“SI VIS PACEM, PARA BELLUM”

Un concetto antico, risalente all’epoca dell’Impero Romano, che invita a non confidare in tempi sereni nell’immutabilità dello status quo e nella buona sorte, ma invece a essere preparati per quando, inevitabilmente, arriverà la tempesta.Perché la tempesta, la guerra, prima o poi arriva. E quando ci sei dentro non è più tempo di imparare, organizzare, inventare, trovare soluzioni. C’è tempo solo per mettere in moto una macchina già rodata e mettere in atto conoscenze già ben assimilate. Per essere un medico ho dovuto studiare per anni, e dovrò continuare a studiare, secondo coscienza, anche dopo aver conseguito la Laurea e la Specializzazione, fintanto che praticherò la professione; allo stesso modo il Sistema Sanitario deve essere pronto, testato, messo alla prova e mantenuto sempre in efficienza. In questo modo la guerra non è necessariamente vinta, ma almeno combattuta con armi ben affilate. Alle nostre latitudini abbiamo però una attitudine particolare. Culturalmente siamo fatalisti, ottimisti forse, confidiamo nell’arte dell’arrangiarsi. Magnifica cosa, ci permette di vivere la vita come solo noi sappiamo fare, col sorriso in volto e un misto di fede, fiducia e rassegnazione che in qualche modo ci toglie di dosso il peso delle responsabilità. Pessima cosa, al contrario, quando con questo atteggiamento gestiamo anche la Res Publica e ancor peggio la nostra Sanità.Non sempre siamo stati oculati nelle scelte che riguardano il servizio sanitario regionale, non sempre i meriti e le competenze sono venuti prima deirapporti di potere, non sempre l’amore perla propria professione è venuto prima della nostra comodità e del nostro interesse personale. Non abbiamo saputo dare centralità e dignità al sistema dell’Emergenza. E ci troviamo adesso con strutture non adeguate, sistemi organizzativi non pronti a reagire, direttori a vari livelli non all’altezza delle decisioni da prendere, strutture Universitarie ancora ai margini del sistema dell’Emergenza, in un affannoso tentativo di arrangiarsi e limitare i danni, strettitra una burocrazia vincolante e l’incedere dell’epidemia. Ce la faremo, alla fine. Con l’impegno di validissimi medici, infermieri, operatori e tecnici…e una buona dose di fortuna. Se poi non ci decideremo a cambiare il nostro modo di pensare la Sanità Pubblica e ci faremo trovare nuovamente impreparati, allora non avremo più scuse.

Federico, Specialista MEU

Rispondi