Troppe residenze, poca città: «Spazio a glocal e giovani»

di Vittorio Cicalese

«Descrizione molto suggestiva, diamo spazio al glocal e ai giovani creativi del territorio». Maria Gabriella Alfano, attuale presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Salerno, rappresenta una delle figure che ad aprile 2017, dopo l’aggiudicazione della gara da parte del gruppo Intesa Immobiliare dell’area dell’ex pastificio Amato, difese a spada tratta il progetto innovativo e suggestivo realizzato dall’architetto Jean Nouvel per riqualificare un’area abbandonata al degrado.

Dopo la presentazione ufficiale del progetto del gruppo di Luigi Chianese e Roberto Aversa, il “Molino Nuovo”, giungono le prime considerazioni “a caldo” sul progetto.

Il nuovo progetto di riqualificazione urbana dell’area dell’ex pastificio Amato è stato presentato…

«La descrizione è molto suggestiva. Nelle condizioni attuali, in effetti, non si legge il senso della città: l’essenza della compiutezza delle funzioni proprie di una città che è da considerarsi un luogo di aggregazione, scambio tra cittadini, di cultura e lavoro, almeno credo. Spero non ci si fermi alle residenze, ma si presti attenzione a tutte le funzioni dichiarate quali il museo e altre opere pubbliche, altrimenti si fa un copia e incolla di altre strutture già esistenti. Vedo le residenze un po’ ovunque, ma non vedo la città, che deve essere intesa come luogo in cui non solo si abita ma si interagisce, si vive, si lavora, ci si diverte. Questo non esiste a Salerno».

Le residenze sono sicuramente diverse rispetto a quanto previsto dal progetto di Nouvel…

«In effetti dal progetto di Nouvel sono passati alcuni anni, per cui tra le residenze di ultima generazione e l’offerta residenziale attualmente presente, con tutte le torri sul fronte del mare per dirne una, oggi c’è un’offerta grandissima e notevole. C’è una forte consistenza di nuovi vani: puntare, dunque, su altre funzioni è sicuramente vincente. All’epoca, se non sbaglio, sollevai perplessità sui tempi, precisando che se in città abbiamo già un progetto e i nuovi proprietari vogliono intervenire al più presto, perché mai realizzarne uno nuovo? A parte il discorso di Nouvel, progettista di fama internazionale che presentò ai tempi un progetto davvero bello, va detto che anche il progetto attuale, sul quale non posso ancora esprimermi in modo definitivo, sicuramente ha una sua valenza. Sulla qualità percettiva del progetto non si può ancora discutere, ma leggendo le prime note mi pare siano state individuate funzioni utili per la città. Quello che propongo è soltanto di calibrare meglio il discorso commerciale».

Cosa non va nella galleria commerciale prevista?

«C’è un’overdose di sezioni commerciali, frutto inevitabile della globalizzazione. Se vogliamo parlare d’identità dei luoghi, forse dare più spazio a strutture commerciali maggiormente legate al nostro territorio, legandole a giovani creativi e produzioni originali del territorio, potrebbe risultare anche un elemento di competitività differente da quel che sono diventati i centri commerciali. Negli Usa i centri commerciali si stanno già superando, si va avanti verso nuove forme di commercio».

All’interno della struttura ci sarà anche spazio per un’area museale e per un parco che rimanda alle tradizioni salernitane e alla storia del pastificio…

«Tutto quello che bisogna vedere è se sia adatto: le piante officinali si possono ospitare in quella struttura? Sicuramente è importante avere altri dettagli. Il polo museale cosa esporrà? Questo bisogna ancora capirlo, per il momento è molto vaga la cosa. Rilancio nuovamente la necessità di un tentativo di far sorgere qui una sorta di Bauhaus legata alla produzione e al design creativo, parlandone con capitali privati, se serve, per cui occorre vedere se sono sostenibili e accettabili dal punto di vista della proprietà. Il polo museale, rispetto a questa prospettiva, è un’opera sicuramente più calda».

L’attenzione è puntata anche sul labirinto del grano per attrarre pubblico…

«L’idea del labirinto di grano è molto suggestiva, può essere il brand della struttura. Teniamo conto che c’è un’ottima accessibilità lì dentro. Dovranno ovviamente risolvere il problema dei parcheggi, ma sicuramente li hanno già previsti: le funzioni previste attraggono molta mobilità, quindi sicuramente avranno previsto anche un sistema di parcheggio di livello. Spero e sono curiosa di vedere tutto il progetto al più presto».

Le opere del centro storico, come la fontana dei pesci del Vanvitelli, sono ancora “dimenticate” …

«Tutti i luoghi come fontane e altre attrazioni storico-artistico-culturali le utilizzerei di più in qualità di forme di coinvolgimento dei privati. Si tratta di luoghi cari agli abitanti, loro le sentono già proprie. Catturare l’interesse di mecenati illuminati, che magari si possono coinvolgere per sommare a questi un investimento del Comune o addirittura sostituirsi al pubblico, come accaduto in altre parti del territorio, non è utopistico. Al Museo di Paestum il direttore Zuchtriegel ha realizzato la sala dove c’è la tomba del tuffatore utilizzando l’art bonus. Fu Vannulo che offrì una somma in denaro che servì per allestire in breve tempo questa sala, così come anche in altri comuni del territorio è stato seguito lo stesso iter. Perché non anche a Salerno una forma simile di aiuto ai nostri monumenti, che sicuramente ne hanno bisogno?».

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