Stanislao Lista, lo scultore che fece innamorare Napoli

di Michele Di Popolo

Il monumento ai martiri dei moti del ’20 e del ’21 è uno dei più emblematici di tutta la città di Napoli. Il complesso scultoreo si erge imponente al centro della piazza. Fuori dal campo visivo dei più, uno dei leoni è chino su stesso, nel tentativo di liberarsi della spada che l’aveva ferito; fermo, eppure energico e dinamico. Chissà se l’autore dell’imponente opera rivedeva se stesso in quella scena, un uomo, “ferito” dalla sua infermità alle gambe, ma energico e dinamico, che ha saputo lasciare un’impronta di sé.

Stanislao Lista ultimò la scultura in questione nel 1864. Napoletano di adozione, Stanislao nacque a Salerno l’8 dicembre 1824, da Giuseppe Lista, ingegnere, e Anna Maria Mastrocinque. Fu avviato giovanissimo allo studio delle lettere, ma il suo amore per le arti fu subito chiaro e ricevette le prime lezioni di architettura dal padre; in seguito frequentò la scuola di Tamburrini che, colpito dalle abilità del giovane apprendista, gli consigliò di recarsi a Napoli.

Vi si trasferì nel 1844, iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti e partecipò in questo periodo a numerosi concorsi, oltre che ad una serie di mostre, presentando sia opere di scultura, sia alcuni dipinti. A Napoli la sua carriera decollò presto: lavori come Priamo che implora da Achille il cadavere di Ettore o la Madonna della Misericordia furono realizzati in quegli anni. I due capolavori del Maestro invece, il Busto di Paisiello e il Leone, vennero presentati tra il 1861 e il 1864. Lista fu scultore dall’enorme maestria, eclettico e polivalente, fu capace di coniugare i princìpi di correnti diverse come Neoclassicismo, Romanticismo e Realismo, pur mantenendo una serie di tratti identificativi che caratterizzano tutte le sue opere.

Visse in un periodo di transizione e seppe adattarsi . Dal punto di vista artistico-culturale, erano molti i movimenti che caratterizzavano il secondo ottocento, mentre sul versante politico Napoli stava attraversando il suo periodo più buio. Dopo la capitolazione di Gaeta e la sconfitta per mano del Piemonte, la città partenopea attraversava un momento di grande confusione, nel quale ognuno cercava di arraffare quanto più possibile, capovolgendo lo stato di cose precedente.

Stanislao Lista, per natura chiuso ed introverso, aveva bisogno di crearsi una sorta di isola felice. Mise su un atelier che nel giro di pochi anni divenne un punto di riferimento per l’intera città. Fu mentore di molti artisti, fra cui il grande Vincenzo Gemito, dedicando gran parte della sua esistenza alla formazione e all’educazione dei suoi allievi, piuttosto che alla personale produzione artistica. Per diversi anni si dedicò anche alla docenza per i meno agiati nelle scuole operaie, nel Collegio della Carità e alle scuole di disegno serali per operai a cura del Municipio.

La sua umanità e la sua inclinazione ad aiutare i più bisognosi appare evidente in una delle sue opere, forse tra le meno conosciute, ma sicuramente tra le più suggestive. L’opera raffigura san Francesco d’Assisi che in atto benedicente impone le mani su tre grandi personaggi della storia italiana, Dante, Cristoforo Colombo e Giotto.

Il monumento fu voluto da padre Ludovico da Casoria e scolpito da Stanislao Lista nel 1882 per il settecentesimo anniversario della nascita del santo d’Assisi ed è posta all’ingresso dell’ospizio Marino “padre Ludovico da Casoria”. L’Ospizio fu eretto nel 1875 ed accoglieva prevalentemente bambini malati e gente di mare in gran parte pescatori.

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