L’ANSIA: Conoscerla per affrontarla

di Veronica Benincasa

SAI COS’È L’ANSIA?

L’ansia è un’emozione di base che implica uno stato di attivazione dell’organismo quando una situazione viene soggettivamente percepita come pericolosa. Si tratta, nello specifico, di un sistema di risposta cognitivo, affettivo, fisiologico e comportamentale che può essere sperimentato in circostanze molteplici ed è impossibile eliminare completamente. La parola ansia, dal latino angere = “stringere”, comunica molto bene la sensazione di disagio vissuta dal soggetto, ovvero l’idea di costrizione, di imbarazzo e di incertezza rispetto a ciò che si pensa potrebbe accadere. L’ansia, diversamente dalla paura, non presuppone necessariamente un reale pericolo. L’American Psychiatric Association (1994) descrive l’ansia come l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli stimoli ansiogeni possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno.

COME SI MANIFESTA L’ANSIA?

L’ansia coinvolge l’intero organismo, con manifestazioni evidenti a livello fisiologico, cognitivo, emotivo e comportamentale.

Sintomi fisiologici: palpitazioni, tachicardia, aumento della sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, nausea o disturbi addominali, sensazioni di vertigine, di svenimento, brividi o vampate di calore, formicolio, paura di perdere il controllo o di morire, ecc. Sintomi cognitivi: Pensiero catastrofico, paura di perdere il controllo, di svenire, timore di avere un infarto, scarsa concentrazione, scarsa memoria, ipervigilanza, ecc.

Sintomi emotivi: Nervosismo, impazienza, tristezza, paura, irritazione, frustrazione, inerzia, ecc.

Sintomi comportamentali: fuga, evitamento, ricerca di rassicurazioni, difficoltà di parlare,ricerca dirassicurazioni, sentirsi paralizzati, ecc.

A COSA SERVE L’ANSIA?

L’ansia appartiene da sempre a tutti gli individui. Pensare a essa in termini esclusivamente negativi è un errore poiché di per sé risulta adattiva e protettiva. Percependo di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in ansia attiva una serie di fenomeni neurovegetativi (aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco, della sudorazione, ecc.) perché necessita della massima energia muscolare a disposizione al fine di scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza. L’ansia, quindi, rappresenta un’importante risorsa quale meccanismo fisiologico efficace in molteplici situazioni esistenziali per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta, evolversi, migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame) e sopravvivere.

QUANDO L’ANSIA DIVENTA DISFUNZIONALE?

Quando il livello di ansia esperito è eccessivo, ingiustificato o sproporzionato rispetto alla situazione vissuta, l’ansia diventa patologica. In questi casi il normale funzionamento della persona è compromesso generando, di conseguenza, una grossa invalidazione e spesso un’incapacità di affrontare anche le consuete situazioni di vita quotidiana. In presenza di ansia patologica (disturbi d’ansia) è necessario intervenire efficacemente mediante mirati interventi psicoterapeutici a orientamento cognitivo-comportamentale che hanno dimostrato un’indiscussa efficacia in centinaia di studi scientifici. I disturbi d’ansia sono disturbi molto comuni. L’ansia è sicuramente la patologia per cui si richiede di più l’aiuto psicoterapeutico. Ne soffre circa 1 persona su 20.

CAUSE DELL’ANSIA PATOLOGICA

Non esiste una causa unica per l’ansia patologica. È possibile vi sia una predisposizione genetica familiare ad essere ansiosi, oppure può essere influenzata dall’educazione ricevuta, dall’ambiente socio-culturale in cui è inserito, dallo stress causato da un importante cambiamento nella propria vita (la perdita del lavoro, il pensionamento, un trasferimento, un lutto, un incidente, la nascita di un figlio, la chiusura di una relazione significativa), da una bassa autostima. Questi fattori interagiscono tra loro in modo e in misura diversa da persona a persona. La ricerca empirica ha comunque dimostrato l’esistenza di una trasmissione familiare dei disturbi d’ansia, di una vulnerabilità genetica che conduce alla loro insorgenza. È stato, inoltre, rilevato che le donne hanno un’incidenza significativamente più alta per i disturbi d’ansia perché sentono di più le emozioni negative.

