Le nostre debolezze

di Andrea Pellegrino

Ormai è fatta. Il Coronavirus è arrivato in Italia.

E c’è poco da fare, la frittata è fatta e servita. Sulle responsobilità, presunte o no, ci sarà tempo e modo di approfondirle dopo la bufera legata all’emergenza, con qualche procura d’Italia che prenderà in mano la situazione. Ma questo accadrà poi. Oggi c’è il panico misto alla reale preoc-
cupazione del problema e alla supremazia di qualche ammini-
stratore locale, regionale o nazionale pronto a prendere la palla in balzo e tirarla nella porta elettorale e del consenso.

Che manca un reale coordinamento isti- tuzionale che parta, appunto, dalla Presi- denza del Consiglio dei Ministri. Pratica- mente ad oggi ogni regione, ogni provincia e ogni comune d’Italia fa ciò che vuole.

Le linee guide – semmai arriveranno – saranno comunque tardive, dopo che, appunto, il caos è già bello che avanzato. Nonostante i plausi (che pure sono legittimi), è bene evi- denziare che la Protezione Civile, nelle di- verse (e tante) situazioni emergenziali, si è distinta sempre per tenacia e pugno fermo, autorità e autorevolezza, rispetto ai giorni d’oggi che assume tutti i tratti (e le negatività) degli attuali governati. Problema ulteriore: le strutture sanitarie.

Ad eccezione di qualche eccellenza, sostanzialmente il Coronavirus italiano ha mostrato tutta la debolezza dei tantissimi pronto soccorso di provincia co- stretti a sbaraccare e chiudere bottega al primo paziente con quale sospetto in più.

Poi la corsa alle ordinanze di chiusura, semichiusura di sindaci e amministratori, mentre sfuggono alcuni centri nevralgici dove seriamente la trasmissione del virus potrebbe essere più probabile.

Sono nell’ordine trasporti e zone portuali. Di quest’ultime, in particolare, per ora nessuno ha aperto bocca. D’altronde chiudere le scuole non costa nulla (paga lo Stato). Per il resto alcune dinamiche economiche restano superiori. A tutto.

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