RIBILANCIARE IL NOSTRO CERVELLO «Si può guarire e uscire rafforzati»

LA DEPRESSIONE: IMPARIAMO A CONOSCERLA PER AFFRONTARLA (SECONDA PARTE)

di Veronica Benincasa

Dalla più assoluta e media normalità, fino alle situazioni più strane o fuori controllo, la mente non riesce a vedere se stessa. Il nostro vivere, il nostro essere persone che sentono, pensano e prendono iniziative non lo viviamo come l’espressione dell’attività di una parte del nostro corpo, ma come se venisse da un livello diverso, da qualcosa che sta “intorno” alla mente, e non dentro. Quando ci si giudica, il legame con il “se stesso” che si vede agire e sentire, e quindi soffrire, non consente un esame corretto dei meccanismi di funzionamento, anche se permette di riportare l’essenza del proprio malessere senza saperne il nome tecnico. Quando l’equilibrio è sufficientemente conservato, non si va troppo dietro alle proprie interpretazioni, e ci si regola piuttosto sull’evidenza dei fatti. Poiché la mente non riesce a correggere automaticamente le proprie tendenze o insistere in direzioni che non le sono congeniali, quando queste si irrigidiscono come espressione di un profondo malessere, tendiamo a rimanere intrappolati dentro a convinzioni o impressioni che ci mandano o ci tengono fuori strada. Innanzitutto dobbiamo iniziare ad alleggerire il nostro stile di vita, nonché modificare il modo in cui guardiamo e interpretiamo le situazioni: facendo così si può riuscire a fare un respiro in più che ci farà sentire più liberi. Quando avremo imparato a riconoscere quei pensieri e quei comportamenti che ci fanno stare/sentire male avremo la possibilità di scegliere dei pensieri e comportamenti, che a differenza dei primi, saranno in grado di neutralizzare lo stato di malessere che stiamo sperimentando e aiutarci ad uscire dal blocco depressivo creato proprio dalla nostra mente, la quale risulta essere piena di rimpianti: questo è il linguaggio che usa la depressione. Possiamo sentirla ogni volta che ci insultiamo, che ci perseguitiamo, ogni volta che usiamo contro di noi il pugno di ferro. Allora perché non provare a parlare a noi stessi con più gentilezza e dolcezza? Perché non allenarci a guardare le cose da più punti di vista? Perché non guardare la nostra sofferenza con comprensione e com-passione? Un maggiore senso di benessere e di serenità lo si può raggiungere attraverso lo yoga, la meditazione, l’esercizio fisico, la light Therapy (ai cambiamenti di carattere fisico corrispondono modificazioni di ordine psicologico, soprattutto in persone sottoposte a stati di tensione) ma tutto questo da solo non basta; in alcuni casi occorre affidarci ai farmaci (che non devono essere visti come una minaccia) e alla psicoterapia.

Quali sono i passi della terapia cognitivo – comportamentale nel trattamento della depressione?

Secondo la terapia cognitivo-comportamentale: quando soffriamo di depressione presentiamo, di frequente, un’organizzazione di base caratteristica, attraverso la quale costruiamo un’immagine di noi stessi, uno stile relazionale e delle aspettative nei confronti degli altri significativi che ci portano ad un percorso di vita che si struttura su sentimenti di inadeguatezza personale e di solitudine. Ci percepiamo, con diversi gradi di consapevolezza, come incapaci di avere amore e attenzione per i propri bisogni più intimi e personali, costretti ad ottenere attenzione ed accettazione solo attraverso prestazioni socialmente apprezzabili anche a costo di doverci impegnare con fatica in compiti e ruoli estranei ai nostri desideri e alle nostre inclinazioni, destinati ad ottenere indifferenza o ostilità nel caso mostrassimo la nostra autentica natura. Talvolta, soprattutto in relazione ad eventi di grande risonanza emotiva, percepiti come conferma del proprio destino infelice, si manifestano profonde crisi personali,che possono arrivare ad avere una importanza clinica. I passi previsti dalla psicoterapia cognitivo – comportamentale sono:

  • capire come il modello cognitivo si applica al singolo caso e quindi istruire il paziente;
  • modificare i comportamenti;
  • imparare ad identificare e contrastare i pensieri disfunzionali;
  • imparare ad identificare e modificare gli errori di ragionamento e le pretese disfunzionali;
  • prepararsi ad affrontare il futuro senza ricadute nella depressione.

