Mario Manzo, una vita a tutto gas

di Adriano Rescigno

«Ottimizzazione, sacrificio e strette di mano». La storia di Mario Manzo, imprenditore di Angri, raccontata dal figlio Giancarlo e dalla nipote Daniela. Dalla bottega alla leadership nazionale per vendite di auto e moto, la barba in autogrill e gli incontri con “Mister Suzuki”, al secolo Osamu Suzuki, proprietario del marchio giapponese.

«Mio padre, nato il 3 gennaio 1930 – dice il figlio Giancarlo –, proveniva da una famiglia di contadini, penultimo di 9 figli, con la passione per i motori. Appena finite le ore di scuola – parlando delle elementari – era il primo ad arrivare presso l’officina di “Lazzarino il meccanico”, sempre ad Angri, dove ha imparato, col tempo, il mestiere di meccanico che dal 1951, appena terminato il servizio di leva obbligatoria, ha iniziato a svolgere da solo».

Erano gli anni del secondo dopoguerra, e da artigiano, “don Mario” come tutti lo conoscevano ad Angri, compie il primo passo da imprenditore. «Dalle biciclette alle automobili, passando per le prime cucine a gas. C’erano anche le moto, ma l’attività non era ancora settorializzata – dice Giancarlo – tanto che fino al 1980 l’attività di mio padre era un punto di riferimento in provincia di Salerno per quanto riguarda le autovetture alla luce della vasta gamma di offerta di marchi in esposizione».

Poi quel maledetto 23 novembre 1980, con quel sisma devastante fece crollare anche il mercato delle automobili al Sud, con le case madri costrette dalle scarse vendite ad inventarsi una sorta di prima rottamazione, riducendo il margine di guadagno per i concessionari locali, e nel frattempo per la Fiat era diventato il primo rivenditore. «Dopo il sisma del 1980 mio padre dice basta alle automobili e ai marchi di motocicli già in batteria, come Fanatic Motor, Garelli ed Air Macchi, affianca la Cagiva del quale diventa concessionario. Un’altra data importante è il 1974, quando mio padre viene nominato – racconta con orgoglio Giancarlo – terzo concessionario Suzuki in Italia per vendite; dunque veniamo alla foto che con piacere tiro fuori dall’album dei ricordi. Erano gli inizi degli anni ’80 e la Suzuki organizzava in Giappone il meeting mondiale dei concessionari. In foto con mio padre c’è anche Osamu Suzuki, il proprietario del marchio che, come mio padre mi raccontava sempre, ad ogni concessionario dedicava una stretta di mano ed un inchino, in gratitudine per il lavoro svolto. Suzuki, imprenditore lungimirante, proprio in uno di questi meeting ebbe a lamentarsi con l’organizzazione, in quanto dall’Italia ogni anno arrivavano i 40 migliori concessionari, con un solo aereo e Suzuki pretese il doppio aereo. Il motivo? In caso di incidente la casa madre avrebbe perso soltanto la metà dei suoi migliori uomini italiani. Lungimiranza imprenditoriale».

Dopo il boom a cavallo degli anni ’82 – ’90, la Cagiva va in crisi a causa degli investimenti sbagliati della proprietà nell’acciaio, ma la Ducati, appartenente alla società, si salva, e proprio il marchio di Borgo Panigale oggi è il core business della Mario Manzo Moto che dal 26 luglio scorso non gode più della presenza però di “don Mario”, scomparso dopo 68 anni di attività ininterrotta. Dalla singola unità oggi l’attività annovera 12 dipendenti, tutti di Angri, e 3 punti vendita: ad Angri, a Sant’Agnello (Sorrento) e Napoli città grazie anche all’apporto dato all’attività dal figlio Giancarlo che da 33 anni gestisce l’azienda insieme al papà.

Fra i primi cinque concessionari in Italia per vendite oggi la Mario Manzo è esclusivista Ducati in 5 province, Salerno, Benevento, Avellino, Potenza, Matera; concessionaria su Napoli anche per Ktm e concessionaria Mv Augusta. «Di mio nonno – dice la nipote Daniela – ricordo l’attaccamento al lavoro, con nonna costretta a scendere in negozio per avvisarlo quando l’orario di pranzo ormai era oltre che passato».

L’ultimo aneddoto invece lo regala ancora Giancarlo: «Negli anni ’60 per diventare concessionari della Air Macchi bisognava seguire un corso, quindi mio padre, arrivata la sera, abbassava la saracinesca e andava a Varese, poi a Milano, ritornando in tempo utile per poi riaprire il negozio. Tempi che lui ottimizzava benissimo – conclude – il tempo lui lo capiva e si adeguava, e mentre si adeguava, o alla stazione o in autogrill lui faceva la barba in modo da essere ordinato per i clienti che aspettavano davanti la porta del negozio».

«Questo è il più grande insegnamento di mio padre: ottimizzazione e sacrificio».

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