Senatore: “Io avvocato di Cutolo posso dire che quando lo Stato vuole interviene e vince”

di Andrea Bignardi

“Se Cutolo non fosse nato in quel contesto, probabilmente avrebbe avuto un ruolo diverso nella società”. L’avvocato cavese Alfonso Senatore fu tra i difensori del boss Raffaele Cutolo, così come di molti esponenti della Nco (Nuova Camorra Organizzata), nel corso dei processi riguardanti gli omicidi che furono commessi per ordine del “professore” nell’area salernitana. Dal caso Torre a quello di Simonetta Lamberti, Senatore ha avuto modo di conoscere il volto interiore del famigerato esponente della camorra. Un’organizzazione scientifica ed un’intelligenza probabilmente fuori dal comune, purtroppo terribilmente e spietatamente canalizzata, furono i tratti distintivi di “Don Raffaele”. 

Avvocato, lei fu uno dei difensori di Cutolo e di molti rappresentanti della Nco. Cosa le colpì del più temuto boss della camorra nella sua storia?

“Cutolo aveva un’organizzazione spaventosa, non ce n’eravamo neanche accorti. Secondo le zone, i tibunali ed i suoi uomini ovviamente sceglieva anche la linea di difesa. Aveva un’organizzazione paramilitare, era un grande organizzatore, secondo modalità che la camorra al tempo non aveva, a cui forse non arrivava. Lui era collegato anche con l’America, grazie ad un vero e proprio impianto militarizzato che aveva più di ventimila uomini. Avrebbe potuto salvare anche Moro, se ne avesse avuto l’opportunità, tale era la sua potenza. Ma andò in conflitto con le famiglie dei Pupetta Maresca e degli Alfieri e ci fu una mattanza spaventosa. Cutolo fu poi condannato con vari ergastoli, ha avuto prevalenza la “nuova famiglia” che era un ragruppamento di altri criminali che si unirono per fronteggiare Cutolo. La Nuova Famiglia ha preso piede quando poi è crollata la Nco e Cutolo nel 1979 fini in carcere. Non era facile mantenere quell’organizzazione. Prima furono i cutoliani a fare la mattanza, con l’omicidio Barbarulo a Nocera, di Torre a Pagani”.

E poi, proprio a Cava de’Tirreni, la vicenda dell’omicidio di Simonetta Lamberti. 

“Lì la mira non era Simonetta ma suo padre, il giudice. Si verificò quell’omicidio in cui Lamberti si salvò  ma morì quella povera bambina. Fu un errore dei killer. Nella loro mentalità i bambini non andavano toccati. Guai a far accadere all’epoca un fatto del genere: anche dai camorristi tutto questo non veniva premiato ma punito”. 

Quali furono i processi in cui ha seguito le vicende di Cutolo?

“Ho seguito tutti i processi che riguardavano il salernitano. Lo feci insieme ad altri colleghi, tra i quali c’era l’avvocato Lentini, purtroppo recentemente scomparso. E seguii ed anche il processo Tortora dove spuntarono i primi pentiti”. 

Che uomo era Raffaele Cutolo?

“Era un personaggio di alto livello criminale ma anche di grande spessore dal punto di vista dell’intelligenza, che si traduceva nell’organizzazione che sapeva mettere in campo. E’la sfortuna di chi è nato in quegli ambienti. Se fossero nati in altra famiglia personaggi come lui, come Al Capone, sarebbero potuti essere esponenti di una parte sana della società. Non si nasce criminali, l’ho sostenuto anche nell’ultimo procsso in Corte d’Assise a Salerno, ma lo si diventa a seconda dell’ambiente in cui si vive, della famiglia che ci alleva. Cutolo era una persona di alto spessore, ma pur sempre un criminale. Chi commette reati di quel genere è sempre e comunque un criminale. Tuttavia non si è mai pentito e i segreti se li è portati nella tomba, forse ha pagato meno di quanto ha commesso, ma è morto pur sempre in carcere. Ciò a testimonianza che quando vuole lo Stato interviene e vince. Quando ci si è accorti che la Nco non era una bandarella ma un’organizzazione delinquenziale di grosso livello e dalle grandi potenzialità, si intervenne oggettivamente”. 

Da avvocato era riuscito ad intuire la potenza della Nco?

“Anche noi non ce n’eravamo accorti della portata di quell’organizzazione, ma in quanto tali ci siamo mossi come difensori del diritto, di un processo giusto come per qualsiasi cittadino. L’avvocato non è un complice ma un uomo che difende chiunque, e deve farlo. La difesa è infatti un diritto previsto dalla nostra costituzione, fatta salva ovviamente la facoltà dell’avvocato di rifiutare di assistere relativamente ad alcuni reati, come capita anche a me da quando ho iniziato ad esercitare questa professione”. 

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