Un sospiro di sollievo per alcune attività. “Si all’asporto, noi ci siamo”

Non mancano i favorevoli alla ripresa delle consegne a domicilio. Nonostante le numerose polemiche sollevatesi nelle scorse settimane, con attività della ristorazione sempre più inclini ad una riapertura per scongiurare l’aggravarsi di una crisi economica epocale, numerosi esercenti salernitani hanno mostrato il loro favore verso la scelta del governatore. “È sicuramente un passo avanti – commenta Andrea Pidone della pizzeria Fratelli Pidone di Cava de’Tirreni – Anche se ci sono molte restrizioni soprattutto sugli orari ed è per questo che abbiamo deciso di non riaprire. Dalle 16 è pressoché inutile stare aperti viste le nostre abitudini. Però iniziamo a prendere tutto ciò come un passo avanti per tutti. Speriamo però sia solo un inizio verso un miglioramento generale, non solo per la nostra categoria. Un piccolo spiraglio di luce in fondo al tunnel”. “Siamo contenti della possibilità che il presidente De Luca ha dato a chi giustamente premeva per il delivery con le giuste indicazioni sanitarie per poterlo fare a tutela e salvaguardia di tutti – aggiungono Aniello e Vincenzo Mansi, titolari di due popolarissime pizzerie nella zona orientale di Salerno – Questo permette a tanti che erano già strutturati e vivevano di delivery di poter ripartire. Dal canto nostro, che siamo strutturati esclusivamente per un lavoro di sala, ci stiamo organizzando per farci trovare pronti a quando avremo la possibilità di poter accogliere nelle nostre pizzerie i clienti. Facciamo ad ogni modo tantissimi auguri a tanti nostri colleghi. Con grande sacrificio, ma ce la faremo!”. Non saranno solo pizzerie ad aprire, ma anche pasticcerie a riaprire i battenti per la consegna a domicilio. Una boccata d’ossigeno per gli amanti del dessert in una città come Salerno, da sempre legata alla tradizione dolciaria. “Sono stato il primo ad annunciare che la mia pasticceria, che opera nel settore da oltre
cinquant’anni, avrebbe approntato un piano per la consegna da asporto – ha commentato invece Carlo Cuofano della pasticceria Svizzera di Torrione – Da mercoledì provvederemo alle consegne ad un prezzo molto basso, con l’omaggio delle brioche per chi acquisterà il nostro gelato. Lo faremo per dare una valvola di sfogo ad un settore – in particolare il segmento dolciario – che è stato particolarmente svantaggiato. Non lo facciamo soltanto per guadagnare ma anzi anche e soprattutto per far ripartire alcuni servizi e iniziare a prepararci al meglio per la riapertura definitiva della pasticceria. Abbiamo tanta grinta di ricominciare e auspichiamo che le istituzioni possano consentire la proroga delle casse integrazione, in modo da seguire delle norme che ci possano consentire di partecipare alla ripartenza dell’attività senza fare troppe polemiche. In una prima fase ci concentreremo su di una produzione tutto sommato ristretta, limitandoci alle torte “setteveli” ed al gelato, omaggiando i nostri clienti con due brioche per confezione acquistata. La nostra è un’iniziativa simbolica di una ripresa che giunge e che accogliamo con fiducia, come dopo ogni guerra: il passato, da questo punto di vista, insegna”. Più complesso è, invece, riconvertirsi al delivery per le attività di ristorazione, soprattutto quelle di livello medio-alto: difficile pensare ad una consegna a domicilio di pietanze più o meno pregiate, a base di pesce o carne, che non comprometta le “prestazioni” qualitative del piatto. “Sul delivery sono favorevole per tutti coloro che già lo facevano ed hanno un’organizzazione interna adeguata a portarlo avanti – conclude Carla D’Acunto del Mediterraneo – Il delivery lo possono fare solo le categorie commerciali che abbiano il codice Ateco dell’asporto. Per poterlo fare va presentata una Scia al comune ed una Scia sanitaria, quindi non è possibile avviarlo immediatamente per tutte quelle attività che non possano portarlo avanti. Questa è una cosa fondamentale da far comprendere ai
tanti cittadini salernitani che molti di noi non apriranno non per una rinuncia volontaria ma per il mancato possesso del codice Ateco, che ovviamente prevede delle spese non indifferenti per centinaia di euro e per tecnici che tra l’altro sono distinti e separati per le due pratiche”. A favore anche il giovanissimo Franklin
Mora, che è pronto a ripartire con il suo bar, a disposizione di uffici e lavoratori della zona: “Dopo 43 giorni di chiusura proviamo a ritrovare il sorriso e la mia piccola attività riapre in via San Leonardo n.120 dove potremo preparare le nostre colazioni d’asporto e i nostri pranzi con consegna”.

Andrea Bignardi

Delivery? Una luce in fondo al tunnel. Ma non mancano ostacoli e difficoltà burocratiche

Riparte il delivery in Campania. L’ordinanza firmata ieri mattina dal presidente della Regione Campania è in tal senso emblematica. Dopo oltre un mese e mezzo di stop forzato, infatti, anche nella nostra regione – unica in Italia ad aver applicato restrizioni particolarmente stringenti nell’ambito della consegna a domicilio di prodotti alimentari precotti – sarà possibile nuovamente ordinare cibi da asporto. Si tratta di un primo ed importante passo verso l’attesissima fase due, che dovrebbe prendere il via, a livello nazionale e virus permettendo, dal 4 maggio. La contrarietà del governatore De Luca, che ha sempre considerato la consegna a domicilio nella fase cruciale dell’epidemia
un potenziale vettore di contagio, si è dovuta scontrare con le pressioni da parte delle categorie commerciali interessate, che richiedevano questo tipo di intervento per scongiurare, o quantomeno mitigare, una crisi epocale legata alla chiusura delle loro attività per via del lockdown. Nonostante tutto, però, è stato comunque possibile varare l’allentamento delle restrizioni per il comparto della ristorazione, dei bar e delle pasticcerie grazie alla netta riduzione dei contagi che ha interessato la nostra regione – e l’intero territorio nazionale – nelle ultime due settimane. Non particolarmente clementi, però, saranno le regole da rispettare per tutti coloro che intenderanno adeguarsi alla
normativa regionale e riaprire i battenti per il delivery. Restrizioni riguarderanno, innanzitutto, gli orari. Per i bar e le pasticcerie sarà infatti consentito riaprire esclusivamente dalle 7 alle 14, mentre per ristoranti, pizzerie, rosticcerie e tavole calde l’apertura sarà consentita dalle 16 alle 22. Orari atipici per gli operatori di questi settori, impegnati a lavorare su fasce orarie decisamente più ampie, ma pur sempre da applicare transitoriamente, in vista di direttive più precise in arrivo da Palazzo Chigi. Non irrilevanti sono anche i requisiti igienico-sanitari richiesti alle tante attività che sceglieranno di riaprire i battenti. Occorrerà infatti procedere alla sanificazione dei locali, sia prima della
riapertura, sia quotidianamente almeno una volta al giorno, adoperando soluzioni disinfettanti contenenti etanolo in percentuale almeno pari al 70%. Il tutto dovrà essere accompagnato da un’adeguata aereazione, oltre che dalla sostituzione dei filtri dei condizionatori d’aria laddove sono presenti. Le regole saranno particolarmente stringenti anche per le consegne a domicilio che verranno effettuate. Il delivery sarà effettuato da fattorini che dovranno operare in condizioni di particolare asetticità, dotandosi di mascherine e guanti monouso, così come il personale che procederà alla preparazione dei piatti da asporto.

and.bign.

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