Sardine, la protesta diventi proposta

di Andrea Pellegrino

Il Movimento 5 Stelle potrebbe far scuola ma seppur, a tratti, somiglianti alle nascenti e crescenti “sardine”, restano due casi differenti. Certamente nascono entrambi dalla protesta con due differenze: l’una organizzata con spalle coperte (Movimento 5 Stelle), l’altra spontanea con, almeno ad oggi, coperture ignote o inesistenti. Le sardine sono realtà e a poco a poco stanno invadendo le piazze di tutta Italia.

L’idea vincente dovrebbe essere quella di trasferire la protesta in proposta, quella che ha tentato di mettere in campo il Movimento 5 Stelle che, all’atto del governo, non ha svestito i panni della lotta, restando così schiacciato nel bel mezzo di un establishment forte e autoportante, come è quello italiano. Se dovesse essere una cosa fine a se stessa, le “sardine” avrebbero vita breve. Non fosse altro che la battaglia è quasi sempre schiacciata verso un singolo, piuttosto che verso un sistema di governo, di accordi e di interessi che il popolo, proprio attraverso la sua protesta, e poi naturalmente il voto, potrebbe quantomeno scalfire. Insomma, accanto alla scenografia, se davvero i padrini sono esclusi, si dovrebbe riempire il contenitore, il cui collante non può essere – considerate le situazioni attuali – la sola lotta a Matteo Salvini.

Anzi, la storia ha dimostrato che in alcune circostanze si può produrre l’effetto contrario. Il motto è: piazze piene, urne vuote. Perché, così come anche gli stessi social hanno dimostrato (almeno in Italia), la vita reale scorre attraverso altre dinamiche che in molti casi superano anche i sondaggi. 

Che ci siano le proteste, ben venga, anzi era ora. Che, poi, all’atto pratico occorra immaginare una proposta da mettere in campo, questa deve essere una necessità, per non cadere nella parabola discendente che oggi ha già minato il Movimento 5 Stelle, almeno nelle ultime competizioni elettorali. 

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