L’approccio cognitivo – comportamentale alla depressione prevede l’utilizzo congiunto di tecniche comportamentali e cognitive. Le tecniche comportamentali sono utili in quanto migliorano il livello di funzionamento, si oppongono al pensiero ossessivo, cambiano atteggiamenti disfunzionali e danno una sensazione di gratificazione. Queste tecniche vengono utilizzate per perseguire il primo importante obiettivo ossia quello di spezzare i meccanismi che mantengono e aggravano la depressione, ossia il circolo vizioso fra passività, faticabilità, demotivazione, mancanza di piacere, pensieri negativi e umore depresso. Le tecniche cognitive puntano a individuare e modificare le interpretazioni disfunzionali; permettono di entrare nell’organizzazione cognitiva del paziente. Il terapeuta cognitivo usa le tecniche per elicitare e testare i pensieri automatici, oltre che identificare gli schemi. Tutto questo aiuta terapeuta e paziente a capire la costruzione della realtà da parte del paziente. La terapia cognitivo – comportamentale modifica le modalità di pensare tipiche dello stato depressivo, (ad es. “Se mi accade un evento negativo, poi me ne accadrà anche un altro, poi le cose andranno sempre peggio ed io non potrò farci nulla, perché sono impotente”), agisce cambiando la lettura delle esperienze negative, insegna a fronteggiarle, ad affrontarle e ad evitarle, aumenta la qualità di vita della persona e in particolare la capacità a procurarsi eventi positivi, primi fra tutti quelli sociali. La persona viene messa nella condizione di trarre nuovamente soddisfazione e piacere dagli eventi positivi della vita, partendo dalle attività di tutti i giorni, viene posta nella condizione di poter attuare cambiamenti nella propria vita quotidiana, per evitare di imbattersi in eventi che possano condurre alla depressione. È conoscendo la tipologia della depressione, lo stile cognitivo, il modo di pensare della persona che soffre che diventa possibile prevenire le ricadute e curare quindi la depressione.

Cosa sono le ricadute e come le si può prevenire?

Chi ha avuto un episodio depressivo è solito sviluppare ulteriori episodi nel corso della vita: 25-40% dopo 2 anni; 60% dopo 5 anni; 75% dopo 10 anni; 87% dopo 15 anni. La recidiva ( nuovo episodio depressivo) e la ricaduta ( peggioramento di un episodio non ancora concluso) sono conseguenze comuni ed invalidanti che si possono manifestare anche in seguito ad un trattamento della depressione che ha avuto un esito positivo. Nel momento in cui l’umore peggiora, si verifica la riattivazione di vecchi schemi di pensiero negativo, molto simili a quelli che erano attivi durante i precedenti episodi depressivi. La riattivazione di tali schemi non è volontaria, ma automatica. La ricaduta comporta così di conseguenza anche la riattivazione di emozioni e sensazioni fisiche negative. Per prevenire le ricadute si è rilevata necessaria la psicoterapia: è stato costatato che nel momento in cui nei pazienti si presentavano eventi negativi come lutti, distacchi, difficoltà nelle relazioni interpersonali, e così via, questi portavano inevitabilmente all’insorgenza di episodi di tipo depressivo. Il ruolo della psicoterapia è ed è stato quello di aiutare i pazienti ad affrontare le conseguenze interpersonali legate a tali eventi, riducendo così notevolmente le ricadute. Accade questo: quando le persone pensano in modo più negativo inizia a comparire la depressione, al primo episodio depressivo la negatività del pensiero impiega un po’ di tempo ad emergere e poi dopo vari e ripetuti episodi depressivi, si formano forti associazioni tra pensiero ed emozioni e così anche un piccolo stimolo scatenante viene interpretato come negativo, divenendo un punto critico per la ricomparsa della depressione. Così il pensiero negativo può progredire fino a generare un senso di disperazione, che porta a sua volta al ritiro sociale e all’evitamento di un numero sempre maggiore di situazioni anche potenzialmente piacevoli. Dal momento che ricompaiono i vecchi pensieri, liberarsi da questo circolo vizioso è piuttosto difficile. Prevenire le ricadute, per il terapeuta vuol dire riuscire a dotare i pazienti di una serie di strumenti che possano aiutarli nel momento in cui si trovano di fronte ad un abbassamento del tono dell’umore, a distaccarsi da queste modalità mentali ruminative e autoperpetuanti.

