Yari Gugliucci: «In Italia si lavora per circonvenzione di incapaci ma non si può fare altro»

di Erika Noschese

«Questo è l’inizio di un cambiamento totale, anche in positivo perchè ci aiuta a riscoprire le piccole cose, anche solo il valore di un abbraccio». Non ha dubbi Yari Gugliucci, noto attore salernitano, conosciuto al grande pubblico per i suoi numerosi film. Dopo essersi trasferito a New York ottiene la doppia cittadinanza e, in questa crisi che sta mettendo in ginocchio un po’ tutto il mondo, prova ad aiutare l’America, anticipando loro ciò che sta accadendo in Italia.

Yari, per un artista cosa significa questo momento?

«E’ un momento paradossalmente creativo nel senso che è una cosa che io insegno spesso perché quando ho tempo libero faccio delle masterclass alle persone che, in questo istante particolare della nostra vita, soffrono anche un po’ di depressione a causa del Coronavirus. Avevo delle classi di persone dai 20 ai 65-70 anni e questo mi ha permesso di capire che mancano gli ideali, c’è una morale molto bassa e il futuro è sempre una terra desolata. Questa cosa arriva quasi come un colpo di grazia: visto che da un lato avevamo un po’ esagerato adesso un po’ si ridimensiona perché al di là dell’emergenza sanitaria stiamo riscoprendo una velocità che ci era sfuggita di mano, un andamento un po’ più tranquillo per poter capire cosa abbiamo sbagliato. Io come attore sto scrivendo un libro sul teatro per i giovani, sulla depressione dei ragazzi, degli stimoli. Personalmente, a Salerno non ci sto mai perché viaggio spesso a New York, ho riscoperto la lettura. Se stiamo subendo un colpo forte all’economia, paradossalmente, e al modo di vivere ne usciremo completamente cambiati e io come artista, in questo momento, ho ripreso il pianoforte, libri che mancavano; cerco di condividere letture con persone, cosa che non avevamo il tempo di fare prima. C’è una creatività sicuramente diversa e quando l’epidemia finirà non è da escludere che c’è chi non vorrà ritornare alla sua vita precedente: ci sarà chi lascerà il posto di lavoro che per anni lo ha soffocato e oppresso; chi deciderà di abbandonare la famiglia e di dire addio al coniuge o al partenerche lancio sempre a questo mee too contro la violenza sulle donne è che non tutti in casa hanno un ambiente familiare tranquillo, ci saranno sicuramente tante violenze di persone costrette a condividere delle frustrazioni. E’ un momento delicato e come artista sento la necessità di non esagerare troppo in messaggi ma nello stesso tempo avere gli occhi aperti».

E’ una fase abbastanza delicata in cui anche la televisione punta tutto sull’informazione. Da attore non pensi sarebbe meglio più leggerezza, qualche film in più?

«Certo, sono d’accordo. Sia io che mia madre avevamo scelto di vedere dei bei film sui vari portali e non c’è una scelta valida ma posso anche dirti che siamo in un momento in cui è meglio tacere un po’ piuttosto che dire la nostra, nel senso che avevamo cominciato a cantare sui balconi e poi non ricordo chi ha detto “non me la sento di cantare quando in Lombardia ci sono centinaia di morti, cosa cantiamo?” e aveva ragione. Va bene Fiorello e Amadeus che ridono in prima serata e saltano e ballano ma sai benissimo che c’è un problema. Deve vincere il buon senso e io non saprei qual è la scelta giusta da fare sul palinsesto. Io ce l’ho molto con l’ufficio stampa di Conte, quello del Grande Fratello (Rocco Casalino ndr) che la prende, giustamente per quello che è alla sua altezza, come se fosse un reality e non è, non puoi comunicare su facebook a mezzanotte altrimenti io il canone cosa lo pago a fare? La Rai cosa la pago a fare se tu presidente del Consiglio stai chiuso in Parlamento e non lo apri? Poi però c’è la D’Urso, la Venier: allora chiudiamo il Parlamento. In questo momento si vedono ferite e vantaggi, è ancora presto per noi ma stiamo comunque facendo un grande passo in avanti di responsabilità, sicuramente legato alla paura».

E’ un modo per riscoprire se stessi, la parola d’ordine è “non arrendersi”, forse…

«Assolutamente no, ogni volta che noi italiani, che siamo molto più individualisti come collettività e ognuno di noi quando poi è chiamato a fare un sacrifico viene sempre più temprato e sono sicuro che poi sapremo quanto è importante un abbraccio, quanto è importante dirsi una cosa con gli amici. Il principio è che fino a quando non perdi una cosa non sai quanto ti sta a cuore. In questo momento piove e io vedo una persona fare jogging sul terrazzo di casa, un genio. E’ un momento surreale, sta cambiando completamente la vita e questa è una guerra mondiale, non è più la semplice influenza che passa. C’è uno scrittore che aveva previsto questa pandemia e dice che ce ne saranno altre e le pandemie così ci sono da quando è nato il mondo e credo sia una sorta di sistema immunitario della natura perché è una conseguenza delle nostre cattive abitudini. Questo è l’inizio di un cambiamento totale, positivo anche e credo ci porti a riscoprire le piccole cose».

Secondo te l’Italia come sta gestendo l’emergenza, anche magari rispetto a New York?

«Noi stiamo lavorando un po’ per circonvenzione di incapaci, siamo in un momento in cui non possiamo fare altro. Molti Capi di Stato perderanno le elezioni, Trump compreso che pensava di farcela e come Johnson sono riusciti a fare retromarcia in tempo. Di questo virus nuovo nessuno ha la formula: se tra un mese saremo a zero contagi non usciremo di casa come prima e il sistema americano che ora non vieta di fare jogging è perché sa che all’americano gli vieti di andare a correre la mattina gli togli la libertà, non siamo la Corea che fanno tamponi a tutti, non siamo Wuhan che si chiudono dal primo all’ultimo giorno in casa. Qua devi mettere 4mila euro di multa perché c’è ancora chi esce a farsi la pizza ma è normale perché siamo una popolazione che vive all’aperto e non puoi avere il controllo svizzero sul cittadino. È un momento di attesa e di preghiera perché se la pandemia scende al centro sud siamo rovinati».

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