente, lo si può vedere, alle otto e venti in punto, scendere giù in strada e montare sull’enorme fuoristrada; e qui, come ogni mattino che Dio manda in Terra, s’industria a cacciare le cicorie dal culo del possente motore. L’unico modo, questo, che gli è rimasto per rifarsi dalle angherie della vita: percorrere cinque o sei volte, a tutto gas, quei circa duecento metri che separano la sua abitazione dall’ufficio.

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