Lo spettro della disoccupazione incombe su bar e ristoranti

Incertezza economica e occupazionale, disagi per la clientela che si traducono in un calo dei ricavi. È questo il messaggio che giunge dai titolari di attività che negli ultimi tre giorni, con l’inizio della “Fase due”, hanno riaperto i battenti dei propri locali per consentire la vendita non solo a domicilio ma anche da asporto dei propri prodotti. Nonostante il dietrofront di De Luca, tuttavia, che ha allentato le pesantissime restrizioni imposte originariamente per le consegne a domicilio, non tutti hanno buone speranze per il futuro. “Si tratta di una decisione nei tempi, ma non adatta alle nostre esigenze – commenta Marco Zita, patron del Gran Caffè Sant’Andrea – installare un tavolo all’esterno per far ritirare gli alimenti e altro alle persone e alla clientela è una sciocchezza. Potrebbero tranquillamente ritirare ciò che a loro occorre al bancone, ovviamente con tutte le precauzioni del caso”. Tanti i timori e le incertezze soprattutto sulle ricadute occupazionali (negative) che potrebbe avere una riapertura troppo procrastinata in avanti: decine i giovani salernitani che potrebbero rimanere senza lavoro, alimentando la sacca già colma del precariato e del disagio sociale. “La situazione economica e‘ disastrosa continua – purtroppo siamo costretti a non riassumere giovani a lavoro per il calo di affluenza e delle normative vi
genti”. Resta un punto interrogativo aperto, per il titolare del Caffè Sant’Andrea, anche sull’efficacia delle misure di agevolazione fiscale prospettate dalle istituzioni locali e nazionali. “Penso stiano esagerando con le restrizioni – conclude nonostante dicano che ci saranno altri incentivi, come la riduzione della Tosap e le occupazioni di suolo pubblico, ciò non influisce in meglio sulla situazione tragica del momento: bisogna riaprire tutto e vedere l’evolversi delle cose”. Ancora più dubbi sul fronte della ristorazione, con gli operatori che in alcuni casi hanno deciso di attendere ancora qualche giorno per scegliere definitvamente come riprendere il proprio servizio offerto alla clientela. Come nel caso del “Pacchero” di Claudio Russo, che da venerdì tenterà – dopo aver puntato da sempre ed esclusivamente solo su un servizio ai tavoli per una clientela di livello medio-alto – la via del delivery e della consegna a domicilio. “Abbiamo scelto per questo fine settimana di riaprire sia con l’asporto che con la consegna a domicilio – afferma il giovane chef del locale – Non abbiamo scelto di partire prima perchè non c’erano le condizioni per poterlo fare. Viste le ordinanze, con una maggiore mobilità da parte delle persone, ci sarà la possibilità di ritirare i piatti pronti con più semplicità. Punteremo su piatti semplici, che i nostri clienti potranno gustare direttamente a casa”. Anche da quest’esperienza viene al pettine il nodo della valanga occupazionale. “La forza lavoro diminuirà
perchè i coperti saranno ovviamente ridotti – aggiunge – Non potremo avere lo stesso numero di dipendenti di prima: partiremo se tutto va bene con la metà dei coperti. Fortunatamente, però, il Comune di Salerno pare ci consenta di fruire di una porzione maggiore di suolo pubblico rispetto a prima del
l’emergenza: contiamo sulle belle giornate estive per recuperare”. Abbastanza scettico, invece, Luca Castaldi, titolare di I Love Piadina, a pochi passi dal Grand Hotel Salerno. “È ancora presto per tracciare un bilancio – commenta – Certo le prime giornate non sono state particolarmente entusiasmanti”. A contribuire ad una ripresa non particolarmente rosea, aggiunge, sono stati gli uffici, “attivi solo al 30-40%”.

Andrea Bignardi

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