Music o’clock. Cara e Fedez: le feste di Pablo tra desiderio e fantasia

Libertà. Come si può difendere questa condizione pur essendo costretti e chiusi tra le quattro mura di casa? Ancora una volta a squarciare il velo di Maya è la musica, intesa come risultante del pensiero e dell’immaginazione umana. Nasce con questa premessa Le feste di Pablo, brano registrato e realizzato nelle rispettive camerette di Cara e Fedez. Un singolo fatto in casa che ha portato a due milioni di stream, quasi un milione di views per il lyric video, tormentone su TikTok e la testa della classifica FIMI dei singoli più venduti della settimana. “Come tutte le cose belle è stato inaspettato. – rivela Cara con tono dolce ma sorpreso – Sono molto contenta e sto cercando di prendere tutto il meglio nonostante il periodo buio che stiamo vivendo. La collaborazione con Fedez è nata tempo fa come un naturale confronto di musica e di vita. Uno scambio che mi ha lasciato tracce importanti e che si è trasformato in note”. Cara, al secolo Anna Cacopardo, poco più che ventenne in un anno è riuscita a scalare classifiche e ritagliarsi una buona posizione tra le promesse della musica italiana. Dopo il suo primo singolo Mi Serve è riuscita a confermarsi anche al secondo colpo, superando qualsiasi aspettativa: “Ho forse fatto il percorso più rapido. Ho scavato tanto e tra alti e bassi sento di aver fatto un cambiamento che mi ha portato a maturare e limare tanti aspetti. Anche se c’è ancora tanta strada da fare”. Il successo de Le Feste di Pablo è dovuto, oltre che al sound orecchiabile, anche alle evidenti capacità di trasportare l’ascoltatore in un contesto desiderato, una ricerca costante di sensazioni che vorremmo provare all’interno della realtà e che, quando non ci riusciamo (per esempio a causa di una pandemia mondiale), ci rimangono impresse e pervadono l’immaginato: “È importante continuare a mettere in moto nuove idee ed immaginare nuovi mondi senza farsi prendere da questa nuova realtà innaturale. Si può rimanere accesi anche chiusi in casa. La musica è cura e spero quindi che le feste di Pablo abbia portato un po’ di colore”.

Antonio Sica

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