Primo maggio, la Costituzione sia nostra bussola

di Andrea Pellegrino

La Costituzione sia la nostra bussola. Ed oggi più che mai, primo maggio, la difesa deve partire proprio dall’articolo in cui si sancisce che questa Repubblica si fonda, tra l’altro, sul lavoro. Ma sarebbe troppo scontato parlare di lavoro, in un surreale e confuso momento, dovuto in larga parte dall’emergenza sanitaria ma anche da una approssimazione rispetto alla sua gestione. Si contano aziende chiuse, lavoratori licenziati, futuro incerto. Insomma una vera e propria ecatombe in cui la politica ha abdicato, troppo spesso, ad una comunità scientifica che a sua volta ha azionato una sorta di scaricabarile all’interno di mega staff che allo stato conta oltre 400 esperti di diretta nomina del premier. Due mesi lunghi in cui la paura e psicosi hanno tenuto banco, come giusto che sia, dimenticandosi in parte del domani. Il primo maggio 2020 è la festa più buia, più inopportuna e più imbarazzante, considerate le insignificanti misure messe in campo per salvaguardare un diritto costituzionale. Ed altri diritti che rischiano di essere compromessi anche con l’avvio della fase 2, quando si riaccenderanno le speranze degli italiani, caricati da aspettative ma confusi, nel contempo, da decreti, fatti, rifatti e rivisti. Tutto questo nel tempo tra una conferenza stampa (senza contraddittorio) e l’altra, del presidente del Consiglio dei Ministri. Abbiamo assistito silenziosi, nonostante il rispetto e la dignità degli italiani, ad una caccia alle streghe, o nel caso specifico all’untore, con tanto di elicotteri o droni delle forze dell’ordine in volo sulle nostre città. Oggi siamo alla vigilia di nuove e confuse disposizioni che limitano ancora quelli che sono i diritti costituzionali, aggravate da concessioni che non hanno né supporto scientifico né tantomeno tecnico. Come se fosse facile individuare un «rapporto amoroso stabile o meno», o «una amicizia sincera o meno». Potremmo assistere a scene surreali e comiche a posti di blocco, piuttosto che a veri e propri controlli per limitare gli spostamenti. Sotto il profilo della crisi economica, si conta ancora una larga fetta di lavoratori che non ha ancora ricevuto il bonus (600 euro) o la cassa integrazione; ci sono imprese che non hanno ancora compreso quale dei protocolli sanitari adottare per la ripresa e ci sono tante famiglie in preda alla disperazione. Sono loro, commercianti, imprenditori, dipendenti privati, i veri produttori di reddito e il motore della nostra economia e della nostra nazione che vivono diversamente a quanti, loro fortuna, ricevono – quarantena o no – uno stipendio ogni mese, benchè impegnati in un ridottissimo lavoro agile nella formula più chic ad uno “smart working”. La politica ha la sua colpa più grossa: quella di essersi nascosta, fino ad ora, per pudore, consentendo, inoltre, ad un premier (tra l’altro solitario) di «concedere» diritti, sanciti costituzionalmente, agli italiani. Una strada pericolosa, considerate ancora reiterazioni, in vista dell’avvio della «fase 2». Il primo maggio 2020 sia una data storica e non retorica: si svesta dell’ipocrisia, delle frasi fatte e delle passerelle (virtuali) e torni a riempirsi della Costituzione. Probabilmente sarà da esempio anche per i prossimi, ormai noti, Dpcm. Solo così avremo una base su cui aggrapparci, abbandonando la strada dell’approssimazione e seguendo un faro di speranza in questa notte buia.

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