L’aperitivo sui tetti di New York con Piero e Tony

di Matteo Maiorano

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Così Cesare Pavese nel suo “La Luna e i falò” definiva il concetto di patria, di casa.

Piero Armenti e Tony Minervini hanno deciso di investire tempo e futuro lontani dalle proprie radici: urban explorer il primo, guru della notte il secondo, hanno spostato i loro sogni dai piccoli centri alla metropoli dei sogni, aprendo ad una collaborazione che ha portato i due giovani ad avere grandi soddisfazioni. Salernitano con la passione per la cultura americana, Piero ha fondato il blog “Il mio viaggio a New York”, in cui racconta la vita quotidiana e le abitudini dei newyorkesi. Video bizzarri e foto pittoresche addobbano la pagina che ormai ha raggiunto quasi il milione di like. Con Tony, che gestisce eventi notturni nella Grande Mela, hanno realizzato una forma di aperitivo con vista mozzafiato, i “rooftop”, che offrono agli ospiti ore indimenticabili con la scenografia di un’America da sogno.

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PIERO ARMENTI

Da dove nasce l’idea di investire lontano dall’Italia?

«Non sono un imprenditore né ho mai avuto soldi da investire. “Il mio viaggio a New York” è un progetto nato per passione, e che poi poco a poco è diventato una realtà molto grande grazie ai social media. Il turismo, tra tutti i settori, è quello perfetto quando non hai soldi da investire. Si basa molto sulle immagini e la comunicazione, componenti che oramai hanno costi decrescenti. L’America ti dà la sensazione che tutto possa accadere e questo mi ha spinto probabilmente a fare qualcosa che non immaginavo. Ero più affine al mondo della cultura che a quello dell’impresa, vista la mia formazione umanistica. New York ti cambia, qui ti scopri diverso. Ed è una cosa bellissima».

Cosa offre la metropoli rispetto al piccolo centro?

«Io non amo la piccola realtà di provincia e me ne sono andato per questo. Amo la metropoli, le sue mille opportunità, l’economia dinamica, il suo ottimismo a volte ingenuo e anche la vitale disperazione. Sono tutti ingredienti che ti danno la possibilità di trovare il tuo cammino senza dover dar conto agli altri. Qui respiro libertà, ed è una libertà che non saprei neanche definire. Nei piccoli centri tutto questo manca, ma so benissimo che molte persone amano invece la provincia perché si sentono rassicurati dalla sua calma, dal suo essere “a misura d’uomo”. Ho sempre saputo di dover andar via da Salerno per apprezzarla».

Perché mettersi in gioco proprio a NYC?

«New York è il grande amore di ogni viandante. Perché è la città patria di ogni straniero. Il suo simbolo è una statua dedicata a coloro che emigrano per trovare la felicità che gli è negata in patria. Questa sua corsa verso il cielo, grazie ai grattacieli, è la grande rivalsa di ogni emigrante. Parte di questa gente scappava dall’Europa ed è riuscita a fare qualcosa di molto più grande. Da qui nasce il patriottismo americano: se la sono costruita con il sudore questa grandezza. A me tutto questo affascina, forse perché sono sentimenti che provo anche io. Chi emigra soffre sempre un po’ e cerca rivalsa. Io penso di averla trovata».

Di cosa ti occupavi in Italia e che lavoro svolgi ora in America?

«In Italia ho studiato, ho fatto anche un dottorato all’Orientale di Napoli in cultura deil paesi ispanoamericani. Ho vissuto e lavorato come giornalista in Venezuela per cinque anni. Ora mi occupo di turismo, comunicazione e soprattutto narrazione. “Il mio viaggio a New York” è un progetto di narrazione della Grande Mela: per ora fatto sui social, dove su Facebook abbiamo quasi un milione di followers, ma poi anche tramite libri ed altri progetti. Ma non parliamo solo di NYC intesa come metropoli, parliamo della città anche sotto il profilo dei suoi valori: libertà ed emancipazione. Vogliamo dare una speranza a tutti quelli che pensano sia troppo difficile cambiar vita, comunicare il messaggio: fregatene di tutti, fai la tua vita».

Cosa consigli a chi vuole investire in patria e cosa invece a chi va all’avventura lontano dai propri confini?

«Per chi vuole restare a Salerno, consiglio di viaggiare il più possibile perché, noi non ce ne rendiamo conto,è facilissimo farlo. Hotel e aerei oramai costano pochissimo rispetto a venti anni fa. Pensate a mio nonno: per lui viaggiare da Salerno a Napoli era più difficile che andare da Napoli a Londra ora. Per chi vuole investire all’estero, consiglio di andare sul luogo e capire come funziona quel posto, facendo una prima esperienza di lavoro fuori. Per come la vedo io, prima di farsi una famiglia è meglio provare a fare qualcosa di grande nella propria vita per sistemarsi e godersi a pieno tutte le opportunità che ci sono, invece di vivere ai margini della società e sprecare una traiettoria di vita».

 

TONY MINERVINI

Da dove nasce l’idea di investire lontano dall’Italia?

«Parte dalla voglia di mettermi in gioco in ogni momento della mia vita. L’Italia iniziavo a sentirla stretta, quindi ho dato ascolto alla piacevole follia che c’è in me».

Cosa offre la metropoli rispetto al piccolo centro?

«Tutto ciò di cui una persona ha bisogno per vivere. Successo, meritocrazia, innovazione, guadagno, opportunità sono i punti cardine della grande città. Di contro c’è da ammettere che si dà troppa importanza alle cose materiali, ma se nella nostra anima resteremo sempre legati alle affettività, ai buoni principi, niente riuscirà a cambiarci».

Perché mettersi in gioco proprio a NYC?

«Adoro trasformare il mio stile di vita. La routine non è parte delle mie note, amo viaggiare. Mi piace sentirmi un po’ come un attore all’interno di una scena di un film. New York mi ha cambiato totalmente, è stata in grado di rendermi così competitivo che ritengo sia anche mutato il mio dna. Mi sta facendo amare sempre di più le persone che ho al mio fianco: la mia futura moglie, la famiglia e i veri amici».

Di cosa ti occupavi in Italia e che lavoro svolgi ora in America?

«Gestivo la mia azienda, la Tooslick Communication. Mi occupavo, inoltre, di marketing, management artistico ed eventi, non ho fatto altro che trasferire tutto nella Grande Mela. Qui ho aperto anche altri canali business come real estate. Ho intrapreso inoltre da tempo con il mio caro amico Piero Armenti una collaborazione: sono diventato il guru della notte, mi occupo dell’organizzazione di eventi notturni quali i rooftop, che offrono alle persone viste mozzafiato, buona musica e ottimi drink».

Cosa consigli a chi vuole investire in patria e cosa invece a chi va all’avventura lontano dai propri confini?

«Per tutti coloro che credono nel proprio paese vi dico di sfidare il sistema, di credere sempre in voi stessi: il vostro pensiero è più importante di tutte le voci che vi circondano. Se volete raggiungere un folle obiettivo, dovrete cadere, rialzarvi e non arrendervi mai, come facevate da piccoli quando vi divertivate in bici. Per chi ritiene che l’Italia gli vada stretta, per gli amanti della piacevole follia, fuggite se vi sentite oppressi, perché non dovrete mai avere rimpianti, tuffatevi nell’avventura: non si deve arrivare al punto da chiedersi come sarebbe stato».

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