Tagliamo gli stipendi

di Andrea Pellegrino

Al netto delle emozioni, sensazioni, della protesta e del risparmio, si immagini solo per un attimo di avere meno rappresentanti nazionali sul territorio e, sempre per un attimo, si valuti l’operato degli ultimi anni dei consiglieri provinciali.

Risultato? Un accettuato distacco tra i palazzi e la gente, quindi gli elettori. D’altronde già allo stato attuale trovare un parlamentare attivo sul territorio è quasi una missione impossibile.

Resistono quelli della vecchia guardia, tutti gli altri a stento partecipano a qualche conferenza stampa. Ancora più impossibile trovare sedi e luoghi di incontro, segreterie e comitati, sportelli e tutto quello che la politica impone e che un delegato nazionale debba fare. Insomma, con questa rappresen- tanza, già siamo abbastanza messi male, figuriamoci dopo un taglio e stante questo sistema elettorale.

La fine dell’ente Provincia è storia nota.

Si è tolta la parola al popolo, si è tolto un riferimento sui territori che a prescindere, non fosse altro per mantenere la macchina del consenso, si sa- rebbe dovuto impegnare per proseguire la sua carriera politica.

Ed invece sull’onda delle emozioni, del populismo, si è svuotato un ente, pro- babilmente, necessario quanto le regioni.

Il tutto per risparmiare qualche euro di stipendio ai consiglieri comunali, mantenendo, però, nel contempo, le elefantiache macchine burocratiche con tutto ciò che ne consegue.

Il taglio della rappresentatività non è sinonimo di risparmio. Per quello basterebbe ridurre gli sti- pendi (altissimi) di senatori e deputati italiani, senza intaccare l’attuale as- setto di Camera e Senato.

Una semplice ma efficace soluzione che salvaguarderebbe la democrazia a fronte di un sistema sempre più elitario.

Rispondi