In che modo la terapia cognitivo-comportamentale riduce le ricadute?

Permette un cambiamento delle credenze e degli atteggiamenti disfunzionali dei pensieri depressivi, modificandone il contenuto. Ciò avviene attraverso il “decentramento”, decentrarsi vuol dire vedere i pensieri in una prospettiva più ampia in modo da poterli considerare semplicemente “ Pensieri” e non necessariamente riflessi della realtà. Questo aspetto della Terapia Cognitiva aiuta ad evitare eventuali ricadute. Ed ecco che arriva la Mindfulness ( porre attenzione in modo particolare, intenzionalmente al momento presente ed in modo non giudicante) che insegna al paziente a decentrarsi dai contenuti mentali addestrandolo a prendere una prospettiva più ampia, al fine di osservare il proprio pensiero così come sta avvenendo. Insegna ai pazienti esercizi di consapevolezza attraverso la pratica formale (esplorazione del proprio corpo, meditazione seduta, yoga consapevole e meditazione camminata) ed informale (portare attenzione agli eventi della vita quotidiana come guidare, fare una doccia, lavare i piatti). Permette di essere consapevoli dei pensieri, sentimenti e delle sensazioni corporee così da individuare precocemente i segnali che potrebbero far scivolare nuovamente nella depressione. Inoltre è una tecnica che può essere utilizzata in gruppo e quindi permette al terapeuta di trattare più persone alla volta, soddisfacendo così la grande necessità di un numero sempre maggiore di pazienti affetti dal male del secolo. È importante sapere che dalla depressione non solo si può guarire, ma in molti casi, si può addirittura uscirne rafforzati. La depressione è un disagio esistenziale che porta con sé una possibilità di crescita e di riscatto e una forza innovatrice. Spesso essa nasce da una parziale consapevolezza di essere intrappolati in una vita monotona e priva di piacere e da un’altrettanta consapevolezza di non poter controllare nulla. Non viviamo la nostra vita, ma viviamo la vita che gli altri hanno progettato e deciso per noi: tutto sembra vuoto e senza senso, perché non siamo in contatto con i nostri sogni e bisogni. La sofferenza della depressione rompe un equilibrio insoddisfacente, che magari durava da anni e spinge ad allargare i propri orizzonti e a trovare nuove strade. La strada per vincere la depressione è imparare a scoprire se stessi, smettere di preoccuparsi in continuazione di quello che pensano gli altri e liberarsi di aspettative poco realistiche. Imparare ad ascoltarsi e prendere contatto con i propri sogni e desideri è il primo passo per stare meglio. Proprio perché le persone depresse tendono ad avere un ipercriticismo verso se stesse, ad accusarsi oltre ogni evidenza, a notare maggiormente gli eventi negativi nelle situazioni quotidiane è fondamentale concentrarsi sugli sforzi che ogni giorno, momento per momento, mettiamo in atto per fare e dare del nostro meglio; impariamo ad apprezzare il nostro coraggio, la nostra volontà nel fare le cose. Noi siamo come un piccolo fiore che ogni giorno necessita di una minima dose di acqua e non chiede di più. Ogni volta che il fiore riceve l’acqua ha più energia per stare dritto sul suo stelo. Ecco, per noi è la stessa cosa: solo spostando le lenti sugli aspetti positivi e gradevoli della nostra vita potremmo, pian piano, rialzare la testa. A testa alta ci sentiremo carichi… carichi di esperienze positive e pronti per essere aperti e in equilibrio. Il risultato di tutto questo sarà quello di stare meglio e capaci di trovare le migliori modalità per affrontare e superare i problemi e le avversità.

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