Stefania Craxi: «Salerno segue il destino di un Paese ormai in declino»

di Erika NOSCHESE

Salerno segue il destino di tutta l’Italia: un Paese da tempo in declino che sembra aver smarrito la bussola ma sicuramente ha smarrito la speranza». Un’unica frase, detta allo specchio delle consapevolezze e dell’esperienza. A sottolinearla è proprio Stefania Craxi, figlia dello storico leader del Partito Socialista Italiano e attuale senatrice in quota Forza Italia. Un excursus, quello dell’onorevole Craxi, in cui si punta l’attenzione non solo su Hammamet – il nuovo film del regista Gianni Amelio in cui si ripercorrono gli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi, interpretato da Pierfrancesco Favino – ma anche sulla Salerno socialista, con l’allora sindaco Vincenzo Giordano, con uno sguardo al futuro, con le prossime elezioni regionali e la candidatura – alla carica di governatore – di Stefano Caldoro.

Onorevole, Hammamet ripercorre gli ultimi mesi di vita di suo padre Bettino. Cosa pensa di questo film?

«Penso che il regista abbia scelto una chiave intimista per raccontare una grande tragedia repubblicana. Per quanto mi riguarda c’è poca politica però non è un caso. E’ la chiave narrativa scelta da Amelio che spesso ripercorre anche questi rapporti familiari. Penso che Favino abbia dato prova di essere un grandissimo attore, degno dei grandi del cinema internazionale. Mi auguro che questa sua interpretazione possa vincere un Oscar. Per il resto penso non si possa delegare ad un film sciogliere quei nodi che in questi 20 anni certa politica, con ipocrisia e viltà, non è ancora riuscita a sciogliere sulla figura di Craxi».

Per il mondo socialista Hammamet sembra essere la possibilità di rivalutare la figura di un grande leader politico che rivestì l’incarico di Presidente del Consiglio per 4 lunghi anni…

«Come dicevo non penso che bisogna affidare ad un film la ricostruzione di una storia tanto importante e intensa. La storia di Craxi è ancora più dura e molte altre sono le parole di verità che vanno dette e scritte. Penso che il film sia utile per far sì che su quella vicenda umana e politica non cada una sorta di oblio ed a tenere ancora accese le luci, poiché tanti sono i nodi e le questioni poste da Craxi che giacciono drammaticamente aperte sul tavolo della discussione. Non è certo un film che può risolverli, semplicemente perché non è suo compito. Spetta alla politica».

Una delle scene più toccanti del film rappresenta lei e suo padre. Che ricordo ha del periodo dell’esilio, in Tunisia, di suo padre?

«Ho il ricordo di una grande ingiustizia e di un grande dolore. Io vorrei che le persone riflettessero su cosa può essere il dolore di un uomo, costretto a morire lontano dal suo Paese, dopo aver dedicato una vita, con passione e lealtà, al bene di quel Paese. È un dolore inimmaginabile. Senza contare che per mio padre la politica era la vita».

Mentre suo padre era a capo del PSI, Salerno si attestava come la città più socialista d’Italia grazie all’operato dell’allora sindaco Giordano…

«La memoria di quanto ha fatto Craxi ma anche l’intera comunità socialista per questo Paese, in questi anni hanno cercato, vanamente, di cancellarla e di farla dimenticare. Non ci sono riusciti. E di questo mi prendo qualche merito».

Anche la città di Salerno ha vissuto un periodo difficile, la tangentopoli salernitana con l’arresto di Giordano…

«Assolutamente. Centinaia di persone che hanno perso l’onore, il lavoro, qualcuno la famiglia, qualcuno anche la vita. È la storia di una grande ingiustizia che in questo Paese va riparata. E io credo che la storia racconterà e farà giustizia».

Ecco, lei ha parlato di un’ingiustizia che va riparata. Secondo lei cosa si dovrebbe fare per porre rimedio?

«Riparare alla distruzione di un intero sistema politico, di classi dirigenti purtroppo non è fattibile. Ma si possono dire parole di verità su quella stagione, fare tesoro delle sue storture ed ingiustizie. Serve per restituire una memoria condivisa a questo Paese, ma soprattutto serve a dargli un futuro. Senza verità non ci sono garanzie di futuro».

Rispetto a quegli anni che impressione ha ora della città di Salerno?

«Salerno non è una realtà assestante. Segue il destino di tutta l’Italia: un Paese da tempo in declino che sembra aver smarrito la bussola e sta smarrendo anche la speranza».

Rispetto al Psi di suo padre cosa manca oggi al partito? Di cosa avrebbe bisogno secondo lei?

«Francamente, la violenza di quell’aggressione mediatico-giudiziaria ha fatto sì che la comunità socialista si disperdesse. È anche il sistema politico – istituzionale, per come si è configurato dopo Tangentopoli non ha aiutato i socialisti. Pensare che quell’esperienza sia oggi rappresentata dal novello Psi è dire il falso ed equivale a non comprendere le ragioni profonde di ciò che è successo. I dirigenti socialisti sono dispersi. Ma gli elettori, dal ’94 votano in massa il centrodestra. Io sto dove sta il mio popolo. Per il resto, credo non sia facile la vita dei socialisti che stanno in alleanza con una sinistra che ancora si vergogna di questa storia e non fa ammenda dei suoi errori».

A maggio la Campania sarà chiamata al voto per eleggere il nuovo governatore. Il centro destra punta tutto su Stefano Caldoro. Pensa possa essere il candidato giusto?

«Io spero che passata la “sbornia” del nuovismo senza novità si torni a chiedere esperienza, capacità, serietà. Tutte qualità che appartengono a Caldoro. Gli faccio i miei auguri e sarò accanto a lui (in questa campagna elettorale) e alla Campania, una Regione importante e bellissima».

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