“Quando tutto sarà finito vorrei vedere un Arechi gremito”

di Matteo Maiorano – Ha lasciato il calcio professionistico da diversi mesi ma di appendere le scarpette al chiodo Roberto Cardinale non ne vuole proprio discutere. Imprenditore, allenatore e padre di famiglia, l’ex capitano della Salernitana ha aperto nel suo amato Cilento la Dimora dei Cardinali, country house accogliente dal quale commenta le recenti vicissitudini legate al Coronavirus. E i risvolti dello stesso sull’economia calcistica, già di per sé effervescente in questo periodo dell’anno.
Dallo spogliatoio alle stanze di un agriturismo: quando hai pensato di investire in questa nuova attività?
“La natura è sempre stata una mia passione. Ricongiunge l’uomo ad aspetti primordiali. Sono cresciuto in una famiglia di estrazione contadina. La mia formazione scolastica è avvenuta in un’istituto del turismo, laddove ho maturato le prime qualifiche professionali, è quasi un percorso naturale. La famiglia di mia moglie è grande amante della cucina, diversi componenti sono chef di professione. Abbiamo coniugato così inclinazioni comuni e dato vita a questa nuova attività”.
Perché avete scelto il Cilento come sito per la Dimora dei Cardinali?
“Ho scelto questa terra perché, tra le altre cose, sono legatissimo a Raffaele Torre, la cui famiglia incarna principi e valori dello sport. Raffaele è il papà di Gianfranco scomparso anni fa, mio compagno di squadra quando insieme militavano nel settore giovanile granata.Il Cilento è ricco di paesaggi meravigliose. Ho trovato la mia dimensione in un luogo naturalistico, a misura d’uomo. Volevo infine che i miei figli vivessero un contesto come quello cilentano, scevro dalle problematiche della grande città”.
Il Coronavirus ha colpito l’economia a tutte le latitudini…
“Il nostro settore non è immune al momento storico e ai diversi risvolti. La gente è barricata in casa e noi abbiamo chiuso i battenti da un mese a questa parte. Stiamo con le mani in mano con la speranza che la situazione cambi. Ho interrotto anche la professione di allenatore presso la polisportiva Santa Maria di Castellabate: al momento i piccoli sono fermi come da protocollo”.
Cardinale allenatore ha qualche sogno nel cassetto?
“Il mio desiderio è fare carriera in questa nuova veste e lanciare qualche enfants prodige del territorio verso i grandi palcoscenici”.
Un pò quanto accaduto ad un promettente difensore, con la maglia granata, nel lontano ’99…
“Ho ricordi fantastici di quegli anni. Sono stato molto fortunato, ho vissuto anni incredibili. Certo, le contestazioni non sono mancate, ma hanno reso ancora più vivaci le settimane della stagione: il gruppo è riuscito sempre a venirne fuori. Salerno ha rappresentato la mia crescita umana e professionale, il trampolino di lancio per maglia azzurra. Qui ho messo su famiglia, ho le mie radici”.
Ritiene adeguata la rosa granata per raggiungere gli spareggi promozione?
“La squadra ha bisogno di continuità, quel pizzico di equlibrio che permette di scendere in campo tranquilli. Non vedo l’ora di vedere quella Curva piena, spero che quando tutto tornerà alla normalità, l’Arechi diventi un fortino in vista delle ultime gare ufficiali”.
I calciatori sono fermi da qualche settimana e prima di maggio non saranno disputate gare ufficiali: soffriranno un calo di forma?
“Bisogna concedere almeno una settimana di lavoro per ogni mese di pausa, per iniziare a vedere i frutti. Non è possibile pretendere di fare una prestazione importante dalla sera alla mattina, l’infortunio è dietro l’angolo. Ogni atleta, in questa fase di stop, è responsabile per sé stesso e per la squadra”.
Capitolo allenamenti: in questi giorni diverse squadre annunciano il ritorno agli esercizi sul rettangolo verde… il
“Scelta assolutamente fuori luogo. I numeri in Italia continuano a crescere e il calcio non può venire prima del Paese. L’Aic ha bloccato anche le sedute. Bisogna uscire solo se strettamente necessario. Se i calciatori andranno agli allenamenti, lanceranno un messaggio sbagliato”.

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