M5S: Cresce il no a Draghi

di Piergiorgio la Guardia

La lista dei ministri del nuovo esecutivo ha determinato molti malumori e grande sgomento in molti parlamentari, consiglieri regionali ( vedasi Sicilia) ed attivisti.

Anche in chi aveva votato sì al quesito molto criticato su Rousseau e poi si è trovato dinnanzi ad una squadra di ministri con una presenza pentastellata molto demansionata ed al mancato ministero della Transizione Ecologica, che doveva assumere le competenze di diversi ministeri. Dunque ad un quesito non tradotto in pratica. Ma, come specifica lo stesso componente del Team Ambiente e deputato ARS avvocato in diritto dell’ambiente Giampiero Trizzino, tale processo di accorpamento richiedeva diversi iter burocratici e diverso tempo. Tra i delusi del sì ci sono anche diversi deputati e consiglieri regionali siciliani, che lamentano una presunta mancata rappresentanza siciliana penta stellata nella compagine di governo. Ma passiamo alla sempre più numerosa squadra del No a Draghi.

A proposito di Rousseau, Barbara Lezzi sta chiedendo, anche tramite una petizione su change, di riformulare il quesito sulla piattaforma Rousseau e rivotare, poiché non è stato accolto nella nomenclatura ministeriale. In caso contrario ha dichiarato di votare no anche alla fiducia. Di simile avviso il suo collega Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, che non ha nascosto il suo rammarico e di sentirsi tradito dal suo storico grande idolo Beppe Grillo, ed ha dichiarato di votare no alla fiducia all’esecutivo Draghi, lanciando una sorta di ultimatum al suo partito. Sa quasi di un avviso di sfratto invece la dura reazione di Mattia Crucioli, che invece è fermo nella sua intenzione di non accordare la fiducia al nuovo governissimo. Più mediana invece la posizione assunta dal senatore Danilo Toninelli, schierato per il No alla votazione svoltasi su Rousseau, che dichiara di rispettare l’esito della votazione sulla piattaforma pur non condividendolo e manifestando le sue perplessità su una efficacia dell’ingresso del M5S nel governo delle larghe intese. Di simile avviso anche il senatore Elio Lannutti. Ma, da quando il passionario Alessandro Di Battista ha abbandonato il M5S e pare che al momento non si impegnerà in questioni partitiche, crescono le ipotesi su una eventuale componente interna del gruppo misto fatta dai movimentisti, come forza di opposizione a Draghi. Si fanno i nomi, ma sono tutti da verificare, oltre a quelli sopra citati, anche di diversi deputati e di una forbice compresa tra 20 e 30 parlamentari pronti a tornare alle battaglie originali.

Con buona pace di chi spera ancora di ricucire lo strappo politico.

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