CARATTERISTICHE DELL’ANSIA PATOLOGICA

Pensieri disfunzionali: Si percepisce come minacciosa una situazione che non è oggettivamente tale. Esempio: Elisa alla vista di un cane tenuto al guinzaglio si spaventa perché si attiva nella sua mente il pensiero «sono in pericolo». Questo pensiero disfunzionale genera a sua volta un’ansia patologica in quanto l’osservazione diretta del cane non costituisce di per sé una reale minaccia. L’ansia provata in questa circostanza è dunque eccessiva e incongrua rispetto alla realtà oggettiva vissuta (Beck et al., 1985).

Funzionamento compromesso: Le abituali attività in cui si è coinvolti (lavoro, scuola,relazioni sociali, hobbies) sono compromesse in modo più o meno significativo. Esempio: non prendo più l’ascensore, o la metro, o l’autobus. Persistenza continua della minaccia o del pericolo: L’individuo pensa di continuo o troppo a lungo a eventuali pericoli (minacce) futuri senza avere prove che possano verificarsi. Prova, dunque, un’intensa paura anche in assenza di reali stimoli minacciosi.

Falsi allarmi: Una marcata paura, una forte ansia o il panico si manifestano in assenza di stimoli minacciosi, appresi o no, oppure in presenza di una minaccia minima (Barlow, 2002).

Ipersensibilità agli stimoli: La paura e l’ansia costituiscono una risposta avversiva a uno stimolo interno o esterno percepito come potenzialmente pericoloso.

IN CHE MODO LO STRESS INFLUENZA L’ANSIA

Lo stress, come l’ansia, non ha necessariamente un’accezione negativa. Si tratta infatti di una reazione fisiologica e psichica ad una minaccia reale o percepita che richiede un’azione o una soluzione. In questi termini può dunque essere considerato un meccanismo adattivo. Se però lo stressor (stimolo stressogeno) perdura e diventa cronico, produce effetti negativi significativi sulla salute. Nella nostra quotidianità sono molteplici gli eventi che percepiamo come negativi e che incidono sulla nostra qualità di vita. Si pensa spesso, erroneamente, che lo stress scaturisca da eventi insoliti e singolari (perdita del lavoro, difficoltà economiche, chiusura di una relazione importante, ecc.). Pochi sanno, invece, che lo stress è influenzato altresì da fattori consueti come il cibo (caffeina, grassi saturi animali e vegetali, alimenti contenenti zuccheri e carboidrati raffinati), il sonno (dormire poco) e le abitudini malsane (fare abuso di alcool o di dispositivi tecnologici, fumare, ecc). Questi fattori influenzano i nostri pensieri, il nostro umore, il sistema endocrino, immunitario e nervoso.

COME SONO COLLEGATI STRESS, ANSIA E ATTACCHI DI PANICO?

È bene sapere che ognuno di noi nasce con un livello di ansia basale, diverso da persona a persona. Questo livello di ansia se sottoposto a un aumento dello stress negativo percepito si innalza, raggiungendo una certa soglia. Il superamento di questa soglia può generare un attacco di panico. Quando i fattori stressanti permangono a lungo a un livello elevato, l’attacco di panico non rimarrà un fenomeno isolato ma si cronicizzerà, trasformandosi in un vero e proprio Disturbo di panico. Il livello di ansia basale rappresenta la vulnerabilità del soggetto a sviluppare un disturbo d’ansia. I livelli di ansia possono diminuire se impariamo a gestire gli eventi stressanti della vita quotidiana, diminuirà la possibilità che il livello di ansia aumenti. Anche se a volte si vorrebbe poter eliminare totalmente l’ansia, questo non è possibile, considerando il ruolo adattivo che l’ansia svolge nella nostra vita, né tanto meno auspicabile!

Quindi, partendo dal presupposto che un po’ di ansia la proveremo sempre nella nostra vita, questo è ciò che potremo fare insieme attraverso la terapia cognitivo-comportamentale:

  1. Correggere le interpretazioni erronee di pericolo;
  2. Sviluppare un modo di pensare più costruttivo e flessibile;
  3. Valutare in modo adeguato le risorse che già si possiedono per affrontare le situazioni difficili;
  4. Aumentare le capacità personali di fronteggiare e risolvere i problemi. (continua)

Contatti
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