Usa, giustiziata la prima donna in 70 anni

Di Stefania Maffeo

Passo indietro del governo federale degli USA che ha ucciso Lisa Montgomery con una iniezione letale. Lo comunica il Dipartimento di Giustizia Usa. Il suo caso scosse l’America. Nel dicembre 2004 la donna partì dal Kansas e andò a casa di Bobbie Jo Stinnett, in Missouri, fingendo di voler acquistare uno dei cuccioli di cane allevati dalla donna, all’epoca incinta di otto mesi. Ma, una volta entrata, la strangolò e le tagliò il ventre con un coltello da cucina per estrarre la bambina, ancora viva, con l’obiettivo di far credere che fosse sua figlia.

La sua esecuzione era stata sospesa dal giudice distrettuale James Patrick Hanlon per consentire una perizia psichiatrica sulla detenuta: una sospensione che aveva suscitato speranze in quanti nel mondo si oppongono alla pena di morte. Una decisione che si pensava avrebbe fatto slittare l’esecuzione a dopo l’insediamento del presidente appena eletto Joe Biden, che avrebbe potrebbe graziare o commutare la condanna essendosi impegnato a lavorare per abolire la pena di morte.

Enorme il divario tra la sensibilità culturale e quella giuridica. “La bieca sete di sangue di un’amministrazione fallita era più che visibile”, ha detto in una dichiarazione l’avvocato di Montgomery, Kelley Henry. “Tutti quelli che hanno partecipato all’esecuzione dovrebbero provare vergogna. Il governo non si è fermato davanti a nulla, zelante nel voler uccidere questa donna con problemi e delirante”, ha detto Henry. “L’esecuzione di Lisa Montgomery è stata tutt’altro che giustizia”. Per i suoi legali i diversi abusi sessuali subiti durante l’infanzia avrebbero causato “danni cerebrali e gravi malattie mentali”.

La storia di Lisa, la sua vita, è raccapricciante per quanto ha subito. Una storia di degrado, una vita tra abusi ed alcol: abusata dal patrigno e minacciata dalla madre con una pistola dopo la scoperta degli abusi, alcolizzata, due matrimoni in giovane età finiti male, l’ultimo sotto i colpi di altri abusi. E quattro figli prima di una sterilizzazione mai del tutto accettata. 

Lisa Montgomery è la prima donna a essere messa a morte in quasi 70 anni; è l’undicesima tra i detenuti giustiziati nel carcere dell’Indiana dal mese di luglio, da quando l’ormai ex presidente Donald Trump, fervente sostenitore della pena capitale, ha ripreso le esecuzioni federali dopo 17 anni di sospensione de facto per reati di competenza governativa. Trump aveva già supervisionato dieci esecuzioni, rifiutandosi di bloccare le tre restanti nonostante la consueta ‘tregua’ nel periodo di transizione: se verranno portate a termine, sarà il presidente che ne ha collezionato di più in oltre un secolo.

L’ultima donna ad essere giustiziata in Usa era stata Bonnie Heady, nel 1953 in una camera a gas del Missouri. Insieme al marito Carl Hall, anche lui condannato a morte, rapì a scuola il figlio di sei anni di un ricco imprenditore, lo uccise e chiese quello che allora fu il più grande riscatto nella storia americana: 600.000 mila dollari, l’equivalente oggi di oltre 5 milioni di dollari.

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