L’Indomita congela il sogno promozione “Lo sport di fronte alla sfida più difficile”

di Matteo Maiorano – Un terremoto nella pandemia. Il mondo del volley sta provando ad uscire dalle macerie che inevitabilmente lascerà il coronavirus. La pallavolo dovrà fare i conti con le dimissioni da parte di Diego Mosna e Mauro Fabris, i due presidenti delle leghe nazionali maschili e femminili. La decisione è maturata a margine della scelta, da parte della Fipav, di cancellare i campionati e non assegnare lo scudetto. Tradotto: niente play-off ad ormai una manciata di partite dal termine della stagione regolare. La decisione, non condannabile sotto il profilo etico, è stata messa sotto la lente d’ingrandimento per via della scarsa considerazione avuta dalla Federazione delle proposte delle Leghe, che avevano avanzato l’ipotesi di un mini play-off da tenersi a fine luglio al Foro Italico (con tanto di diretta tv, ndr). Le decisioni dei vertici si sono inevitabilmente riversate sui campionati minori: e così l’Indomita, dopo aver praticamente stracciato la concorrenza del girone, ad una sola partita dal termine della stagione regolare si vede cancellare tutti i progressi stagionali. Il tutto nell’anno del settantennale della società biancoblù. La presidentessa Maria Ruggiero, in linea con le decisioni della Fipav, guarda con rammarico a quanto messo su dalla società, provando ad immaginare il futuro dello sport.

Presidente, l’Indomita viaggiava a ritmi importanti prima del lockdown. Può fare un punto della situazione?

“Mancava una sola partita alla fine del campionato, quella di recupero contro l’Azzurra Volley. Abbiamo costruito una rosa importante che aveva di fatto già i favori della matematica per prendere parte agli spareggi promozione. Progressi simili erano stati fatti registrare dalla selezione femminile: le ragazze erano prime del loro raggruppamento e le probabilità di salire in D erano molto elevate”.

Qualche giorno fa la Fipav ha preso la decisione di cancellare i campionati.

“Scelta comprensibile, non è facile gestire l’organismo in una situazione emergenziale. Sono amareggiata perché società, tecnici e atleti hanno dato tutto, vivendo una stagione sulle ali dell’entusiasmo e del trasporto emotivo. Tante situazioni non sarà facile ricrearle e l’investimento fatto è stato importante”.

Cosa pensa delle dimissioni di Mosna e Fabris?

“Partiamo dal presupposto che la A è una lega che viaggia su meccanismi differenti dalla nostra. Ritengo che le dimissioni siano frutto di fratture ormai insanabili e forse l’interruzione dei campionati ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: i due hanno chiesto i play-off ma la federazione ha fatto muro”.

Quest’anno ricade il settantesimo compleanno della società.

“Stavamo lavorando anche sotto questo profilo. A febbraio avevamo costituito un comitato aperto del quale faceva parte, oltre alla sottoscritta, Gino Senatore e Massimo Pessolano. C’era stato un incontro preliminare in cui confrontare le diverse idee, ma era un progetto in itinere con diversi punti salienti. Sia il Comune che la Federazione centrale avevano dato grande sostegno per i festeggiamenti. Avremmo ospitato con molta probabilità la Nazionale maschile di pallavolo oltre a tante altre diverse realtà territoriali”.

È d’accordo sull’introduzione delle nuove categorie Under nelle selezioni giovanili?

“Certo, sarebbe stato un peccato fare diversamente: così almeno questa categoria recupera i progressi fatti e nessuno sarà tagliato fuori”.

Prendere decisioni di questi tempi non è facile. Lei come avrebbe affrontato la questione?

“Avrei aspettato fine maggio e avrei organizzato i play-off con il coinvolgimento di meno organici”.

Come immagina il futuro del volley?

“Spero possa riprendersi. Sarà difficile confrontarsi con la paura delle persone e bisognerà capire se i genitori si sentiranno tranquilli nel far praticare sport ai propri figli. La rinascita parte da questi particolari”.

Si è parlato di un taglio agli stipendi del 40%: in virtù del fatto che si sono giocate il 90% delle partite, non reputa sia eccessivo?

“Sì, ma immagino che le società abbiano tenuto conto anche di altri fattori. Tenga presente che gli sponsor andranno via, ci sono tante situazioni che vanno oltre la semplice gara”.

Secondo lei, ai nastri di partenza, quante società saranno realmente in grado di affrontare il nodo iscrizione?

“Sono sincera, credo che le piccole società non saranno in grado di partecipare ai campionati. Purtroppo, se gli iscritti lasceranno le palestre non ci saranno i numeri per disputare gli incontri. Molte società dovranno saltare, per quanto possibile, una stagione. Il danno, nelle serie minori, è incalcolabile”.

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