“Scuole chiuse da un anno: così si calpestano i diritti dei bambini”. L’appello (ennesimo) dei genitori

“In Campania le scuole tutte (a eccezione di asilo, prima, seconda e terza elementare) sono chiuse da marzo. L’unica breve parentesi (circa 10 giorni) di apertura si è avuta tra settembre e ottobre 2020. Oggi, in tutta Italia, si grida allo scandalo per lo slittamento delle aperture delle scuole superiori, ma nessuno parla dei bambini campani, che sono a casa da quasi un anno”. Una lettera firmata da tanti genitori e professionisti che porta alla luce – ancora una volta – la questione della didattica a distanza e le scuole chiuse in Campania. Genitori che scrivono al governatore della Campania e al ministro Azzolina, lanciando un nuovo appello ma puntando anche il dito contro le istituzioni.

“Il Presidente della Regione Campania ritiene di dover e poter frenare la crescita della curva dei contagi a discapito dei nostri figli, fingendo di proteggerli, e facendo presa sulla paura di tanti genitori. Questi si affidano a lui, senza rendersi conto che nel resto del mondo e d’Italia (dove i dati sulla diffusione del virus sono anche peggiori che in Campania) le scuole sono aperte. La verità è che tenere le scuole chiuse ha un costo pari a zero, perché i bambini non hanno voce e le scuole chiuse non richiedono ristori; anzi, molti insegnanti, per motivi che non sempre fanno onore alla categoria, sono favorevoli alla chiusura. Il nostro governatore tiene a precisare che “le scuole non sono chiuse! C’è la didattica a distanza!”; ma ignora, o finge di ignorare, che la scuola è un’altra cosa, a tutte le età, ma ancor più per i bambini piccoli. La Scuola non è solo imparare chi erano i Sumeri e le divisioni a due cifre; la Scuola è avere delle regole e un ritmo da rispettare; la Scuola è confronto con gli altri, condivisione, autonomia. E tutto questo un monitor non te lo dà. Ci sono bambini che hanno iniziato la prima elementare e, senza saper né leggere né scrivere, si sono ritrovati a utilizzare tablet e pc: adesso sono bravissimi con i dispositivi digitali (contrariamente a quello che noi genitori avremmo voluto per loro), ma non sanno ancora né leggere né scrivere. Costretti da mesi in casa, i nostri figli diventano ogni giorno più insofferenti e nervosi: c’è chi ha disturbi del sonno, chi fa collezione di tic nervosi, chi piange spesso e senza apparente motivo, chi ha scatti di nervi improvvisi. Dal 25.11.2020, il presidente della Regione Campania ha disposto la riapertura delle scuole dell’infanzia e delle classi prime della primaria, lasciando però ai Sindaci la possibilità di adottare provvedimenti più restrittivi. Moltissimi di questi, purtroppo, non hanno esitato a disporre la chiusura di tutte le scuole, a volte fino gennaio 2021 inoltrato. Questo è accaduto solo in Campania (a cui, purtroppo, si sono poi aggiunti Molise e Sicilia). In tutto il resto del Paese, i bambini delle scuole dell’infanzia e delle classi prime della primaria non hanno perso un giorno di scuola!

Abbiamo sopportato di tutto: in questi ultimi mesi, ogni 15 giorni, il presidente della Regione Campania ci illudeva che avrebbe riaperto le scuole, ma poi sosteneva che la curva era preoccupante e aprire non si poteva. E così, noi preparavamo lo zaino, la scuola ci inviava gli orari di ingresso scaglionati, ma la sera prima del ritorno a scuola il presidente della Regione tirava fuori una nuova, incomprensibile e inaccettabile ordinanza con cui prorogava la chiusura delle scuole. Siamo arrivati adesso alla ennesima ordinanza, la n. 2/2021, in virtù della quale ci tocca aspettare fino al 23 gennaio per consentire di monitorare, ancora una volta, l’evoluzione della curva dei contagi…cosa dovrebbe succedere per convincerlo a riaprire la scuola non lo sappiamo… però i bar e i ristoranti riaprono senza attendere questi dati: perché? Sono posti più sicuri delle scuole?

Nel frattempo, siamo a quasi 12 mesi senza scuola.

Abbiamo fatto tutto quello che abbiamo potuto: in tanti abbiamo impugnato al TAR le ordinanze regionali (ma queste vigono al massimo per 15 giorni ogni volta, per cui arrivano a scadenza prima del termine fissato per lo svolgimento dell’udienza collegiale); abbiamo fatto affiggere manifesti contro la chiusura delle scuole; abbiamo scritto al Presidente della Repubblica senza esito alcuno; abbiamo aderito alle iniziative del Codacons; abbiamo firmato petizioni; abbiamo coinvolto i mezzi di informazione. Nulla è servito. I nostri figli sono ancora a casa. Anche il Governo si è dimenticato di noi: il ministro Azzolina dice che con Vincenzo De Luca non si può parlare: ma se non ci riesce lei, come possiamo riuscirci noi? Perché non impugna il Governo le ordinanze della Campania? Perché il Presidente della Repubblica non richiama al rispetto della Costituzione? Possibile che il calcolo politico si spinga fino a calpestare i diritti dei bambini?”.

A firmare l’appello, centinaia di genitori

Tra loro:

  1. Maria Antonietta Massarotti, architetto
  2. Barbara Boccia, avvocato
  3. Gennaro Santorelli, avvocato
  4. Mara Luigia Miccio, avvocato
  5. Michele Iuliano, dott. commercialista
  6. Ludovico Capuano, notaio
  7. Carla Crispo, avvocato
  8. Roberta Metafora, docente universitario
  9. Viviana Iuliano, docente universitario.
  10. Maria Caroppoli, magistrato
  11. Francesco Isernia, avvocato.
  12. Maria Stefania Picece, magistrato
  13. Laura Falcone, architetto
  14. Palmira Pratillo, archeologa e imprenditrice
  15. Francesca di Transo, gallerista
  16. Claudia Pecoraro, avvocato penalista
  17. Marianna de Marco, medico chirurgo pediatra
  18. Alessandra Brandi, impiegata
  19. Paola Porpora, funzionario banca
  20. Paola Emblema, avvocato
  21. Maria Grazia Celardo, avvocato
  22. Rosaria Chechile, ingegnere
  23. Filomena Ciullo, educatrice
  24. Tiziana Troisi, copywriter
  25. Giuliana Albano, avvocato
  26. Paolo Scafora, imprenditore
  27. Maria Laura Napolitano, impiegata
  28. Armida Boudillon, radiologa
  29. Lucilla Gatt, docente universitario
  30. Antonio Manzo, impiegato industria privata

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