“Stay with me” , la canzone corale contro la paura con la voce di Nora

di Giovanna Naddeo

Oltre centocinquanta cantanti da tutto il mondo per lanciare “abbraccio musicale” a Wuhan. È il progetto di “AcaLab”, organizzazione situata a Pechino, da anni impegnata nella musica a cappella. A rappresentare la voce e il talento del Belpaese, la salernitana Eleonora Pierro, ai più noti come Nora. Laureata in “Relazioni Internazionali e Diplomatiche” e appassionata di Africa e Asia, si è trasferita a Pechino per approfondirne lingua e cultura. Nel frattempo, ha proseguito in Cina la sua carriera di cantante. Qui si è affermata nella scena musicale cinese come ambasciatrice della musica italiana con la sua band “The italian way”, portando ovunque i classici della musica italiana ma anche le sue composizioni.

Come nasce questo progetto musicale?

«Molti artisti cinesi e internazionali “china-based” hanno aderito al progetto di “AcaLab” tramite passaparola via “WeChat”, l’app tuttofare in Cina. La comunità di artisti è sempre in stretto contatto, condividiamo tutto, collaboriamo tantissimo e, soprattutto noi stranieri, ci aiutiamo a vicenda a districarci tra problemi che siano di lingua, legali o culturali.  Il brano si chiama “Stay with you”. Ognuno ha registrato dal proprio appartamento e “AcaLab” si è occupata dell’editing di audio e video. Come molti progetti in Cina è partito in maniera molto semplice e poi si è velocemente diffuso su social e app cinesi (bilibili, Weibo, QQ) per poi finire sul “China Global Television Network CGTN”, e su media di tutto il mondo. Tutto questo è nato quando il virus era un problema quasi esclusivo di WuHan».

Qual è la percezione che i tuoi colleghi hanno del nostro Paese in piena emergenza?

«I colleghi cinesi mi scrivono quotidianamente. Il mantra è sempre lo stesso: “Stai a casa, indossa la mascherina”. Per loro è surreale vedere tramite i media ancora tanti italiani in giro per le città, e non capiscono perché siamo a corto di mascherine. Qualcuno ha anche deciso di inviarmene in donazione. In Cina il virus è scoppiato durante il Capodanno Cinese, quando erano già tutti nei luoghi natii per celebrare con le loro famiglie. A differenza nostra, non ci sono stati grandi spostamenti, anche se qualcuno, come da noi, è scappato lo stesso (nessuno è stato fucilato o ucciso, intanto). In molte città, per esempio Pechino, siamo in uno dei periodi più freddi dell’anno, è raro uscire a priori. Noi stranieri in Cina siamo quelli che vanno più in giro d’inverno. E poi sono abituati alle emergenze, più che ai totalitarismi, è come se sapessero già il posto che ognuno di loro debba occupare in caso di crisi. Ma l’amore e l’attenzione che hanno per noi sono inestimabili, hanno un cuore enorme e amano l’Italia».

Eppure molti italiani continuano ad additarli come untori.

«Chi ragiona così non sa contenere la rabbia e ha bisogno di individuare un colpevole. Ora è il tempo di collaborare, seguire le ordinanze alla lettera, senza filosofeggiare a vanvera (atteggiamento che ci ha danneggiato tantissimo). I miei colleghi hanno visto anche molti live sui balconi e mi chiedono se ne farò uno, ma io paradossalmente non ho mai amato stare al centro dell’attenzione. Già mi sforzo tanto a condividere quello che faccio per lavoro. E poi in zona Via Laspro, dove vivo, c’è già un bravo intrattenitore. Non voglio fargli concorrenza!».

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